Ornaghi chiede fondi al Cipe per concludere l'«infinito» cantiere delle Gallerie VENEZIA Per ammirare Giorgione, Tiziano o Tintoretto nella nuova ala Selva, tra pannelli bianco latte incastonati nei colonnati di mattoni a vista, manca davvero poco. Sulla carta. Perché alle Gallerie dell'Accademia i cantieri sembrano non finire mai: all'appello mancano ancora 3 milioni di euro, di cui due per opere già eseguite (e non ancora saldate) e uno per terminare i lavori. Ora però si apre uno spiraglio per il museo che conserva la principale collezione pittorica veneta: a breve potrebbero arrivare ben 7 milioni di euro. A chiederli e stato il ministro ai Beni culturali Lorenzo Ornaghi, che nei giorni scorsi ha scritto al Cipe per chiedere 70 milioni di euro per il rilancio dei poli muse-ali statali. I soldi andrebbero «pescati» dai fondi europei per lo sviluppo e la coesione territoriale e serviranno, così è scritto nero su bianco nella richiesta, a finanziare la riqualificazione di nove musei. Uno di questi sono le Gallerie dell'Accademia, per le quali si legge nella richiesta recapitata al Cipe a firma Ornaghi si punta a «garantire la sicurezza e la conservazione di un complesso architettonico a uso pubblico e dei beni in esso conservatie permettere l'accesso al pubblico». Ed ecco dunque i 7 milioni di euro previsti. Manna dal cielo, visto che si tratta di 4 milioni in più di quei tre che servono per il restyling e l'ampliamento iniziato nell'ormai lontano 21 dicembre 2004, più di sette anni fa. Ma quei soldi serviranno perché, una volta completate le Gallerie nuove, poi sarà necessario un ulteriore investimento per armonizzare l'ala «vecchia» agli stessi standard di servizi. Proprio nei giorni scorsi c'è stato un incontro al ministero in cui si è parlato di questo. Il restauro in corso, seguito dalla Soprintendenza veneziana, è stato affidato sette anni fa all'architetto Tobia Scarpa, il cui famosissimo padre Carlo è stato anch'egli impegnato nell'allestimento: al termine ci sarà un ampliamento da 5 mila a 12 mila metri quadrati accessibili ai portatori di disabilità con caffetteria, sala conferenze, laboratori didattici, museo pedagogico in un piano interrato nel cortile palladiano. Da progetto l'intervento sarebbe dovuto durare 1.100 giorni (poco più di tre anni) per una spesa di 18 milioni di euro complessivi: con finanziamenti regolari, il cantiere sarebbe chiuso da ormai quattro anni e invece non ci sono ancora date certe. Ora però la palla passa al Cipe. I 70 milioni farebbero parte di un «tesoretto» di 600 milioni di euro del programma europeo «attrattori culturali» stanziati per il periodo 2007-2014 e di cui a oggi è stato usato solo il 3,4 per cento e impegnato il 3,8. A Roma non rimangono impantanati nei cavilli burocratici solo i fondi europei. Nel bilancio 2012 del governo c'è un miliardo per i beni culturali a cui vanno aggiunti altri 503 milioni fermi dal 2011. E alla Regione Veneto spettano quasi 26 milioni. Anche solo una piccola quota a Venezia darebbe respiro ai tanti cantieri aperti in centro storico. La sola programmazione triennale 2008-2010 della Soprintendenza (l'ultima tranche di interventi approvata con decreto ministeriale il 16 luglio 2008) coinvolge 9 siti tra cui i palazzi Ducale, Pisani e Reale, la chiesa di Santa Maria dei Carmini e le sale d'arme dell'Arsenale. In città c'è poi la difficoltà di scelta tra manutenzioni e restauri. Anche se arrivassero i soldi da Roma, c'è sempre il rischio che siano vincolati ed è appunto il pericolo che incombe sui 7 milioni di euro per l'Accademia.