Caro Conti, lei non si stupirà certo se le dico che un amico americano che ha la fortuna di vivere a San Francisco dove è appena rientrato dopo un breve soggiorno a Roma, si è espresso in termini virulenti e quasi oltraggiosi nei confronti delle nostre autorità cittadine, colpevoli di tollerare lo scempio di quelli che lui chiama «truck bars», ossia dei camion bar, posteggiati in varie zone della città davanti a monumenti e siti archeologici. Se ne era indignato la prima volta che li aveva visti anni fa, augurandosi già allora di non vederli mai più e concordando con me sul fatto che descrivere questa organizzazione con il termine di lobby è riduttivo perché il fenomeno ha assunto la connotazione di un vero racket. I dizionari descrivono infatti quest'ultimo termine sostanzialmente come «organizzazione che controlla determinati settori di attività economica con la violenza, l'intimidazione e il ricatto», definizione che si è più che legittimati a presumere possa sotto taluni aspetti essere applicabile, altrimenti non si spiegherebbe l'ignavia di cui hanno dato prova in materia le varie amministrazioni capitoline che si sono succedute sull'arco degli anni. Possibile che il ministro Ornaghi non trovi il modo di «ingiungere» al sindaco, in nome dell'art. 9 della Costituzione, di far cessare questa deturpazione inflitta a Roma? Spero che lei si associ al mio augurio di una pronta soluzione a questo annoso flagello. Antonio Benazzo Caro lettore, come potrei non farlo? Da anni (e anche sotto i sindaci Veltroni e Rutelli) protestiamo contro questo sfascio, senza risultato. E ripetiamo: ministro Ornaghi, per pietà, batta un colpo. Paolo Conti