Ma che ci sarà dietro quella famosa intercapedine di Palazzo Vecchio? Il mondo intero se lo chiede, e noi con lui. Potrebbe esserci il capolavoro di Leonardo, come no. Ma siccome sognare non costa niente, perché mettere limiti alla provvidenza? Al di là del muro, che mai ci sarà? Leonardo in persona, infrattato con la Gioconda? I bagarini della mostra che ha sbancato la National Gallery? Dan Brown, intento a scrivere il suo nuovo best-seller, Il Codice da Renzi? Giulio Bosetti e Philippe Leroy con la barba finta dello sceneggiato in cui interpretava il Da Vinci? L'albero carico di zecchini d'oro che Pinocchio aveva piantato nel Campo dei Miracoli, filmato dal National Geographic? Tante ipotesi per una certezza. "La febbre leonardesca che ha colpito il mondo attuale", come scrive Armando Torno sul Corriere di ieri, risponde a un virus ben preciso, che si chiama marketing. Che consiste nell'arte di montare la panna e di darla in pasto alla cultura di massa in nome di una griffe. E Leonardo, come griffe, è quasi meglio di DolceGabbana. Il mondo trattiene il respiro e Renzi si merita i complimenti. Uno che è capace di rottamare Leonardo, è capace di rottamare tutto. Il Pd è avvertito.