«Sodano è simpatico, ma non decide. Crespi non sa organizzare mostre» Alain Elkann, sollecitato dal sindaco Sodano, tornerà a Mantova come presidente del comitato scientifico di Palazzo Te? «Non ci penso nemmeno. Mi dispiace per Mantova, che è una città splendida, e per Palazzo Te, un monumento straordinario, ma non prendiamoci in giro. Hanno fatto morire il comitato scientifico e in questi giorni tanti illustri membri stanno rispondendo che senza di me non sono più interessati. Ma non sono io il problema, anche se mi lusinga - mi illumino di immenso - sentire che la Lega Nord non mi voleva. E' che qualcuno, nel comitato tecnico, considerava il comitato scientifico una 'zavorra' e lo ha anche scritto in una lettera». Così dell'accoppiata, Mantova perde un nome conosciuto nel mondo (Elkann elegantemente fa finta di non sentire) e si tiene Crespi che rimasto solo decide, per ora, praticamente quello che vuole. Eppure fu Elkann a indicare Crespi, quando Voceri si dimise. «E' vero, si dà molto da fare e cerca contatti. Quanto a me, mi chiamò più volte il sindaco Sodano, altro che Bondi. Sembrava un signore rinascimentale, è anche molto simpatico, purtroppo non è riuscito a farsi valere, così mi pare. Ma è il problema dell'Italia. Un Paese senza, come dice il titolo di un bel saggio di Arbasino, senza... coraggio, senza decisioni. Tanto c'è il sole e si sta bene. Sono indignato dalla celerità con cui è stato fatto fuori il comitato scientifico, non una telefonata. Mantova è una metafora del sistema italiano.Le persone che non sono disposte a ubbidire e a faree gli uomini di paglia danno fastidio. Volevamo fare di Palazzo Te un luogo mondiale di eccellenza, visto che lo merita, ma si è preferito cucina-e-tinello». Torniamo al comitato tecnico, o cda, che - venne dichiarato - avrebbe cercato gli sponsor. Si disse che l'avrebbe fatto in particolare il veneziano Toto Bergamo che ora invece viene incaricato del restauro degli spazi verdi al posto del filoso dei giardini Paolo Pejrone. « Il cda deve mettere in pratica le idee e gli stimoli culturali del comitato scientifico che, da solo, può eventualmente vietare iniziative non all'altezza di Palazzo Te». Lo aveva fatto, ci risulta, quando Vittorio Sgarbi (membro del cda) propose di esporre al Te la propria collezione d'arte. «E' vero, tutti erano pronti a dimettersi in massa, non per sfregio a Vittorio. La sua collezione, tra l'altro, è molto bella. Più avanti si sarebbe anche potuta ospitare, ma subito, prima di ogni altra mostra nata dal comitato scientifico, sarebbe stato imbarazzante». Ora che non ci siete più, Sgarbi l'ha riproposta. «Non mi stupisce». Che effetto le fa vedere il presidente Crespi, portato da lei, mettere da parte tutti i progetti del suo comitato scientifico, senza parlarne più, dopo aver spiegato che d'ora in poi si faranno solo mostre che si ripagano da sole, perché è finito il tempo dei conti in rosso ripianati dal Comune? La prima è Pixar, che arriva impacchettata, senza alcun contributo ideale del Te. «Io ci tenevo molto al confronto fra le intelligenze mantovane e gli esperti mondiali. Quanto a Sgarbi almeno ha guizzi geniali. Ma Crespi non è in grado di organizzare mostre, perciò deve far arrivare quelle preparate da altri. Sfoglia i cataloghi. E chiama i suoi amici. E' comprensibile. Certo non realizza idee che nascono e si sviluppano a Mantova dal confronto fra eccellenze mondiali, che peraltro venivano gratis, critici e storici dell'arte, archeologi, personaggi con ruoli importanti al Prado, al Louvre, a Vienna». Il sindaco diceva di volerli presentare alla città, attraverso incontri e conferenze. «Invece se li è fatti scappare. Dispiace che non si sia portato avanti nessuno degli stimoli dati da questi studiosi nel comitato scientifico. E non erano tutti progetti costosi. Penso alla mostra sulla cultura ebraica, che nel Mantovano ha una grandissima tradizione, alla valorizzazione della collezione Acerbi insieme agli altri musei egizi, alle mostre fotografiche a tema proposte da Hébel del festival di Arles, per le sale di Giulio Romano». E la mostra sul mito della velocità, dall'antichità a oggi con il confronto fra i cavalli dei Gonzaga e la Ferrari? «Siamo andati a Maranello con due personaggi del comitato scientifico, l'archeologo Zanker e lo storico dell'arte Burns. C'era anche Crespi. Si affacciarono Montezemolo e Marchionne e dissero: che bella idea. Poi nessuno si fece più vivo». Peccato, nel museo Agnelli al Lingotto a Torino, di cui oggi è presidente Ginevra Elkann, ci sono splendidi quadri di Balla sul mito della velocità. Forse la figlia a papà Alain li avrebbe prestati.