Tra veti dellEuropa, inchieste e proteste si ripropone il "gioco delloca" per le aree del dopo Malagrotta E per il sito che oggi accoglie limmondizia della città cè lipotesi di unaltra proroga «Non vogliamo esercitarci nel gioco dellOca», ha detto ieri il ministro dellAmbiente Corrado Clini al termine del vertice sullemergenza rifiuti a Roma. Ma il risultato di 2 ore di riunione, paradossalmente, fa tornare la situazione proprio al punto di partenza, a quella «Analisi preliminare di individuazione di aree idonee alla localizzazione di discariche per rifiuti non pericolosi nella provincia di Roma». Titolo ampolloso per uno studio di 62 pagine realizzato dai tecnici della Regione Lazio e consegnato nella mani del prefetto Giuseppe Pecoraro il 6 settembre 2011, nel giorno della sua nomina a commissario per lemergenza rifiuti. Da lì, da quello studio che analizzava 7 aree, Pecoraro ha scelto i siti di Riano e Corcolle che oggi vengono rimessi in discussione. Uno studio oggetto di uninchiesta da parte della Procura di Roma che indaga sui criteri di scelta di quelle 7 località ipotizzando il reato di falso materiale e ideologico. Eppure, quando mancano 109 giorni alla chiusura di Malagrotta, sebbene sotto osservazione da parte dei magistrati, quellanalisi è lunico strumento in possesso di ministro e commissario. Dopo mesi di proteste e contro-analisi da parte dei comitati su Riano e Corcolle, tornano quindi in discussione Osteriaccia, Pian dellOlmo, Monti dellOrtaccio, Castel Romano e Pizzo del Prete. Questultimo, nel territorio di Fiumicino, si era guadagnato la definizione di «preferibile idoneità», eletto come sito definitivo per la realizzazione dellimpianto che, nelle intenzioni della governatrice Renata Polverini e del Piano rifiuti regionale, dovrebbe entro il 2015 risolvere in modo sistematico il problema rifiuti di Roma. Ma il 2015, per ora, è lontanissimo e la task force nominata dal ministero dovrà studiare il rapporto della Regione analizzando nuovamente quei siti che già Pecoraro aveva scartato. In quello studio non cè unarea che non contenga criticità. Si va da Osteriaccia «che dista 2 km dallospedale pediatrico Bambin Gesù di Palidoro» a Pian dellOlmo che «ricade allinterno di unarea a rischio paesaggistico». O, ancora, Monti dellOrtaccio sito qualificato come «pessimo» perché «ad elevata infiltrazione». Eppure sono in tanti a ipotizzare che, alla fine, per evitare lemergenza, si finirà proprio a Monti dellOrtaccio, a due passi da Malagrotta e di proprietà di Manlio Cerroni. Lo suggeriscono, come possibilità da scongiurare, sia lIdv sia i Verdi. E lo confermerebbero i contatti sempre più frequenti che intercorrono tra il Campidoglio e lavvocato dominus dei rifiuti a Roma. Allorizzonte ci sono i rifiuti per strada o, per i più realisti, lennesima proroga di Malagrotta, almeno per 2-3 mesi, visto che ormai la road map di Pecoraro è totalmente saltata. In tutto ciò, su rifiuti e discariche lItalia è sotto stretta osservazione da parte della Ue. La procedura di infrazione è già partita, con la concreta possibilità di dover pagare una multa record. Clini lo sa ed è consapevole, anche, che "larma" dei poteri commissariali potrebbe rivelarsi spuntata, con lEuropa che li sopporta quando servono per snellire le procedure, molto meno quando si tratta di derogare a leggi e direttive europee. Ma senza deroghe in quelle 7 aree sarà difficile realizzare una discarica. (m.fv.)