Emerge il nero a Palazzo Vecchio! Ma no, non c'entrano i fondi di Lusi: è il colore della Gioconda. Anzi, vuoi vedere che in quell'intercapedine c'è anche qualche capello di Monna Lisa in persona? Magari ci sono perfino le ossa: e sai come schiatterebbero alla Provincia, che scava inutilmente a Sant'Orsola, se le trovasse il Renzi? E c'è già chi dice che Vasari abbia costruito una intercapedine minore per preservare un torsolo di mela morsicato da Leonardo. Se siamo fortunati, l'analisi del Dna scioglierà l'enigma, anzi il mi-stem: a Leonardo piacevano le mele? Meglio provare a sorridere, perché a prendere seriamente la conferenza stampa di ieri viene da piangere. Domani l'opinione pubblica globale sarà riportata, come per incanto, ad una dimensione pregalileiana della conoscenza. Tutti i media titolano infatti sulle «prove» della presenza di Leonardo: ma di quali prove parliamo? Anche ammesso che si tratti davvero di pigmenti, nulla permette di collegarli a Leonardo (e non ad una qualunque decorazione pittorica presente nell'antica sala). L'idea che una certa composizione chimica sia la «prova» della pre - senza della Battaglia di Anghiari ha più a che fare con la propaganda che con la scienza. Per fare una simile affermazione (comunque concettualmente spericolata, perché Leonardo non aveva un'esclusiva chimica) ci vorrebbe una lunga analisi differenziale che dovrebbe basarsi su banche dati di fatto inesistenti. In ogni caso, uno dei pochi luoghi dove un'indagine del genere avrebbe potuto essere condotta è un'istituzione pubblica ed è a Firenze: l'Opificio delle Pietre Dure, che ha al suo interno le rarissime competenze scientifiche, tecniche e storiche il cui serrato confronto è necessario per provare a venire a capo di simili, complicatissime ricerche. E, invece, quando un giornalista ha chiesto al soprintendente dell'Opificio Marco Ciatti cosa pensasse dei risultati, egli ha risposto con esemplare onesta intellettuale che non poteva esprimersi, perché all'Opificio non è stata data la possibilità di ripetere le indagini. I risultati provengono, infatti, da un laboratorio privato di Pontedera, e non sono stati verificati da nessun istituto terzo rispetto al team che guida una ricerca che lo stesso Renzi ha definito finalizzata «al marketing». Le evidenze scientifiche si assodano «provando e riprovando», diceva Galileo: ma in questo caso non ci sono elementi né per approvare, né per disapprovare, si deve semplicemente credere, come si crede ad un articolo di fede. E allora proviamo a credere che i dati siano così clamorosamente a favore della presenza della Battaglia di Anghiari: in quel caso Maurizio Seracini e Matteo Renzi avrebbero avuto tutto l'interesse a far ripetere gli esperimenti all'Opificio. Perché, allora, non l'hanno fatto? E sulla base di questi dati «a prova di bomba» che Renzi chiede al ministro Ornaghi (il «ministro della Cultura» come lo chiama lui, alla Veltroni) di fare della ricerca della Battaglia di Anghiari «una delle più grandi e cruciali questioni della politica culturale di questo Paese». In questi toni sobri e misurati è finalmente possibile leggere un progetto per la crescita culturale del Paese: il Grande Fratello della storia dell'arte. Ma, attenzione: dalla fiction si potrebbe passare alla realtà più cruda. Il sindaco dichiara alla Reuters di sperare che la tecnologia permetta di ammirare contemporaneamente Leonardo e Vasari, ma che, dovendo scegliere, sceglierebbe Leonardo. Vuoi vedere che nel laboratorio di Pontedera si è svolto il primo esperimento di eugenetica della storia dell'arte?