Le tavole si staccano, colore in pericolo. Dieci anni fa l'intervento fu fermato dalle polemiche Il soprintendente «Si deve lavorare sulla parte strutturale per porre rimedio alla separazione, e poi ripulire le vecchie riverniciature» Lo hanno studiato, con le più sofisticate tecnologie, per quattro mesi. I restauratori dell'Opificio delle Pietre Dure avevano il compito di definire lo «stato di salute» del capolavoro di Leonardo da Vinci, l'Adorazione dei Magi. E ora le indagini sono pressoché giunte al responso: «L'opera ha bisogno di un restauro», dice il soprintendente Marco Ciatti, che ieri ha incontrato la commissione cultura di Palazzo Vecchio. Sono due gli elementi emersi: la presenza di materiali alteranti i colori originari e un problema di struttura delle tavole di legno, che distaccandosi potrebbero intaccare il dipinto. Ad aprile sarà consegnato un progetto al Polo Museale e agli Uffizi per decidere se far partire o meno il restauro. L'Adorazione dei Magi è arrivata all'Opificio a novembre, dalla Galleria degli Uffizi dove era conservata. Per accoglierla è stata creata una struttura ad hoc che tiene in piedi l'opera e ha permesso che fossero realizzate tutte le indagini necessarie. «È in una fase molto delicata spiega Ciatti è un'opera talmente famosa che prima di decidere se intervenire la soprintendenza ha voluto sottoporla alle nostre verifiche». Cosa è stato scoperto? «Si tratta di un capolavoro problematico premette il soprintendente perchè è un abbozzo dove c'è pochissima materia, con sopra del materiale messo da pittori di corte che facevano la manutenzione e riverniciavano di volta in volta». L'Opificio ha studiato innanzitutto la materia: «Siamo davanti a dieci tavole di pioppo continua su cui era esteso gesso e colla, e su questo è impressa una sottile imprimitura di gesso e di piombo su cui ci sono due strati di disegno». Ecco come ha operato il genio Leonardo da Vinci: «Ha dapprima riportato un disegno lineare spiega Ciatti poi secondo il suo estro creativo, diciamo che non era un tipo che andava in maniera metodica, ha fatto delle velature monocromo per dare ombra e volume plastico alle figure. Qualche zona emerge più avanti, qualche zona più indietro, com'è tipico del suo carattere». Il punto di debolezza principale del dipinto sta nella sua parte strutturale. «Abbiamo misurato le tavole che sono un po' meno di quattro centimetri. In alcuni casi la parte unita è di mezzo centimetro circa, mentre tre centimetri e mezzo sono completamente separati». Questo provoca delle conseguenze nel dipinto: «Il colore spiega Ciatti entra in contrasto e potrebbe provocare il distaccamento di alcune scaglie». Il movimento del colore si può osservare attraverso un modernissimo touchscreen che consente di ingrandire ogni centimetro dell'opera, anche nella parte retrostante. L'altro problema è dato dal colore. «Il colore che prevale dice Ciatti è il marrone, ma non si tratta del colore originale. Sono infinite riverniciature che sono state date dal '500 in poi. Il suo colore originario era proprio il bianco». Ai raggi ultravioletti è possibile osservare chiaramente delle macchie nere che rappresentano gli interventi successivi. Qual è il progetto di restauro che ipotizza l'Opificio? «Secondo le nostre indagini c'è bisogno di un intervento sulla parte strutturale per porre rimedio alla separazione delle tavole afferma il soprintendente e poi dovremo ripulire le vecchie verniciature e quindi alleggerire l'effetto marrone sul dipinto». Un intervento che è destinato a far discutere. Esattamente dieci anni fa quando si ipotizzò il restauro, ci fu la rivolta degli storici dell'arte guidati da James Beck che gridarono allo scempio. Fu lo stesso soprintendente del Polo Museale Antonio Paolucci, nel febbraio del 2002, a frenare l'intervento. Secondo le indagini diagnostiche condotte in quegli anni non era possibile ipotizzare alcun lavoro, perchè avrebbe potuto arrecare dei danni all'opera di Leonardo; tutto questo nonostante già allora furono identificate delle vernici ossidate posteriori all'originale. La direttrice degli Uffizi, Anna Maria Petrioli, accettò la decisione. Il legno. Il capolavoro posa su dieci tavole di pioppo incollate lungo l'asse verticale dove ci sono delle velature monocromo: alcune parti sarebbero già staccate. Sulla scala ci sono almeno settanta persone impegnate nella ricostruzione del tempio. Ma ad occhio nudo non si vedono. L'autoritratto. Ci sarebbe il profilo del genio dietro la testa del giovane dipinto nell'estrema destra. Rivelato dalla riflettografia ad infrarossi Il piede. Il particolare del piede della Madonna: le ricerche ad infrarossi di Maurizio Seracini hanno svelato che poggia su una roccia.
Firenze. I Magi di Leonardo? Bisogna restaurarli
Il dipinto "L'Adorazione dei Magi" di Leonardo da Vinci è stato sottoposto a indagini per determinare se è necessario un restauro. Il soprintendente Marco Ciatti ha riferito che le tavole di legno che sostengono il dipinto sono separate e che ci sono problemi di struttura. Ci sono anche problemi di colore, poiché il colore dominante è il marrone, ma non è originale. Le indagini hanno rivelato che il colore originale era il bianco. Il progetto di restauro ipotizza di lavorare sulla parte strutturale per porre rimedio alla separazione delle tavole e di ripulire le vecchie verniciature.
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