È il Politecnico di Bari lagorà della città che verrà. "I grandi complessi del Novecento: una risorsa per la rigenerazione urbana" è, in effetti, la conversazione con larchitetto Mario Cucinella che, ieri pomeriggio nellaula magna delluniversità scientifica, ha aperto un inedito ciclo di incontri sullarchitettura della città, voluti dallassessorato comunale allUrbanistica insieme con il Politecnico. Una conversazione che è stata preceduta da un grand tour per il capoluogo che, per cicerone lassessore Elio Sannicandro, ha visto larchitetto palermitano esplorare spazi come lex Manifattura Tabacchi e la vasta area della caserma Rossani. «Ho scoperto due spazi straordinari e - racconta Cucinella - cè soltanto da chiedersi perché siano ancora inutilizzati. A Bari, come nel resto dItalia, il mancato recupero delle caserme ha lasciato poi vuoti considerevoli. Ed è esemplare, in tal senso, il caso della Rossani: una piccola oasi di verde e di belle architetture, assediata tuttintorno da una massa di edificato impressionante». Ma come immagina Cucinella, alle spalle un curriculum internazionale, un possibile domani per la ex Rossani? «Il recupero è fondamentale, eppure - premette - bisogna verificarne la praticabilità sotto il profilo economico. In questo specifico caso, insomma, cè da preservare unadattabilità degli spazi che sia vista in funzione di uno studio di fattibilità economica, calibrato rispetto alluso che ne immaginerà. Cè da chiedersi quali possano essere, per capirci, quali sono le funzioni che possano mantenere in vita il parco, sotto il profilo finanziario, individuando un equilibrio pubblico-privato per coniugare il restauro alla sua sostenibilità economica». Non mancano, dunque, i distinguo nellanalisi di Cucinella che insiste: «Laspetto squisitamente tecnico del recupero è il minore fra i problemi, il primo invece è lelaborazione di un progetto che sia chiaro e in un recinto di regole che sta al pubblico determinare. Scontati questi passaggi credo che parlare di una cittadella della creatività alla Rossani rappresenti lopzione più appropriata. Penso a uno spazio aperto a ogni forma di espressione artistica, dalla musica allarte figurativa, che, capace di offrire spazi per la produzione ai giovani talenti dovrebbe interessare un pubblico almeno nazionale. In Italia, del resto, una città della creatività non sè mai fatta». A condividere altrettanta cautela il manager culturale Roberto Casiraghi, fondatore di Artissima, che, al fianco di Cucinella osserva: «Non possiamo dimenticare che si sprecano, nel nostro Paese, i cattivi esempi di recuperi di importanti architetture che si sono risolti in una serie di nuove cattedrali nel deserto, ovvero in un grande niente». Sullex Manifattura Tabacchi, invece, «la sfida è teoricamente più semplice - secondo Cucinella - perché dinanzi a degli spazi in buone condizioni il nodo da sciogliere è soltanto la quanto mai immediata apertura alla città e al quartiere, in una dimensione di fruizione pubblica. Un rione come il Libertà ha bisogno, soprattutto, di uno "sfogo" rispetto allelevata densità abitativa, alla quale non corrispondono aree pubbliche vivibili dalla collettività». E se il discorso sulla ex Rossani si colloca in una progettualità che investe pure il dibattito sulla musealizzazione per larte contemporanea del teatro Margherita, Casiraghi sottolinea la necessità di un coinvolgimento della città nel dibattito. Fatto salvo, gli fa eco Cucinella, «che qualsiasi scelta determinerà fisiologicamente conflitti. È per questo che, ad avere le idee chiare, devono essere gli attori istituzionali in campo. Lo dico da addetto ai lavori, al quale troppo spesso il pubblico rivolge domande generaliste utili soltanto a decidere di non decidere».