ROMA Le risorse a disposizione di Arcus, la Spa che si occupa di beni culturali e di spettacolo, aumentano. Ieri il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto legge che porta da tre a cinque la percentuale in base alla quale calcolare la parte delle spesa per le infrastnitture da destinare ai progetti di Arcus. Il Dl, che riguarda soprattutto misure per l'Università, concede inoltre alla società per azioni la possibilità di operare, anche per il 2005, in "regime transitorio". Manca, infatti, il regolamento che dovrebbe fissare le modalità per utilizzare le risorse destinate alla società. L'Esecutivo ha anche varato in via preliminare la Comunitaria 2005. E sempre ieri, il ministro dei Beni culturali, Giuliano Urbani, ha deciso la ripartizione del Fondo unico per lo spettacolo (Fus). Il decreto legge. Passa, dunque, dal tre al cinque la percentuale da applicare sulla spesa per le infrastrutture per calcolare la quota di risorse da destinare a interventi in campo culturale e dello spettacolo. Il tentativo era già stato fatto con la Finanziaria, ma era stato rispedito al mittente, insieme a un'altra serie di norme, perché estraneo all'oggetto della manovra di fine anno. Arcus già oggi può contare su una dote di partenza di otto milioni e su un fondo aggiuntivo, derivante proprio dal 3, di oltre 51 milioni. Fondo che, grazie al decreto legge, è ora destinato a lievitare in maniera sensibile, dato che il Cipe ha anche ampliato i fondi per i lavori pubblici. Il DI prevede, inoltre, che anche per il 2005 Arcus possa continuare a operare in regime transitorio. Si attende, infatti, il regolamento dei ministeri dei Beni culturali e delle Infrastrutture che dovrà indicare i criteri e le modalità per utilizzare le somme del tre (ora cinque) per cento. Fus. Grazie all' aumento delle risorse di Arcus, il ministro Urbani conta di ripianare anche il taglio che c'è stato ai danni del Fondo unico per lo spettacolo, di cui è stata annunciata ieri la ripartizione per il 2005: agli enti lirici vanno 226,5 milioni, al cinema 91,6, alla prosa 89, alla musica 68,6, alla danza 8,3, ai circhi 7. La Comunitaria 2005. Mentre la Comunitaria 2004 si attarda a tagliare il traguardo definitivo di Palazzo Madama, ha preso l'avvio il tredicesimo disegno di legge "a targa Ue" per il 2005. Il provvedimento, che reca le disposizioni per l'adempimento di obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia alle Comunità europee, verrà trasmesso alla conferenza Stato-Regioni per il parere e proseguirà il suo iter approdando nuovamente al Consiglio dei ministri. Soltanto dopo il varo definitivo dell'Esecutivo, le Camere potranno esaminare il testo apportando modifiche che da quest'anno, però, (grazie al varo della nuova legge «La Pergola») dovranno essere ancora più attinenti a risolvere le problematiche europee, e non, come gli anni passati, a costituire un "carro" su cui far viaggiare interessi di vario genere. Intanto, sulla Comunitaria 2004 è da registrare che la commissione Politiche dell'Unione europea del Senato ha fissato alle 18 di martedì 25 gennaio il termine per la presentazione degli emendamenti.
Beni culturali con più risorse
Il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto legge che aumenta le risorse a disposizione di Arcus, la società per azioni che si occupa di beni culturali e di spettacolo. Il decreto legge aumenta la percentuale di spesa per le infrastrutture da destinare ai progetti di Arcus da tre a cinque. Inoltre, il governo ha deciso di ripartire il Fondo unico per lo spettacolo (Fus) e ha varato in via preliminare la Comunitaria 2005. Il ministro dei Beni culturali, Giuliano Urbani, ha deciso la ripartizione del Fus e ha aumentato le risorse a disposizione di Arcus. Il governo ha anche deciso di permettere a Arcus di continuare a operare in regime transitorio anche nel 2005.
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