Senza le maestose sonorità organistiche della Marcia nuziale di Mendelssohn, a un matrimonio in chiesa mancherebbe qualcosa. Ed è il rischio che si corre in molti templi europei. Una malattia, per certi aspetti ancora misteriosa, minaccia gli strumenti antichi che riempiono di musica sacra e impreziosiscono basiliche e chiese. E' un "tarlo silenzioso" che corrode le canne degli organi fino a bucarle, portando lo strumento al collasso. E "Collapse" è il nome di un progetto, sostenuto dall'Unione europea e che coinvolge l'Italia con la facoltà di chimica industriale dell' Università di Bologna, in cui scienza ed arte organaria si sono alleate per individuarlo e sconfiggerlo. «Collapse è nato nel 2003 su iniziativa dell'Organ Art Center dell'Università di Goeteborg. che era a conoscenza di un problema specifico di corrosione nell'organo della chiesa di San Jakobi a Lubecca - dice la ricercatrice Carla Martini, metallurgista, dell'ateneo bolognese-. Un problema così grave che alcune canne avevano perso la voce. La richiesta di aiuto venuta da Lubecca ha generato un discorso di studio più ampio dedicato alla corrosione delle canne a base di piombo, fenomeno che investe tutta l'Europa. Basta pensare che in Italia gli organi storici sono migliaia. Vengono colpite anche le canne in stagno, che per ora non rientrano nell'indagine perché le cause del degrado sono diverse: ma speriamo di occuparcene in futuro». «Abbiamo selezionato diversi stmmenti in Europa e stiamo studiando sia l'ambiente in cui sono collocati sia il materiale delle canne», continua Martini. «L'unità operativa italiana si occupa dei materiali; il dipartimento di chimica inorganica ambientale dell'Università tecnologica Chalmers di Goeteborg cura l'altro aspetto. Noi cerchiamo di capire quali siano i parametri tipici del materiale che a parità di ambiente danno luogo al degrado. In particolare il contenuto di stagno nella lega di piombo è correlabile alla resistenza alla corrosione: maggiore è questo contenuto, minore sembra essere l'incidenza dei fenomeni corrosivi. Uno dei fattori più importanti è il legno usato negli strumenti, che emette acidi organici. Ma la cause del degrado vanno anche ricercate nel microclima in cui sono situate le canne, nei fenomeni di variazione di temperatura e umidità». La situazione in Italia? «In generale non così drammatica come a San Jakobi, ma è bene che gli organi vengano protetti il più possibile. L'allarmismo sarebbe inopportuno, però in diversi casi se non si interviene il rischio di un deterioramento irreversibile esiste. Il buco è lo stadio finale: bisogna agire prima, quando il problema si manifesta con la formazione di prodotti di corrosione nella superficie interna al piede, ovvero la base della canna». A Bologna con gli scienziati collaborano i costruttori e i restauratori di organi, specialmente quelli delle nuove generazioni, aperti alla tecnologia. Come il restauratore Marco Fratti di Modena, che dice: «Fino a pochi decenni fa c'era una diversa cultura del restauro: adesso non lo si intende solo come un recupero funzionale della macchina sonora ma è anche un'indagine sullo strumento. Si tiene conto degli interventi precedenti e si raccolgono dati per i restauri successivi. Gli organi su cui stiamo osservando i fenomeni di corrosione erano stati restaurati con questi criteri per cui disponevamo già di una gran quantità di dati ora utili nella ricerca. Le cause del degrado sono in via di identificazione; fase successiva sarà lo studio di rimedi, protezioni, interventi sull'ambiente per fermare il processo di corrosione. Gli organi in pericolo sono soprattutto quelli costru- rio antico sugli strumenti d'epoca». Conclude il maestro: «Tra pochi giorni sarà inaugurato lo straordinario organo a 3 tastiere di San Nicola l'Arena di Catania, del XVIII secolo. Aveva subito il degrado del tempo e vandalismi. Grazie all'impegno del Comune, la ditta Mascioni è riuscita a salvarlo. Il restauro non fa parte delle ricerche di Bologna, ma i Mascioni hanno prestato orecchio a quello che si sta facendo lì: anche questo è un risultato, sia pure indiretto, del Collapse». I restauri da fare Alcuni organi coinvolti nel progetto Collapse o comunque bisognosi di restauri ITALIA Organo della chiesa della Madonna di Campagna a Ponte in Valtellina (Sondrio), costruito nel 1518 da Marcantonio Bizzarri con interventi successivi di Antegnati (1589) e Carlo Prati (1657). Presenta fenomeni di corrosione relativamente llimitati Organo della Basilica di S. Maria di Collemaggio (L'Aquila), della metà del 600, attribuito a Luca Neri da Leonessa. Presenta problemi di corrosione significativi. Di prossimo restauro: organo di Luca di Bernardino Boni da Cortona ( 15 47) della chiesa di S. Domenico in Cortona. Fenomeni di corrosione di entità media. ESTERO Organo Stellwagen della chiesa di S. Jakobi a Lubecca, costruito su un nucleo gotico del. 1467. Gravissimi problemi di corrosione e disgregazione. Organo Cavaillé-Coll (seconda metà dell'800) della chiesa dei Gesuiti di Heverlee (Belgio). Scarsi fenomeni di corrosione