Una disparità non soltanto nel numero dei visitatori, ma anche amministrativa. Così si pensa a una «società» Nella scorsa settimana sono stati messi a confronto tre musei diversissimi: gli Uffizi, Brera e il prezioso Museo civico di Bassano. Ognuno è il frutto di un pezzo di storia d'Italia. Gli Uffizi hanno beneficiato della lungimiranza dei Medici e dei loro successori; Bassano dell'affezione di una piccola e incantevole città. Brera non ha potuto approfittare di un pari consenso civico. Come collezione, è nata da un atto d'imperio nell'età napoleonica raccogliendo opere d'arte soprattutto dalle province dello Stato pontificio. Come istituto, si è affermato nell'insegnamento di personalità quali Piermarini e Boito. Ma raramente è stata capace di tessere una solida rete di relazioni cittadine. Dalle cifre rese note, il confronto con gli Uffizi è desolante per la pinacoteca milanese: agli Uffizi 1.700.000 visitatori, nel 2011, contro i 203 mila di Brera. Anche dal punto di vista amministrativo vi è un'enorme disparità. Gli Uffizi fanno capo al polo museale, che riunisce tutti i musei statali fiorentini ed hanno quindi la possibilità di trattenere parte dei loro guadagni per reinvestirli, mentre Brera è sola. È così sorta l'idea di associare Brera al Cenacolo, istituendo un polo museale anche a Milano. Ma non credo che basterà una soluzione amministrativa a risolvere tutto. Gli Uffizi sono dentro un grande sistema turistico e in una città con istituti culturali funzionanti. E Milano?