Chi non crede non è convinto. Avevano firmato in 500, per invocare uno stop alle indagini, e la vigilanza di un comitato scientifico; nomi importanti: da Salvatore Settis in poi. Tomaso Montanari, docente a Napoli, parla per tutti: «Perché le indagini in laboratori privati, quando esiste a Firenze l'Opificio delle Pietre dure, istituto tra i migliori al mondo, cui non è permesso nemmeno di verificarle? . Ma i risultati sono clamorosi, no? «Da Galileo in poi, tutta la scienza si basa sulla possibilità di ripetere gli esperimenti; qui, non è reso possibile». Però, dopo il vostro appello, non sono stati più praticati altri fori nel dipinto di Vasari, vero? «Chiedevamo anche un comitato scientifico internazionale, che non comprenda nessuno dei firmatari dell'appello. Si tratta di una vicenda troppo importante perché non sia sorvegliata dal ministero e da una sorta di gran giurì». Nemmeno l'ipotesi di osservare meglio quella parete dietro il dipinto di Vasari, restaurandolo e quindi potendo vedere oltre le parti dove il colore verrebbe provvisoriamente rimosso, trova i dissenzienti d'accordo: «E' una questione di proprità. Nel campo dei Beni culturali ci sono mille altre necessità più impellenti che andare alla caccia di un affresco chissà se ancora esistente». Ma ritrovare un Leonardo sarebbe una notizia importante. «L'arte non ha bisogno di feticci. Semmai, di un'attenzione, continua e disseminata, che invece le viene assolutamente negata, e da troppo tempo».