Catania. Lo sceicco di Abu Dhabi, Hamed bin Al Hamed, è andato anche in Pescheria al centro di Catania. Prima si è seduto in un tavolino all'aperto del Caffè del Duomo e ha preso un bitter e un cappuccino in compagnia del presidente della «Item» Carmine De Vitis e dell'amministratore delegato della stessa società Salvo La Mantia, il personaggio di costante collegamento tra lo sceicco e la Sicilia. Era in abiti civili, jeans e giubbotto, nessuno avrebbe supposto che si trattava di un manager miliardario della famiglia reale di Abu Dhabi, tuttavia qualcuno ha capito e quando Hamed è andato in Pescheria s'è formato un codazzo di gente che è stato tenuto a bada dagli agenti della Digos (c'erano quattro motociclisti di scorta). Ha ammirato il Duomo, la facciata barocca del Palazzo degli Elefanti e di Palazzo dei Chierici, poi si è tuffato tra i venditori di pesce. Inizialmente il terzetto pensava di fare un salto a Taormina, poi è stata scelta la sosta al bar sotto il sole. Lo sceicco è stato a Catania solo poco più di tre ore, è arrivato a Fontanarossa alle 11 ed è ripartito alle 15 per Roma assieme a La Mantia con il suo grande aereo «Embraier 190» con cui aveva fatto la rotta diretta da Abu Dhani a Fontanarossa. Un aereo con stanze da letto, studio, comode poltrone di pelle e hostess a servire aperitivi e noccioline. L'aereo, che assomiglia a un super80 e che fa parte della sua flotta, è stato parcheggiato in un'area remota di Fontanarossa vicino alla Guardia costiera. Da Roma lo sceicco ripartirà oggi alla volta degli Stati Uniti, ma i suoi tragitti sono sempre segreti e variabili per motivi di sicurezza. Di cosa ha parlato con i due vertici della «Item», la società di cui possiede il 100? Si è congratulato perché l'operazione perla jonica sta finalmente per andare in porto e ha aggiunto che nella zona acese amplierà i suoi interessi che riguardano essenzialmente le Terme regionali (che comprendono due alberghi) e la realizzazione di un porto turistico al servizio della clientela della perla jonica (aveva già fatto un giro in gommone nel mare sotto l'hotel). Per il progetto di un campo da golf ci sono difficoltà di spazio perché un «green» ha bisogno almeno di 50 ettari e molta acqua. Ha confermato il suo interesse per la Sicilia, soprattutto lungo l'asse Taormina-Catania-Siracusa, «ma non voglio aspettare tre anni come per la perla jonica. Voglio progetti che si possano definire in tempi ragionevoli. Se sono rimasto in attesa tutto questo tempo è perché la Sicilia mi piace e vedo che ha buone risorse turistiche. Per noi imprenditori attendere tre anni è impensabile. Ora finalmente siamo alla vigilia della firma del contratto e i cantieri si potranno aprire subito dopo, con l'architetto Fisher che sarà celere nei lavori. Lo conosco bene perché ha realizzato degli hotel straordinari negli Emirati. Verrà fuori una bella struttura che sarà affidata alla gestione dell'Hilton con cui abbiamo già sottoscritto il contratto. Credo che sarà un potente motivo di attrazione perché non esiste in Sicilia una struttura turistica così grande e di così alto livello». Parlare di altri programmi di investimento è prematuro, ci possono essere in ballo alberghi di pregio in Sicilia, forse anche i cinque hotel a 5 stelle di proprietà di Francesco Caltagirone Bellavista che al momento ha guai giudiziari e difficoltà finanziarie. Arrivano proposte da ogni parte, chi offre terreni alle Eolie, chi ha dammusi a Pantelleria, chi ha terreni per centri commerciali. E poi c'è il buon rapporto tra lo sceicco e Invitalia, il braccio operativo del ministero dello Sviluppo, che avrebbe altre proposte da fare come i villaggi turistici della Valtur del cavaliere Patti in amministrazione straordinaria e per i quali si stanno preparando i bandi di gara per la cessione. Intanto si parte con la perla jonica che è la più grande struttura alberghiera-convegnistica di tutto il Mezzogiorno e che è inattiva da anni. Per tutto il resto si vedrà. A volte capita che quando si pensa che sia difficile risollevare il nostro turismo avvenga un colpo di fortuna come questo. Lo sceicco è un manager competente, sa scegliere i luoghi. E siccome la perla jonica ha grandi prospettive, si trova a pochi chilometri dall'aeroporto di Catania, da Taormina, dall'Etna e da Siracusa rappresenta un posto ideale. E poi la Sicilia piace allo sceicco anche dal punto di vista gastronomico perché è andato all'Aga Hotel a gustare il suo piatto preferito: il risotto allo scoglio. 17032012