Ristoratori e bar stapperanno oggi (non metaforicamente) bottiglie di champagne: i «funghi» sono salvi ancora per un mese, e così i cosiddetti «dehors», eufemismo che imbelletta, nella stragrande maggioranza dei casi, una privatizzazione del suolo pubblico che nessun'altra Capitale europea si sognerebbe di permettere. Ancora una volta il Campidoglio ricorre alla pratica del rinvio: guarda caso, sempre per venire incontro alle richieste esplicite della potente lobby del mondo della ristorazione. Si tratta, chiariamolo una volta per tutte, di un settore-chiave della nostra economia cittadina, di un meraviglioso biglietto da visita di Roma nel mondo (cosa sarebbe la Capitale d'estate senza tavolini e sedie all'aperto?) Ma questo ruolo non può, non deve permettere una specie di patente straordinaria per non osservare leggi, regolamenti, diritti degli abitanti del centro storico. Soprattutto non può tradursi in un permesso speciale di violare sistematicamente la legge Galasso del 1986 che vieta agli esercizi commerciali di installare attrezzature non compatibili con il «paesaggio» culturale romano. Alemanno compie quindi due errori. Primo: con la proroga si schiera a favore delle installazioni illegali, contro le leggi di tutela e, insieme, contro le istanze delle associazioni degli abitanti, continuamente offesi da brutture che divorano spazio pubblico. Secondo errore: continua a scavalcare le ordinanze della presidenza del I Municipio, contro qualsiasi spirito di condivisione delle scelte e, soprattutto, contro ogni rispetto per il decentramento amministrativo. II sindaco avrà fatto sicuramente i suoi calcoli politici (le elezioni si avvicinano di mese in mese). Ma non si può non osservare che parliamo dello stesso sindaco che non si batte per eliminare i camion-bar, che ormai invadono ogni millimetro di spazio monumentale; dello stesso sindaco che, all'inizio del mandato, ha sottovalutato lo sfregio dell'installazione di troppi cartelloni pubblicitari (producendo, in parallelo, la vergogna di quelli abusivi, fenomeno represso poco e male). Purtroppo il ministero per i Beni e le attività culturali continua a tacere, a non schierarsi, a non chiedere chiarimenti nonostante la violazione della legge Galasso (legge nazionale!) sia tanto palese da essersi trasformata in una vera e propria sfida. Esisterà un giudice a Berlino? Magari ne esiste più semplicemente uno qui a Roma, che si occuperà di tutto questo, chissà.
ROMA Gli errori, il silenzio, lo sfregio.
Il sindaco di Roma, Alemanno, ha prorogato per un mese le installazioni dei dehors, permettendo alle ristorazioni e bar di continuare a installare attrezzature non compatibili con il paesaggio culturale romano. Questa decisione è stata criticata dalle associazioni degli abitanti del centro storico e dalle leggi di tutela, come la legge Galasso del 1986. Il sindaco è stato accusato di aver fatto calcoli politici e di aver continuato a scavalcare le ordinanze della presidenza del I Municipio. Il ministero per i Beni e le attività culturali non ha ancora schierato la sua posizione e il problema continua a essere una sfida.
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