DALLA METÀ DEL SECOLO XVI NAPOLI È - scrive Giuseppe Galasso - «la metropoli demografica, amministrativa, politica, civile del Regno», ma essa costituiva più un grande centro di consumo che un centro produttivo. E con il limite strutturale della scarsa integrazione con i centri periferici e regionali del territorio. Sono quelle caratteristiche che faranno poi definire la capitale, dagli illuministi del Settecento, unenorme testa sovrapposta a un corpo esile e debole «dal quale essa succhia parassitariamente tutti gli umori». Al tentativo di ribaltare tale negativo processo si è impegnata dopo lunità del paese la cultura meridionalistica: soprattutto Francesco Saverio Nitti, seguito dallindimenticabile Francesco Compagna. Nitti capì per tempo che la dimensione metropolitana di Napoli, una volta attrezzata quale maggiore area urbana e industriale, poteva diventare «motore di sviluppo» del Mezzogiorno. Ma oggi occorre che la città metropolitana sia integrata e in "rete" con i centri urbani minori del territorio. Dopo questa succinta premessa si deve constatare che la conferenza programmatica da poco tenuta dal Pd ha puntato molto opportunamente sulla necessità di una precisa strategia negli interventi per lo sviluppo dellarea metropolitana di Napoli, ricorrendo anche al supporto di una qualificata tecnostruttura come la Svimez. Ed è il suggerimento che in più occasioni sulle pagine di "Repubblica" ha infruttuosamente rivolto Pietro Soldi alla stessa amministrazione comunale di Napoli: di attivarsi per la infrastrutturazione fisica e materiale e nella migliore dotazione di servizi allindustria nellarea metropolitana, sollecitando il governo vista lassenza di una pertinente politica di sviluppo nazionale e regionale. Al riguardo si osserva che Napoli si è dotata (2004) di un efficace Piano Regolatore aperto alla dimensione metropolitana, esplicitamente prevista dallarticolo 11 che contempla lintegrazione a scala metropolitana del sistema urbano di Napoli. Si dischiude pertanto una occasione da non perdere. Quella degli eventi 2012-2013 per rilanciare le "funzioni urbane" specie in relazione alle specifiche risorse culturali costituite dagli incomparabili "valori" cittadini, che possono, anzi debbono innescare nuovi fattori sviluppo. A tale proposito si deve quindi sottolineare che il centro storico-Unesco, che fa parte del patrimonio dellumanità, continua a svelare nuovi tesori archeologici e testimonianze artistiche di grande interesse che arricchiscono ulteriormente lo straordinario patrimonio culturale napoletano. Intanto gli scavi diretti dallarcheologa Daniela Giampaola per la realizzazione della stazione della metropolitana a piazza Santa Maria degli Angeli hanno fatto acclarare che la fondazione di Parthenope risale a cento anni prima: allVIII secolo e non al VII avanti Cristo. Inoltre nel 2003-2004 sono state ritrovate nellantico porto, sotto il cantiere di piazza Municipio, tre grandi barche da carico romane poste ora in restauro. Non sarà possibile esporle questanno, ma è auspicabile che ciò possa avvenire, assieme agli importanti reperti monumentali della città imperiale recuperati nel cantiere di via Duomo, lanno prossimo. In cui lopinione pubblica spera di vedere restaurati almeno alcuni dei monumenti del centro storico compresi nel piano di interventi Unesco. Tra questi in particolare il complesso degli Incurabili, che sta a cuore al nuovo soprintendente al Polo museale, Fabrizio Vona (attualmente centinaia di persone affollano le visite alla famosa Farmacia constatando che il più suggestivo e superstite esempio del decorativismo settecentesco napoletano attende che il grande plafond dipinto dal Bardellino desolatamente poggiato a terra torni al suo posto). Per tali urgenti programmi confidiamo anche nellimpegno finora dimostrato dallassessore comunale alla cultura, Di Nocera. Non si può procrastinare oltre laffidamento, per le rispettive competenze, al Provveditorato alle opere pubbliche e al Comune delle stazioni appaltanti per lapertura dei cantieri sbloccando i cento milioni di fondi europei destinati al centro storico giacenti presso lassessorato regionale guidato da Marcello Taglialatela. Lassessore è stato evidentemente troppo occupato nella promozione del recente disegno di legge "Norme in materia di tutela e valorizzazione del paesaggio in Campania", un titolo che ironicamente Italia Nostra, Lega Ambiente e Wwf hanno così commentato: "Non chiamatela legge sul paesaggio" ("Repubblica" 6-3-2012). Prevede infatti la limitazione dei vincoli paesaggistici per poter procedere a un nuovo sacco del territorio campano: il più grave stravolgimento del paesaggio tutelato dallarticolo 9 della Costituzione. Dovrebbe quindi intervenire il ministro dei beni culturali Ornaghi, ma credo più realisticamente nella mobilitazione civile affinché venga ritirato questo inconsulto provvedimento che avrebbe conseguenze gravissime su un territorio già martoriato da decenni di illegalità, abusivismo e incuria. Lautore è presidente di Italia Nostra sezione di Napoli