Il ministro Fabrizio Barca indica una «normalizzazione» e una «velocizzazione» della ricostruzione post sisma. Piano per il centro storico e strumenti per procedere al recupero dei beni culturali e artistici. ROMA Via dall'emergenza, arriva il «Metodo Monti». È il senso della nuova politica presentata ieri dal ministro Fabrizio Barca, che nella relazione per «La ricostruzione dei Comuni del cratere aquilano», indica una «normalizzazione» e una «velocizzazione» della ricostruzione post sisma. Niente di rivoluzionario, ma «informazione, programmazione, comunicazione, semplificazione e rigore». E per la prossima settimana è prevista anche una nuova ordinanza che recepirà le linee d'azione del governo, per garantire la continuità degli oneri connessi con l'emergenza che finirà entro il 2012, per confermare la filiera degli enti preposti alla ricostruzione, ma che nel contempo introduca elementi che accelerino il processo rafforzando il rigore della gestione. Tutto questo per arrivare all'«amministrazione ordinaria della ricostruzione». Uscire dall'emergenza significa partire con la ricostruzione pesante delle case private, mettere in moto i piani per i centri storici, fornire alle Soprintendenze gli strumenti necessari per procedere al recupero dei beni culturali e artistici. La ricetta passa attraverso una riduzione dell'impatto della Struttura di Gestione dell'Emergenza, tagliati due vicecommissari, la creazione di un albo prefettizio per le ditte edili e impiantisti, per tutelare i privati e la qualità dei lavori, ma anche un cambio delle regole, per evitare che si creino le condizioni per le infiltrazioni della criminalità organizzata: ecco l'obbligo della presentazione di 5 progetti di ricostruzione che favoriscano concorrenza senza svilire la qualità. E poi: sanzioni per garantire date precise nella consegna dei lavori, cosa che imporrà una stretta sui subappalti e forse, si spera, una linea di apertura per ditte più piccole. I soldi ci sono, per ora, ha riconfermato Barca, che nella relazione spiega quante risorse finanziarie abbia investito lo Stato fin qui: gli interventi post terremoto sono pari a circa 10,6 miliardi di euro, di cui circa 2,9 mld relativi agli interventi per l'emergenza e i restanti 7,7 mld destinati agli interventi per la ricostruzione: di quest'ultimi 2 mld sono già stati erogati, restano disponibili 5,7 mld. Tempi certi, cambio delle regole della ricostruzione, conferma della filiera, tagli alle spese di gestione, insomma, il «metodo Monti». Ma anche guardia alta contro le mafie, perché come ha spiegato il prefetto Giovanna Iurato, se finora «sono state 201e ditte interdette perché colluse direttamente con la criminalità con controlli che hanno riguardato 4000 aziende», ben 80 sono state quelle escluse dagli appalti perché in odore di mafia, grazie ai poteri discrezionali della Prefettura. Pressante poi l'invito del Prefetto ai privati affinché si applichino in qualche modo le stesse regole di controllo che si sino avute per la ricostruzione pubblica. «Il privato teme di non essere garantito - ha detto il Prefetto - e io invece dico: fidatevi dell'amministrazione pubblica. Devo chiedere loro stessi le autentiche antimafia e i flussi economici: abbiamo in funzione una banca dati, ci diano gli strumenti per aiutarli». L'ideale, ha confermato la Iurato, è che certi controlli antimafia fossero obbligatori anche per la ricostruzione privata.