Il sistema del funzionario Brancaleoni utilizzava fatture gonfiate e documenti falsi o non inerenti ai lavori da eseguire. 5000 Gli euro richiesti da Brancaleoni ai proprietari delle ville venete. Mazzette da cinquemila euro in cambio di finanziamenti gonfiati. Ieri mattina all'alba, i finanzieri del nucleo di polizia tributaria di Venezia hanno arrestato un funzionario dell'Istituto regionale Ville Venete, Marco Brancaleoni, con l'accusa di concussione, corruzione e truffa aggravata e denunciato due proprietari di ville per corruzione, Alberto Bergamini e Marcello Bernardini. Altre tre persone sono finite nel registro degli indagati, due professionisti esterni e un altro funzionario dell'ufficio, Claudio Albanese. L'indagine, denominata «ville in saldo», era partita il luglio scorso sulla base della denuncia presentata dallo stesso istituto regionale. A segnalare il comportamento anomalo del funzionario alla direzione, però, erano stati i proprietari di villa Bembo Mocenigo a Dolo, Ennio Caggiano e Anna Paola De Lazzari. Brancaleoni, 43 anni, architetto, aveva proposto loro uno scambio sembrato da subito poco pulito: una tangente da diecimila euro per ottenere un finanziamento più corposo per i lavori di restauro dell'immobile. I due coniugi hanno inizialmente rifiutato la proposta ma poi, su richiesta degli investigatori delle fiamme gialle che volevano incastrare il funzionario, sono tornati sui loro passi, fingendo di accettare il pagamento dell'obolo a trattativa conclusa. Due mazzette da cinquemila euro, una per la villa e una per la barchessa, diecimila in tutto. E i risultati in effetti sono arrivati. La reale spesa per Tesori veneti ristrutturare l'edificio era di 600mila euro. Brancaleoni, grazie a fatture gonfiate e documenti falsi o non inerenti ai lavori, era riuscito a far risultare un importo ben superiore a quello fornito dalle ditte esecutrici. Un incremento circa del 30: la domanda di finanziamento, infatti, dopo il suo trattamento era salita a quasi un milione di euro. A fronte di tale richiesta, i proprietari erano riusciti a ottenere 250mila euro di contributo dall'istituto regionale. L'architetto si era infastidito nel vedere che il suo compenso non arrivava, tanto che, in un'intercettazione telefonica, parlando con un suo collaboratore Brancaleoni dice: «Se non paga gli gireremo il mondo». Questo comunque è stato solo l'inizio di un'indagine ben più ampia. Se i coniugi della Riviera del Brenta, infatti, hanno rifiutato di essere complici nella truffa del funzionario veneziano, c'è chi si è fatto ingolosire dalla possibilità di incassare più del dovuto. Due proprietari di ville venete, uno del Rodigino e un altro del Veronese, sono finiti infatti nel registro degli indagati con l'accusa di corruzione per aver pagato la tangente richiesta da Brancaleoni. E non ci sono solo loro. Ieri mattina la finanza ha eseguito 23 perquisizioni tra uffici, studi di professionisti e una decina di altre ville tra il Veneto e il Friuli. Resta da quantificare, quindi, quanto sia riuscito a guadagnare Brancaleoni grazie a questi «extra». L'architetto non agiva da solo. La finanza sta verificando le posizioni di altri che gravitavano intorno a lui: sono indagati infatti anche un secondo funzionario dell'ufficio e due professionisti esterni. «L'inchiesta è accurata e capillare e avrà di certo degli sviluppi», assicura il colonnello Renzo Nisi, comandante del nucleo di polizia tributaria delle fiamme gialle. Brancaleoni, residente a Venezia in Campo Santa Margherita, sposato con figli, si trova attualmente agli arresti domiciliari. «La corruzione è un fenomeno ricorrente, vecchio come il mondo, ma non è la regola - ha commentato ieri il procuratore capo di Venezia Luigi Delpino - il problema vero è la mancanza di controlli adeguati in grado di prevenire casi come questo».
VENETO - Ville venete, mazzette per i fondi. Arrestato funzionario della Regione. Indagati anche due proprietari e altri consulenti esterni.
I finanzieri hanno arrestato Marco Brancaleoni, un funzionario dell'Istituto regionale Ville Venete, per concussione, corruzione e truffa aggravata. Brancaleoni aveva proposto a due proprietari di ville di pagare una tangente di 10.000 euro per ottenere un finanziamento per i lavori di restauro. I due proprietari hanno inizialmente rifiutato, ma poi hanno accettato di pagare 5.000 euro ciascuno. Brancaleoni aveva proposto anche a un altro proprietario di villa di pagare 5.000 euro per ottenere un finanziamento. L'indagine, denominata "ville in saldo", è partita dalla denuncia dell'Istituto regionale Ville Venete e ha coinvolto anche altri funzionari e professionisti.
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