Danni diffusi, da Urbino a L'Aquila, dal Colosseo a Parma. Il maltempo che a febbraio ha colpito tutta Italia ha causato purtroppo oltre 56 vittime e una serie di danni ingenti a edifici antichi, soprattutto nel Nord e Centro Italia. Tanta paura ma solo un crollo di piccoli frammenti al Colosseo a Roma, dove per giorni aree archeologiche e musei sono rimasti chiusi, mentre a destare molte preoccupazioni, poi rientrate grazie al lavoro del Corpo nazionale del soccorso alpino e della Guardia di Finanza locale,è stato il Palazzo Ducale di Urbino, che ospita la Galleria nazionale delle Marche. Prima il tetto colmo di neve (la copertura era per fortuna stata consolidata pochi anni fa) e poi le infiltrazioni d'acqua al momento del disgelo. Crollo del tetto invece alla chiesa trecentesca dei Cappuccini, ora gestita dall'Università, con uno squarcio di 7 metri che ha risparmiato il dipinto della «Madonna Immacolata» di Angelo Angeloni da Pennabilli; crollato anche il soffitto di un'ala del trecentesco (rifatto nel '700) convento di S. Francesco. Danni ingenti anche nella vicina Urbania dove solo il caso ha permesso di salvare la «Vergine della Neve», capolavoro di Federico Barocci dipinto per il duca Francesco Maria della Rovere: per fortuna spostata per una mostra, perché nella chiesa che la conserva, il Santissimo Crocifisso, è crollato il tetto. Alcuni «scricchiolii» anche al Palazzo Ducale di Urbania, al Duomo di Urbino e un po' in tutto il Montefeltro marchigiano. Pericolo per crolli anche nella martoriata L'Aquila dove, spiega il vicecommissario per la ricostruzione Luciano Marchetti, «siamo intervenuti per evitare che il disgelo con le infiltrazioni provocasse danni irreparabili a opere d'arte e apparati decorativi». Crolli e neve all'interno nel capoluogo abruzzese e nelle frazioni nella cattedrale di San Massimo, nell'ex Sant'Agostino e Santa Maria Paganica e alla chiesa delle Anime Sante. Se la neve in Abruzzo non ha fatto che peggiorare i problemi tuttora acuti provocati dal terremoto del 2009, la forte scossa sismica (magnitudo 5 ,4), avvenuta lo scorso 27 gennaio con epicentro tra le province di Parma e Reggio, non ha provocato morti o feriti, ma i danni a chiese ed edifici monumentali sono stati anche qui vari, in particolare a Parma e Modena. I danni maggiori si sono avuti alla reggia di Colorno, nel Parmense, dove si sono verificate varie e visibili lesioni, anche alle torri che delineano l'ex residenza ducale, che hanno consigliato di chiudere il monumento poi riaperto in occasione di San Valentino. Due statue sono cadute al suolo e altri sette manufatti sono in pericoloso bilico. Preoccupazione dopo il sisma e le scosse di assestamento anche per la rocca di Fontanellato, a pochi chilometri da Parma. In particolare si sono manifestate crepe (soprattutto sotto a uno dei putti che definiscono l'ampio pergolato dipinto) nella sala che ospita gli affreschi dedicati alla «Favola di Diana e Atteone» realizzati nel 1524 da Parmigianino. Altri danni evidenti alla rocca dei Terzi di Sissa, piccolo centro del Parmense. e. nel capoluogo, a Palazzo Giordani, una sede della Provincia di Parma. È stato necessario un sopralluogo dei Vigili del fuoco per individuate un sinistro a una delle colonne marmoree che contornano l'orologio sulla facciata seicentesca del Palazzo Ducale di Modena. La colonna si è spostata con rischio di crollo, per questo il monumento (sede dell'Accademia militare italiana) è stato transennato. Il pericolo si è manifestato proprio negli stessi giorni in cui è iniziato il restauro di statue di fine Seicento,poste sulla medesima facciata, da cui si erano staccati pezzi alcuni mesi orsono. Nella chiesa modenese di Sant'Agostino è stato invece transennato un altare laterale per la caduta di calcinacci a seguito delle scosse. Ma anche altre chiese del Nord Italia sono state rese inagibili per alcuni giorni: quelle della Sacra Famiglia di Marina di Carrara, del Corpus Domini di Parma, della parrocchia di Cogozzo di Viadana (Mn), di Santa Maria della Neve a Guaitimi (Re) e di Sant'Andrea a Castelnovo Sotto (Re). Chiusa per cedimenti anche la chiesa del convento dell'Osservanza di Bologna: la Soprintendenza ai beni architettonici ha stanziato per il monitoraggio 150mila euro, ma per i lavori urgenti ne servirebbero altri 200mila. E sui danni nelle Marche e in Emilia è giunta infine una lettera bipartisan al sottosegretario Cecchi da parte di alcuni deputati per «una ricognizione approfondita» e la definizione «con le istituzioni locali linee di azione per i recuperi» dei beni danneggiati nelle «province di Pesaro Urbino, Rimini, Forlì-Cesena».