Nell'ufficio tecnico, al secondo piano di villa Venier, passano tutte le domande per salvare le ville del Veneto. Edifici storici, che spesso hanno bisogno di importanti finanziamenti per la conservazione, e per i quali i proprietari chiedono un contributo all'Istituto regionale Ville Venete, come previsto dal bando regionale. Sono decine di richieste per ogni bando presentato, e vengono vagliate seguendo un meccanismo preciso che, ora, potrebbe cambiare, già a partire dalla prossima occasione. Fino a ieri, infatti, tutte le richieste venivano ricevute da due funzionari: l'architetto Claudio Albanese, preposto all'istruttoria delle pratiche, e Marco Brancaleoni, responsabile della catalogazione. Venivano accolte, ne veniva vagliata l'ammissibilità (anche con il parere della Sovrintendenza) e poi veniva stilata una graduatoria. Così documentate, le pratiche passavano al consiglio di amministrazione, che formulava un piano di riparto dei fondi basandosi sulle indicazioni dell'ufficio tecnico. «Noi siamo un organo politico, a ciascuno il suo - spiega Giuliana Fontanella, presidente dell'Istituto - il sistema c'era, le persone competenti anche. Noi non potevamo che fidarci del parere che ci arrivava». In pratica il finanziamento veniva concesso ma solo per una parte del totale. A quel punto i richiedenti potevano dare inizio ai lavori, e la liquidità arrivava dopo, su presentazione della documentazione del lavoro eseguito. Ed è proprio nel meccanismo della richiesta dei fondi, che si sarebbe inserito il sistema di mazzette che ha portato ieri all'arresto di Marco Brancaleoni, 43 anni, per concussione, corruzione e truffa aggravata. Secondo le accuse della finanza e del pm, Brancaleoni avrebbe proposto ai proprietari che chiedevano il finanziamento uno scambio: l'approvazione di un valore superiore del finanziamento in cambio di una mazzetta, di circa 5000 euro a pratica. «Noi non eravamo a conoscenza delle indagini», dice il Cda dell'Istituto. Ma l'inchiesta, che era già partita proprio da una verifica interna, ha preso vigore da una segnalazione dei proprietari di villa Mocenigo a Mira. «Se fossero venuti a dirlo a me sarei andata subito a sporgere denuncia - dice Giuliana Fontanella, presidente dell'Istituto ville venete - chi l'ha fatto ha certamente sollevato una bagarre senza precedenti ma ha fatto il bene dell'ente». Qualcosa, insomma, all'interno dell'Istituto, era già stato notato. E non per le pratiche incriminate, all'apparenza inappuntabili. Ma forse per la gestione, non chiara Una sensazione che si percepiva da qualche mese all'interno dell'istituto. Tant'è che di recente 1'Irvv, con il nuovo consiglio di amministrazione, insediato da sette mesi, ha varato una serie di riforme legate al finanziamento e alla gestione dei bandi, che entreranno in vigore già dal prossimo bando. Regole più stringenti, di trasparenza assoluta, con pubblicazione dei risultati in intenet sul sito nonché sopralluoghi nei cantieri. «Avevamo iniziato a farli da qualche mese - spiega Fontanella - quello che è successo ci amareggia profondamente, e non solo pensando alla persona del funzionario (lavorava nell'ente dal 2001, ndr) ma soprattutto pensando al futuro dell'Istituto». E infatti, ieri, con i computer bloccati per le indagini e l'istituto sostanzialmente in stand by, la preoccupazione dei consiglieri era rivolta anche ai proprietari delle ville. «Vogliamo tutelare l'ente anche dal punto di vista dell'immagine - spiega Fontanella - l'Irvv con il suo Cda si costituirà parte civile perché si ritiene gravemente danneggiato sotto ogni profilo. Stiamo valutando le azioni necessarie anche sotto il profilo disciplinare, che dovranno essere esemplari».