Scoperti da una «task force» della polizia municipale. Usavano come «firma» un volto di gatto e un orecchio meccanico Un operaio, uno studente e un commerciante hanno imbrattato per mesi il centro Le operazioni. In un anno già individuati 15 autori di graffiti sui muri della città lagunare Erano in tre: un operaio di Pordenone, uno studente veneziano di buona famiglia e un artigiano trentacinquenne. In arte Gafuck, Zetaerre e Squon. Sono loro gli ultimi imbrattatori di Venezia. Armati di bombolette spray e secchi di colore, hanno colpito per mesi i luoghi strategici e monumentali della città lagunare, dal Ponte di Rialto a quello dei Miracoli, dalla chiesa di San Simeon Grande a quelle di Santa Fosca e San Cassiano. L'operaio Gafuck, 29 anni, inventandosi una specie di orecchio meccanico; il suo concittadino Squon, trentacinquenne titolare di una serigrafia che vende felpe berretti e magliette, marchiando le «opere» con gli stessi «occhi di gatto» dei suoi prodotti; e Zetaerre, lo studente, lasciando la sua sigla, Tag, come un vero pittore. Li hanno scovati e denunciati. La polizia municipale è arrivata al terzetto battendo la pista di Internet. Gli imprudenti writer avevano infatti tentato di fare pubblicità ai loro graffiti mettendoli in Rete. Identificati e perquisiti, gli investigatori hanno trovato nelle loro case centinaia di bombolette spray, erogatori, computer e un telefono cellulare nel quale uno dei tre aveva memorizzato l'ultima sua creatura. Gafuck, Zetaerre e Squon sono stati così denunciati per danneggiamento continuato. Contro di loro si è schierato il Comune di Venezia che già immagina il futuro processo, avendo preannunciato la costituzione di parte civile per chiedere il risarcimento del danno. Guai in vista, dunque, per i graffitari. La legge infatti non fa sconti e per il codice chi vernicia il Ponte di Rialto, a Venezia, paga come chi sfregia la Gioconda di Leonardo. Ma per loro e per i loro colleghi veneziani già denunciati è una sorta di sfida, di provocazione e di sottile godimento, considerata la ricaduta mediatica delle «opere», alcune anche curate e ironiche ma sempre illegali. Gli amministratori hanno chiuso un occhio per alcuni mesi. Poi hanno detto basta ed è iniziata la caccia, mettendo in campo una vera e propria task force di agenti della polizia lagunare. In poco più di un anno ha portato a termine quattro operazioni, per un totale di 15 writer scovati. L'agente che ha coordinato l'indagine della municipale, Gianni Franzoi, osserva: «Realizzano i graffiti di notte per poi pubblicizzarli su Internet ed eventualmente guadagnare denaro dall'oggettistica legata alla loro opera. Venezia diventa così uno straordinario veicolo commerciale». Solo nell'ultima indagine la polizia municipale ha censito una cinquantina di graffiti. La risposta di Gafuck è nell'ultimo suo disegno: «La pistola fumante, indice di colpevolezza».