Sorpreso e ancor più indignato per la non intenzione degli acquirenti di non mantenere i 14 lavoratori di Palazzo Grassi è proprio il vicepresidente dell'azienda Giuseppe Donegà, che ha rassegnato le proprie dimissioni dopo aver appreso la notizia. «Fiat - ricorda Donegà, dirigente storico di Palazzo Grassi - ha proseguito la trattativa sull'ipotesi di proseguire l'attività, non di cedere l'immobile. D'altra parte viene fuori l'intendimento di mantenere solo tre persone nell'organico. E pensare che io stesso avevo assicurato i dipendenti sul fatto che non avrebbero dovuto preoccuparsi. Non posso condividere - continua -una scelta del genere, e non solo perché li ho assunti tutti io, tra il 1984 e il 1986. Mi domando quale sia la logica: Palazzo Grassi non è solo un fabbricato o una sigla, ma un patrimonio di conoscenze, fiducia e rapporti con le più importanti istituzioni museali del mondo. Rapporti tenuti nella maggior parte dei casi da questo personale che oggi si vuol mandare a casa». La maggior parte dei lavoratori in questione difficilmente potrà trovare un'altra collocazione, soprattutto per l'elevata specializzazione e per l'età. Alcuni sono molto vicini alla pensione e questo non migliora certo le cose. «Non riesco proprio a capire - prosegue -tutto il personale di palazzo Grassi è gente che fa gli allestimenti, è gente che ha i rapporti con il mondo e che cura l'immagine dell'azienda e lavora per far venire a Venezia più gente possibile. È anche merito loro se l'ultima mostra è stata inaugurata alla presenza dei Reali di Spagna e se solo l'ultimo giorno ha registrato 4mila visitatori con le forze dell'ordine a dissuadere i più ritardatari a desistere. Di questo valore aggiunto, però, il sindaco di Venezia e la sua giunta sembra proprio non ricordarsi». Infine, l'ultimo pensiero Donegà lo rivolge a se stesso e di nuovo ai dipendenti della società. «È naturale che quando cambia il padrone, gli amministratori facciano le valigie e pertanto io mi sono ripreso la libertà di movimento con il dispiacere di assistere ad una cosa che giudico senza senso».
Non si butta così un patrimonio di conoscenze e di rapporti
Il vicepresidente di Palazzo Grassi, Giuseppe Donegà, ha rassegnato le sue dimissioni dopo aver appreso che l'azienda non avrebbe mantenuto i 14 lavoratori assunti. Donegà ha affermato di essere sorpreso e indignato dalla decisione, che considera senza senso. Ha sottolineato che i lavoratori sono persone specializzate e hanno rapporti importanti con le istituzioni museali del mondo. Donegà ha anche espresso il suo dispiacere per la perdita di un valore aggiunto per l'azienda, che include la cura dell'immagine e l'organizzazione di mostre importanti. Ha concluso che la decisione è "senza senso" e che si riprende la libertà di movimento con dispiacere.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo