Hanno fatto appena in tempo a utilizzarlo come spazio per una mostra di arte contemporanea, con opere di Calzolari e altri maestri dell'arte povera fra l'odore ancora intenso del tabacco. S'intitolava "Sboom!" e avrebbe dovuto segnare il primo passo verso la trasformazione della ex Manifattura Tabacchi di Firenze in città della cultura. Un nome, un destino, avrebbe detto Tristram Shandy facendo contento il ministro Tremonti, che prima di Natale, mercé un nuovo decreto, si è venduto il complesso fiorentino. E non solo. Dalla pagine del Giornale dell'arte l'archeologo e docente dell'University College di Londra, Gaetano Palumbo, denuncia: sono 35 le proprietà vincolate messi in vendita nella prima fase delle aste Scip, la società di cartolarizzazione degli immobili pubblici creata, prima della Patrimonio spa, nel novembre 2001. Sono già stati venduti Palazzo Correr a Venezia, un palazzo storico al centro di Palermo, e un edificio a Milano, costruito sulla zona dell'anfiteatro romano, mentre ancora invenduti risultano Palazzo Artelli a Trieste, la residenza termale dei Granduchi di Toscana a San Giuliano Terme, e Villa Manzoni a Roma. «Questi ultimi - spiega Palumbo - essendo stati battuti già due volte, verranno messi in vendita con uno sconto del 25. Se anche in quel caso le proprietà non saranno vendute, sarà battuta un'altra asta con base scontata del 35. L'asta finale sarà a base libera, quindi teoricamente qualcuno potrebbe portarsi via queste proprietà per pochi euro». D'obbligo allora chiedere qualche lume più al direttore della scuola Normale di Pisa, lo storico dell'arte Salvatore Settis, strenuo avversario delle svendite volute dal governo di centro destra. Su questo ha scritto articoli, libri e intorno a questi suoi lavori è nato di recente anche un sito www.patrimoniosos.it che già nelle prime settimane ha avuto più di 30.000 visite. Professor Settis, l'assalto ai beni culturali da lei paventato nel libro Italia s.p.a sembra già cominciato. Cosa sta succedendo realmente? Negli ultimi mesi sono accaduti fatti molto discordanti. Da un lato ci sono state le vendite di cui parla Palumbo, dall'altro il ministro Urbani rilascia dichiarazioni pubbliche e compie atti che vanno nella direzione opposta a quella indicata dal ministro del Tesoro. Ha istituito una commissione di lavoro per una nuova legge di tutela che, sulla base della legge delega, riaffermi l'inalienabilità del patrimonio storico artistico. Lei da poco ha accettato di entrare a far parte del comitato scientifico che affianca il lavoro di questa commissione diretta da Gaetano Trotta. Segno che crede alla sincerità del dietro front del ministro Urbani? Fin'ora abbiamo fatto una sola riunione e anche in quell'occasione Urbani ha ribadito il suo impegno. Certo quello che non posso fare a meno di chiedermi è: qual è la politica del governo? Quella di Urbani o quella di Tremonti? Questo governo dovrebbe decidersi. Per parte mia lo sto chiedendo a gran voce nelle sedi istituzionali e attraverso i giornali. Occorre chiarezza, che si rispettino le regole, che pure ci sono. La vendita della Manifattura tabacchi, l'ho verificato di persona, è avvenuta senza chiedere il parere preventivo del ministero dei Beni culturali, né tanto meno della soprintendenza locale. E questo è un fatto gravissimo, una violazione di quello che stabilisce la legge. E se invece vincesse integralmente la linea Tremonti cosa accadrebbe? Piano piano si venderebbero tutto il patrimonio, indistintamente. Io non sono un economista, ma se proprio dovessimo venderci qualcosa potremmo ben cominciare dalle scuole, dalle caserme dimesse degli anni '50, strutture e edifici che non abbiano un valore artistico o paesaggistico. Lei parla spesso del patrimonio artistico come fulcro della nostra identità nazionale, della nostra memoria storica. Senza di questo che contributo possiamo dare all'Europa? Intanto comincerei con il dire quello che l'Italia ha già fatto. Il nostro è il paese in cui storicamente è nato il concetto di tutela dei monumenti, che lo ha insegnato al resto del mondo. Per il futuro si prospettano due strade: o continuiamo a insegnare agli altri che cosa è la tutela o cominciamo a insegnare come si fa a mandare tutto in malora. In questo bivio io ho una posizione molto netta a favore di un'avanguardia dell'Italia, in linea con la sua storia e la sua Costituzione, nel rafforzare le ragioni della tutela e perché i nostri princìpi diventino i princìpi di tutta I Europa. Lei ha diretto per cinque anni il Getty Research Institute di Los Angeles. Un'esperienza che ha rafforzato la sua visione della tutela? La situazione là è molto diversa. Le collezioni americane, ricchissime di arte italiana e europea, non hanno nulla a che fare con la storia del paese. L'elemento identitario per l'americano è piuttosto il Grand Canyon. E a queste bellezze naturali applicano le loro norme di tutela. Naturalmente ci sono grandi edifici come la Casa bianca che rappresentano il potere politico ma gli Usa non concentrano la loro identità nazionale su un patrimonio monumentale. Per noi il colosseo, la torre di Pisa, i templi di Agrigento, di Paestum sono degli elementi di forte identità. Ogni italiano è fiero dei monumenti che ha nella sua città. È talmente convinto che questi siano un bene pubblico che anche quando leggono delle svendite non credono che accada davvero. A fronte di questo c'è l'amore che gli stranieri, gli americani in particolare, hanno per la nostra arte, un elemento in più, credo, per tenercela in casa il più possibile.
Settis: ma sui Beni culturali decide Urbani o Tremonti?
Il governo ha venduto la Manifattura Tabacchi di Firenze e altre proprietà vincolate, come Palazzo Correr a Venezia e un edificio a Milano. L'archeologo Gaetano Palumbo denuncia che queste vendite sono state effettuate senza il parere preventivo del ministero dei Beni culturali. Il ministro del Tesoro, Tremonti, ha venduto il complesso fiorentino, mentre il ministro dell'Istruzione, Urbani, ha istituito una commissione per una nuova legge di tutela. Urbani ha anche accettato di entrare a far parte del comitato scientifico che affianca il lavoro della commissione. Settis, storico dell'arte, è contrario alle vendite e sostiene che il patrimonio artistico è un bene pubblico.
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