MERCOLEDÌ, 14 MARZO 2012 Pagina XI - Firenze Il ministro Battaglia di Anghiari Da Ornaghi a Paolucci "Avanti piano e senza danni" «Avanti, ma senza fare danni al Vasari». Così dice il ministro Ornaghi e Palazzo Vecchio incassa il successo. Suona infatti come una porta se non proprio spalancata, di certo aperta la dichiarazione arrivata da Roma il giorno dopo la celebrazione dei risultati annunciati in pompa magna dal sindaco Matteo Renzi, dal professor Maurizio Seracini e dal National Geographic. Quattro indizi portano a Leonardo, hanno spiegato: esistenza di unintercapedine che potrebbe aver conservato la Battaglia di Anghiari e tre colori, un rosso, un beige e un nero. Questultimo ha spiegato lo stesso ingegnere dellUniversità di San Diego, è in una composizione diversa da quella usata di solito dai pittori. Una percentuale di manganese invertita, la stessa o quasi presente nelle vele della Gioconda e del San Giovanni Battista, secondo unindagine, sostiene Seracini stesso, realizzata dal Louvre nel 2010. «La ricerca della Battaglia di Anghiari non è un giochino per amministratori in cerca di visibilità - ha detto ieri Renzi - ma unoccasione di visibilità mondiale per la città di Firenze». Il sindaco ha poi aggiunto: «Nessuno di noi è alla caccia di scoop, questa è una grande battaglia culturale finalizzata a ridare ai fiorentini e a tutto il mondo non un dipinto di serie b, ma quello considerato il più grande capolavoro del Rinascimento». Il ministro Ornaghi ha spiegato che il sindaco di Firenze «è stato molto corretto, informandomi in anticipo di quello che mi avrebbe pubblicamente chiesto. E un argomento a proposito del quale possono sorgere diversità di opinioni scientifiche. Il mio stile accademico è che bisogna considerarle tutte, quindi no allo stop purché si possa procedere senza fare danni». Renzi aggiunge che nei prossimi giorni approfondirà la questione insieme ai tecnici del ministero. Il direttore dei musei vaticani, a lungo soprintendente del polo museale fiorentino, Antonio Paolucci, invita alla calma: «A quanto si apprende, finora dallindagine sono emerse poco più che tracce di colore e dunque siamo in presenza di indizi, e non di prove della mano di Leonardo. Non escludo che ci possa essere stata, ma al momento non esistono gli elementi sufficienti per poterlo affermare. Quindi se son rose fioriranno». Riguardo al futuro delle ricerche «bisogna muoversi con i piedi di piombo - dice Paolucci - Credo che ci si debba affidare agli specialisti dellOpificio delle Pietre dure, che sono gli unici a sapere davvero il modo più opportuno in cui agire senza fare disastri». (l.m.)