Renzo Scarpa Consigliere comunale di Venezia Nell'affrontare la questione che riguarda la trasformazione e l'uso del Fontego dei Tedeschi, è doverosa una premessa: l'ipotesi, di prevedere una "dazione" al Comune di Venezia se rilascerà, entro una certa data l'autorizzazione ad una precisa variazione fisica e d'uso dell'immobile va rifiutata perché contraria all'etica di gestione della cosa pubblica e di parità tra tutti i soggetti che si rivolgono all'ente pubblico per il soddisfacimento delle proprie necessità o interessi. Fatta questa doverosa precisazione, la questione va affrontata per quello che può dare alla città in termini di vita, non in termini finanziari immediati. Questo perché, il primo compito dell'amministrazione di una città è quello di garantirne la sopravvivenza, non solo dal punto di vista fisico e monumentale, ma, soprattutto, nel senso di mantenerne il più attive possibili quelle energie vitali proprie che fanno capo ai residenti, alle loro attività economiche, alle loro specifiche e specialistiche conoscenze, al loro modo di vivere, alla loro cultura popolare, alle loro tradizioni. Insomma, si tratta di garantire la tenuta e conservazione di quel tessuto urbano diverso da città a città, e proprio per questo preziosissimo, che è il risultato della vita e della storia della città medesima e dei popoli che l'hanno costruita ed abitata. Questo rappresenta il coefficiente di misurazione del valore di un'amministrazione: se la città muore è perché lo si è voluto o non si è stati capaci di impedirlo. Garantire la vita della città di Venezia e il suo sviluppo (oggi anche combatterne lo spopolamento e l'impoverimento socio-economico) è questione strategica ma, anche, questione di metodo perché rappresenta l'obiettivo prioritario, qualsiasi sia la questione che si sta discutendo, il motivo per il quale si può pensare o meno di fare una cosa e che, in sostanza, rappresenta il valore che ha guidato la Serenissima Repubblica nel decidere di realizzare tutto ciò che è stato realizzato si trattasse di deviare un fiume, di destinare parte della città alla realizzazione dell'Arsenale odi scavare un canale. E' sulla base di questa impostazione che appare sterile e fuori luogo qualsiasi discussione sull'uso e sulla trasformazione del Fontego dei Tedeschi (così come di qualsiasi altra cosa o parte della città) avulsa dall'individuazione dei veri bisogni del territorio che lo ospita. Discutere della trasformazione e del modo d'uso di un luogo che sta nel cuore della città, senza spiegare a noi stessi come tutto ciò possa essere utile al rilancio del tessuto socio economico della città, significa ridurre il tutto ad una mera speculazione economica, legittima sul piano dell'interesse dell'impresa che la persegue, ma mancante sul piano degli obblighi di una corretta amministrazione comunale. Il Vecchio Fontego era un importante luogo commerciale dentro alla Città, che portava alla città ricchezza, occupazione e residenza, sarà così anche per il Fontego Nuovo o il tutto si tradurrà in un ennesima attività commerciale che sfrutterà ed incentiverà il turismo e il pendolarismo di tutti gli occupati e le difficoltà di vita dei residenti? Sarà l'ennesimo involucro pieno di gente e di luci dalle dieci di mattina alle dieci di sera e privo di vita nelle dodici ore successive o sarà un motore capace di trainare anche qualche altra cosa, di portare dinamismo al cuore di questa straordinaria Capitale che risponde al nome di Venezia? La differenza val bene una terrazza all'ultimo piano ed una scala mobile pur nel rispetto delle norme di tutela. Certo, stiamo parlando della capacità di misurare il valore degli interventi in città al fine della sua esistenza che, come detto, rappresenta il compito fondamentale di ogni amministrazione e che può esser svolto solo se si è definita una strategia e se si è deciso di perseguirla in modo prioritario misurandone ad ogni occasione il grado di raggiungimento. Se, viceversa, manca questa strategia e si amministra per approssimazioni successive, se si è sempre angosciati dal chiudere bilanci sempre uguali a sé stessi e sempre in profondo rosso e sempre per i medesimi motivi, se, insomma, tutte le questioni vengono affrontate con l'ottica del fare cassa in ogni modo perché altrimenti si sarà costretti a passare la mano con ignominia, allora può capitare di accettare le "dazioni" e di svendere anche la propria storia derubricandola al valore di edilizia più o meno nobile, più o meno costosa senza preoccuparsi degli effetti. In quel caso non ci sarà partita, non ci sarà amministrazione, non ci sarà città.