La prima fase della ricerca L della «Battaglia di Anghiari» si è di fatto conclusa. Come? I risultati non sono sufficienti per dire che il celeberrimo dipinto perduto di Leonardo è sopravvissuto alla storia, esiste ed è proprio lì dove gli si sta dando la caccia (cioè dietro la «Battaglia di Scannagallo» di Giorgio Vasari), ma il responso del test ha offerto alcuni indizi sufficienti a non abbandonare l'impresa e a coltivare il sogno del capolavoro ritrovato. L'apprezzamento del ministro Ornaghi significa che il sindaco otterrà probabilmente il via libera per una seconda fase di test. Ma Renzi adesso ha fatalmente meno fretta di qualche settimana fa. E non a caso in Comune ora si pensa di inserire i ponteggi nell'itinerario delle visite in Palazzo Vecchio. Leonardo è un richiamo formidabile di per sé e il suo mito si può alimentare anche attraverso sei piccoli fori fatti per trovare le tracce di un suo capolavoro scomparso. La cultura può generare ricchezza e incrementare il benessere di una comunità, ma come dar torto a chi rivendica il suo primato come patrimonio spirituale di un Paese, di una regione, di una città, secondo la concezione ribadita ieri su Repubblica da Salvatore Settis? Che per la tutela di questo nostro patrimonio si debba coinvolgere sempre di più gli sponsor privati è però una necessità. E se nessuno può pensare di sacrificare l'interesse generale a quelli dei singoli, nemmeno si può chiedere a uno sponsor di fare da semplice portatore d'acqua. Ai privati va chiesto di contribuire a fare cultura, non di dare i soldi e tante grazie. Per questo non convince l'idea che i fondi messi a disposizione dal National Geographic per la ricerca della «Battaglia di Anghiari» andassero utilizzati diversamente. Gli americani si sono fatti avanti proprio per Leonardo. Se parte del loro impegno finanziario servirà a restaurare gli affreschi del Vasari, come già si è cominciato a fare, sarà comunque un buon risultato.