TERZO APPUNTAMENTO con «Firenze come ti vorrei». Sotto i riflettori personaggi forse meno noti, ma che fanno del fare la loro missione quotidiana con lo spirito di chi vuol bene alla città. Dopo Kim Soo Hyoune, direttrice de La Rinascente, e Fabrizio Carabba, presidente dei negozianti di borgo Ognissanti, è il turno di Franco Lucchesi, ex presidente dell'Aci, oggi presidente dell'Opera del Duomo Il suo nome, per anni, è stato associato alle automobili. Logico, era il presidente dell'Aci. Ma è un personaggio ben più rotondo e ricco di interessi, Franco Lucchesi, oggi presidente dell'Opera del Duomo e membro (a titolo gratuito, ci tiene a dire) di molti organismi fra cui l'Ente Cassa. Dall'Aci all'Opera del Duomo: come è andata? Me l'ha chiesto l'arcivescovo Betori, ci eravamo conosciuti per la battaglia sulla sicurezza stradale. II vero filo rosso delle sue attività è il cinema: Cinecittà, Festival dei Popoli. Non era un avvocato? Sì, ma fin dalla laurea il mio interesse è stato il cinema dal punto di vista amministrativo Ha lavorato molto a Roma. Non ha mai pensato di trasferirsi li? Mai, non potevo staccarmi da Firenze. Ho girato tanto, nella vita, ma non esiste una città più vivibile e affascinante di questa. Eppure l'elenco di lamentele è lungo. Cominciamo dall'ultima in ordine di apparizione: una gatta morta, senza vita e senza giovani. Lei che dice? E' vero per il centro storico, che ora è proprio morto. Ma c'è una sola strada per dare vita a un luogo, l'accessibilità. E invece nel nostro centro non si arriva più Tranvia? Funivia? Metropolitana? Automobili a tutta birra? Scelga lei No, non faccio l'amministratore. Dico solo che bisogna arrivarci. Io chiusi lo studio in via Tornabuoni, nel 1987, perché i clienti già allora mi dicevano che era troppo difficile raggiungerlo. Immagini lei. La mobilità è una delle leve del successo economico. Inaccessibilità che si porta dietro altre scelte. Un errore, per esempio, trasferire fuori funzioni come l'università? Esatto. E' chiaro che se i trasporti sono difficili si tende a delocalizzare. Come il Palazzo di giustizia. Ma questo significa perdere un tessuto connettivo e produttivo essenziale per il centro. Ma la funzione che le categorie economiche tendono a privilegiare è quella turistica Errore madornale, anche perché il turismo è sempre più becero e passeggero, non vive la città ma la usa. Rischiamo di offrire cose sbagliate a una domanda sbagliata. Che facciamo, apriamo solo pizzerie a taglio e pelletterie di cinesi? Bisogna riequilibrare Ci vorrebbe un dittatore Guardi, purtroppo i periodi di maggiore slancio per Firenze, quelli in cui si sono fatte scelte importanti, sono stati proprio quelli in cui la democrazia era sofferente. Il fascismo, il Granducato. Anche quello della Repubblica fiorentina non è stato male Splendido. Ma la gestione, anche in quel periodo, fu abbastanza diretta, diciamo che la democrazia non era proprio partecipata E' contrario ai comitati alle decisioni partecipate, alle assemblee con i cittadini? Non sono contrario, a patto che poi qualcuno decida. Semplicemente invoco gli anni in cui gli amministratori decidevano Tornando alla missione di Firenze, cosa bisogna decidere? Bisogna dare un senso a quello che c'è, dire a tutti dove stiamo andando. Non è vero che Firenze non offre nulla, basta chiederlo a giovani. Qui c'è un fermento di intelligenze, risorse, creatività che andrebbero solo convogliate sotto un'idea del ruolo che Firenze può avere nel futuro. La sua idea? Se la reindustrializzazione è il problema italiano, qui bisogna investire sulla cultura. Dunque privilegiare l'istruzione e la ricerca (dove abbiamo isole meravigliose ma non collegate e valorizzate). Non possiamo continuare a vivere sul passato Come dire: smettiamo di usare il marchio del David e creiamone uno contemporaneo? Certo. Il David, come le altre opere del nostro patrimonio, parlavano ai contemporanei. Oggi parlano ai turisti, non a noi. Quindi ben venga Strozzi, Strozzina, e tutto ciò che parla dell'oggi. Lei è anche consigliere dell'Ente Cassa. A chi darebbe i soldi? Ripeto: la ricerca e l'istruzione sono fondamentali. Poi investirei nelle case per giovani artisti, artigiani, tenendo tutto in centro. E i trasporti: sbagliato chiudere il centro e lasciarlo così. C'è un settore in cui Firenze riesce a essere contemporanea a se stessa? La moda, che è una delle forme in cui si esprime ciò che respiriamo intorno. Noi abbiamo una bellissima città, deve servirci per creare, deve ispirarci per fare cose belle ma nuove Vista da qui com'è la città? Non è un granchè. Davanti al Duomo, se si affaccia, vedrà ritrattisti, venditori ambulanti vari, autoambulanze, l'auto dei vigili, barroccini, biciclette legate ovunque, cassonetti brutti e puzzolenti, una massa informe di turisti, ora arrivano anche i dehor e siamo a posto. E' quello che succede nelle città in cui passano milioni di turisti. Metterebbe il numero chiuso? Se qualificare è così difficile, sì, sono per contingentare i visitatori. Volete venire a Firenze? Mettetevi in coda. Anche le città hanno un problema di sostenibilità. Allora sì che ci vorrebbe un dittatore, per scelte così forti. Non crede? Gli amministratori non devono seguire il consenso, devono perseguire l'interesse generale, anche a costo di andare controcorrente. Certo, devi dare alternative: investimenti e servizi. Ma se ci facciamo trascinare dal turismo di oggi siamo finiti.
Firenze. Turisti d'assalto: è l'ora del numero chiuso. Non solo David, liberiamo la creatività
Franco Lucchesi, ex presidente dell'Aci e oggi presidente dell'Opera del Duomo, parla della sua esperienza e delle sue opinioni sulla gestione di Firenze. Ha lavorato a Roma, ma non ha mai pensato di trasferirsi. Secondo lui, la gatta morta e senza giovani è un simbolo del centro storico che è "morto". Lui ha chiuso lo studio in via Tornabuoni nel 1987 perché i clienti dicevano che era troppo difficile raggiungerlo. La mobilità è una delle leve del successo economico, ma l'inaccessibilità può portare a scelte sbagliate. Lucchesi propone di riequilibrare la gestione del centro storico e di investire nella cultura, istruzione e ricerca.
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