Da Riano all'Ortaccio, problemi per tutte le aree individuate «Non esiste un timing preciso, le discariche provvisorie rischiano di diventare definitive». Malagrotta forever. O troviamo un sito in dieci giorni perché a giugno Malagrotta deve chiudere, o la discarica più grande d'Europa sarà l'unica soluzione contro i rifiuti lasciati sulle strade di Roma. Parte da quella frase ad effetto - Malagrotta forever - l'analisi allarmante e spietata che ieri mattina il ministro dell'Ambiente, Corrado Clini, ha fatto nel corso dell'audizione alla Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti presieduta dall'onorevole Gaetano Pecorella (Pdl). Clini: «Mi auguro che il 22 marzo avremo elementi per fare una scelta, non possiamo permetterci che la Capitale d'Italia si trovi in una situazione di emergenza rifiuti. Purtroppo i tempi sono molto stretti». Ma a riascoltarla con attenzione l'analisi di Clini semina ben più gravi elementi di allarme e di giudizio negativo su come si è arrivati all'emergenza. Nessun piano a lungo termine. Primo punto: ancora non ci sono certezze che le discariche provvisorie saranno provvisorie, perché il piano della Regione non definisce tempi e atti per gli impianti definitivi. Dice Clini: «La Regione ha approvato il piano dei rifiuti a dicembre, ma non esiste a oggi un timing preciso, che consenta di individuare come e quando verrà adottata la soluzione definitiva per il problema. Ci sono le indicazioni che riguardano diverse soluzioni, alcune definite, altre da definire». Un esempio: la tanto decantata soluzione definitiva dell'impianto di Pizzo del Prete, a Fiumicino, è solo un nome scritto sulla carta. Non c'è la tempistica, non ci sono delibere. Corcolle addio, Riano quasi. Secondo punto: i siti individuati, Corcolle e Riano, hanno problemi molto seri. In particolare per Corcolle ci sono i vincoli del Ministero dei Beni culturali, della Provincia, dell'Autorità di bacino. Aggiunge Clini a proposito di Corcolle che si trova vicino a Villa Adriana: «Il ministro Ornaghi ha espresso in maniera molto netta la sua opposizione: questo è difficilmente aggirabile. Anche su Riano abbiamo chiesto approfondimenti per la presenza della falda e dei vincoli idrogeologici». Ma non si poteva verificare prima? Pecorella ha incalzato: la nostra commissione ha visitato i siti: a Riano, Quadro Alto, la falda acquifera è a vista d'occhio; a Corcolle le case sono vicine; come è stato possibile che nessuno sia andato sul campo a verificare prima di scegliere i siti? Clini: «Sto cercando di evitare una discussione sul passato, perché altrimenti ognuno andrà ad accusare chi c'era prima di lui. Non voglio essere parte di questa commedia, ma trovare una soluzione ora». Sette siti, tutti con problemi. Clini ha ricordato che il Ministero sta lavorando con Regione, Provincia, Comune e Prefettura per riesaminare le aree di Corcolle e Riano, ma che in realtà si stanno valutando tutti i sette siti presenti nella lista che fornì la Regione al prefetto. Con un problema grande almeno quanto la montagna di rifiuti raccolti a Malagrotta: «In tutti ci sono aspetti critici per il rispetto delle condizioni che consentano l'insediamento di una discarica. Parlo di vincoli ambientali, urbanistici, dei piani territoriali. Qualsiasi scelta faremo, servirà una deroga. Ma considerando che c'è già una procedura di infrazione dell'Unione europea, non è possibile partire dall'idea che per affrontare un'emergenza ambientale si debba andare in deroga ai vincoli ambientali». Discariche quasi forever. E la procedura d'infrazione dell'Unione europea rischia di colpire duramente il Lazio (ma non solo) visto che «la soluzione che si profila per Roma considera il ruolo delle discariche nel medio termine ben al di sopra delle aspettative e degli obiettivi dell'Unione europea». La Ue dice che non si può continuare a portare tutto in discarica, per ora - con la differenziata ancora al 25 per cento- è quello che sostanzialmente Roma continuerà a fare. Unico elemento positivo, indicato da Clini, il fatto che il Consiglio di Stato abbia sbloccato il termocombustore di Albano. Ma dalla Regione fanno sapere che ancora a loro non risulta che la decisione dei giudici sia stata depositata. Secondo il ministro, è stato sbagliato decretare lo stato d'emergenza e dunque sancire la resa della politica che ha scaricato tutto sul commissario. Commissariare è stato un errore. Non è un atto di accusa contro il prefetto Giuseppe Pecoraro, «per il quale ho grande stima». «Nell'intervista rilasciata da Pecoraro si capisce che si è fatto carico di questa situazione, che si è ritenuto che lui potesse risolvere problematiche che tre amministrazioni competenti - Clini si riferisce a Comune, Provincia e Regione - non erano riuscite a risolvere. Ma non si può fare ricorso a procedure straordinarie per superare difficoltà che non sono di carattere tecnico, ma politico. Il prefetto si trova a fare da supplente a una carenza di governane». In sintesi: chi è chiamato ad amministrare non può cavarsela chiedendo aiuto a un commissario solo perché non riesce a prendere decisioni impopolari. Il risultato di questa resa? L'emergenza alle porte.