La «stecca» sui lavori Marco Brancaleoni, architetto e funzionario dell'Istituto regionale Ville Venete, è accusato di avere utilizzato fatture gonfiate e documenti falsi per i lavori di restauro, trattenendo per sè 5.000 euro per ciascuna pratica di finanziamento ai proprietari delle ville Le mazzette, lui, non le riceveva certo in ufficio. Marco Brancaleoni, l'architetto funzionario dell'istituto regionale ville venete accusato dalla guardia di finanza di corruzione, concussione e truffa aggravata, le tangenti andava a ritirarle a domicilio. Stando alle indagini del nucleo di polizia tributaria delle fiamme gialle, non ci sarebbero prove o riscontri di sorta sul fatto che l'uomo incassasse i cinquemila euro pattuiti all'interno del luogo di lavoro. A quanto si è scoperto, infatti, Brancaleoni coltivava i suoi contatti, faceva loro visita a casa per controllare l'andamento delle pratiche e, con ogni probabilità, quando serviva, per riscuotere. Quanto e da quando, è ancora oggetto di inchiesta. Ieri, intanto, il cda dell'Istituto lo ha sospeso cautelativamente dalle funzioni. I finanzieri, mercoledì, hanno sequestrato dalla sua abitazione in campo Santa Margherita a Venezia una quindicina di pratiche che verranno esaminate riga per riga. La speranza degli investigatori è che Brancaleoni fosse così scrupoloso da archiviare e magari catalogare le sue trattative private. L'intento è ovvio: risalire a tutti i finanziamenti gonfiati dell'architetto, capire quando sarebbe cominciata la truffa e quanto sarebbe riuscito ad accumulare in cinque anni di lavoro all'istituto regionale. Il caso Brancaleoni ha portato anche ad altri cinque indagati: due proprietari di ville, Alberto Bergamini e Marcello Bernardini, denunciati per corruzione perché secondo l'accusa avrebbero pagato la tangente, l'altro funzionario dell'ufficio, Claudio Albanese, e un architetto di 45 anni di Padova, quello che parrebbe essere il braccio destro di Brancaleoni. Il sesto indagato, infine, è una persona estranea ai fatti, ma denunciato per ricettazione, trovato in possesso di opere e beni artistici non di sua proprietà. L'architetto padovano, invece, avrebbe avuto un ruolo importante: avrebbe procurato clienti, informato professionisti, spiegato ai proprietari di ville il sistema più veloce e efficace per ottenere finanziamenti più corposi del dovuto. In pratica gestiva la rete esterna del funzionario regionale, e per questo è finito nel registro degli indagati per tentata corruzione. Diversa la posizione di Albanese, invece, che secondo gli inquirenti avrebbe agevolato alcuni proprietari di ville. Al momento, però, non ci sono riscontri di tangenti versate. Brancaleoni, che verrà interrogato questa mattina dal gip Roberta Marchiori, è stato sospeso dal posto di lavoro, mentre per il collega sono in arrivo sanzioni disciplinari. «Voglio venirne fuori - dice Albanese - questa cosa mi rovina la reputazione con tutti quelli che mi conoscono». «Sono estraneo alla vicenda - continua - lavoro qui da 16 anni, sono sotto choc da due giorni per quello che è successo». Non entra nei dettagli sulla procedura che interessava le pratiche che passavano per l'ufficio tecnico e poi per il Cda dell'Irvv. «C'è un sistema che funziona da sempre - dice - procedure precise, come in tutti gli uffici. E come in tutti gli uffici, se c'è qualcuno che si infiltra in uno dei passaggi per fare cose di questo genere è difficile accorgersene». Non a caso, il procuratore Luigi Delpino e il viceprocuratore Carlo Mastelloni, hanno sottolineato la mancanza di controlli da parte della pubblica amministrazione. Ma esiste un "sistema Brancaleoni"? «Stiamo lavorando per capire se ci siano altre persone coinvolte - spiega il colonnello Renzo Nisi, comandante del nucleo di polizia tributaria di Venezia - ma le cifre delle tangenti sono piuttosto basse, parliamo di cinquemila euro a pratica, e quindi mi sembra difficile pensare a una nuova "cricca". Non credo che quello di Brancaleoni sia un caso analogo a quelli di Bertoncello e Brentan».
VENETO Ville venete, restauri e mazzette indagini su quindici pratiche. Il funzionario incassava a domicilio, l'Istituto lo sospende.
Marco Brancaleoni, architetto e funzionario dell'Istituto regionale Ville Venete, è stato accusato di corruzione, concussione e truffa aggravata. Secondo le indagini, Brancaleoni avrebbe utilizzato fatture gonfiate e documenti falsi per i lavori di restauro, trattenendo per sé 5.000 euro per ciascuna pratica di finanziamento ai proprietari delle ville. Il suo collega, Claudio Albanese, sarebbe stato coinvolto nella vicenda, ma secondo gli inquirenti non ci sarebbero prove di tangenti versate. Brancaleoni è stato sospeso cautelativamente dalle funzioni e i finanzieri hanno sequestrato dalla sua abitazione una quindicina di pratiche.
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