400.000 E' l'ammontare del debito sulle utenze dei musei di Altino, Adria, Este, Fratta, Portogruaro E a Padova a rischio le visite serali agli Scrovegni. Il sottosegretario Cecchi: «Sollecitata una riorganizzazione» Venezia, da Ca' D'oro a Palazzo Grimani: domani niente aperture. Avvisi con le scuse "Museo chiuso per grave carenza di personale». E' l'avviso che domani troveranno i visitatori a Venezia, alla galleria Giorgio Franchetti alla Ca' d'Oro, al Museo di palazzo Grimani. E le Gallerie dell'Accademia resteranno aperte solo a mezzo servizio, dalle 13,30 alle 19,15. «Ci scusiamo per i disagi», il laconico arrivederci. «Un disagio momentaneo - assicura il sottosegretario dei Beni e delle Attività culturali Roberto Cecchi - La sovrintendente è stata invitata in questi giorni a una riorganizzazione degli orari, avendo presente che le Gallerie dell'Accademia devono restare aperte per undici ore al giorno». Coperta cortissima: per evitare chiusure, gli altri quattro musei veneziani del polo, Ca' d'Oro, d'Arte Orientale, palazzo Grimani e Archeologico, in futuro saranno aperti solo sette ore. Altro che cultura motore dell'economia italiana, altro che Venezia e Nordest capitale della Cultura nel 2019. Intanto ci rimetteranno turisti e visitatori di primavera. E gli addetti alla vigilanza, con 200 euro al mese in meno su paghe che oscillano dai 1.110 ai 1.300 euro. Ma tant'è. La cultura in tempo di crisi fa i conti con gli spiccioli. Non solo a Venezia. «Ho 400mila euro di debiti per le bollette a fronte di 15omila euro per i consumi», sospira Vincenzo Tinè, soprintendente regionale ai Beni Archelogici che gestisce i musei di Altino, Adria, Este, Fratta Polesine e Portogruaro e gli scavi a Concordia Sagittaria, San Mauro di Noventa di Piave, Meolo e il sito di Castelnuovo di Teolo. «Stiamo facendo salti mortali per tenere tutto aperto. Non possiamo neanche stampare i libretti per gli eventi dell'Estate Carrarese - fa eco l'assessore alla Cultura di Padova Andrea Colasio - Ho fatto fatica anche a reperire i soldi per l'apertura serale della Cappella degli Scrovegni». Il bando partirà a breve, fino a settembre gli affreschi di Giotto si potranno ammirare fino alle 22. «Personale interno? Scherza, sa quanto ci costa? Appalto». A vegliare di notte sul patrimonio dei musei sono cooperative e ditte esterne, dal giorno alla notte vira anche il contratto dell'esercito che sorveglia musei e capolavori. «Per tenere aperti di giorno i musei archeologici abbiamo eliminato la vigilanza notturna del personale interno, che costa 250 euro a notte col turno di due persone. Quella esterna costa 500 euro al mese», argomenta Tinè. Insomma, a pagare il conto di quegli spiccioli sono i precari. Anzi, a Venezia non ci sono neanche più soldi per le cooperative. «Dirottati al comune di Firenze», fanno sapere i sindacalisti di Cgil e Uil. Ora sono solo i dipendenti della Soprintendenza a fare i turni di notte e a garantire le aperture festive, e siccome non si sa se saranno pagati, due musei domenica resteranno chiusi. «C'è la disponibilità, da lunedì si tratterà», dice Franco Miracco, consigliere del ministro Ornaghi. Un immenso patrimonio, pochi dipendenti malpagati, un esercito di precari: la scommessa sulla cultura vale ancora la posta? E, soprattutto, bisogna trovare chi ancora sia disposto a puntare. «Guardi, un privato che voglia contribuire al restauro di un bene culturale oggi non ha neanche certezza che la sua donazione sarà destinata proprio all'opera che intendeva finanziare», fa notare il direttore generale per i Beni Culturali e paesaggistici del Veneto Ugo Soragni. La donazione finisce alla tesoreria provinciale: «se va bene i soldi arriveranno tra un anno, ma non si sa con quale destinazione». Spesa corrente al lumicino, investimenti che non riescono ad essere spesi perché i dipendenti che fanno appalti e progetti sono pochi. «Musei chiusi, assurdo. La situazione mi lascia l'amaro in bocca - si rammarica l'assessore regionale Marino Finozzi - per uno dei pochi settori che ancora può portare soldi freschi. Se ci fosse la possibilità di governare le risorse in loco, potremmo intervenire, ma siamo impossibilitati a dare una mano».