CASI ILVA E RIGASSIFICATORE SCELTE CHIARE E PARTECIPATE Le vicende British gas a Brindisi e Ilva a Taranto segnano probabilmente uno spartiacque necessario. Il modello su cui si è basata leconomia della Puglia negli ultimi decenni e fino a oggi risulta ibrido a causa dellingombrante presenza di relitti industriali, eredità dei grandi investimenti delle partecipazioni statali. Giusto o sbagliato che sia, il fatto è che riproporre oggi quel modello caratterizzato dal gigantismo degli impianti, nellera delle nanotecnologie e delle risorse scarse, è come gettare il sale sulle ferite di un territorio evidentemente provato. Il Sud che dice i suoi no ha qualche ragione per farlo. E le ragioni non stanno in un francamente inimmaginabile allineamento delle comunità locali su posizioni da ambientalismo radicale. Lo spartiacque non è già da molto tempo quello che divide lambientalismo della conservazione da chi predica lo sviluppo incondizionato. Piuttosto, lo iato sta nella capacità o nellincapacità di spiegare tale trasformazione, giustificarla, renderla autorevole quanto a chi la propone e quindi accettabile nelle premesse quanto negli esiti a breve, medio e lungo termine. Chi sostiene che sia stato un errore rinunciare al rigassificatore a Brindisi lamenta addirittura il rischio di una lesione alla strategia energetica nazionale. Se fosse vero sarebbe grave. La verità è invece che, a oggi, noi non sappiamo quale sia la strategia energetica nazionale. Non lo sappiamo nei numeri del fabbisogno energetico. Non lo sappiamo nelle quote di produzione che, per legge, ogni Regione si aspetta di vedersi affidare. Delegare di fatto la politica energetica statale a interventi spot non ha fatto che rinfocolare nelle popolazioni il sospetto (ingiustificato?) che stesse prendendo forma dinanzi ai loro occhi una sorta di neocolonialismo delle imprese. Anche la richiesta di revisione dellAutorizzazione integrata ambientale (Aia) per lIlva di Taranto è originata dalla necessità di trasparenza e coinvolgimento nelle scelte sul futuro. A causa delle conseguenze gravi dellinquinamento, si è generata negli anni una crisi ormai insanabile, che vede da un lato un sistema votato per missione a ridurre i costi di produzione, dallaltro laumento della domanda di salute e con questa lesponenziale crescita dei costi delle cure garantite dal sistema sanitario pubblico. In questa crisi, dalla quale non si può uscire se non facendo quadrare i bilanci, il costo ambientale ha un peso maggiore che in passato. Se è vero che ogni grande crisi è una grande opportunità, allora i cittadini di Taranto non devono perdere loccasione di disegnare per il proprio territorio lo sviluppo, sceglierlo e costruirlo. Occorre, dunque, che sin dora la politica attivi i livelli di partecipazione e condivisione delle scelte, promuovendo la capacità di ascolto. Il passaggio non è né immediato, né indolore, ma necessario. Ciò che è accaduto nel grande bacino carbonifero e siderurgico della Renania settentrionale, in Germania, riqualificato e riconvertito nellarco di un decennio a una fiorente economia verde basata su tutela del paesaggio, cultura, turismo e artigianato, lo dimostra: una pianificazione mirata e trasparente abbinata a scelte partecipate non è frutto né di radicalismi, né di velleitarismi. Semplicemente è una scelta conveniente. (responsabile Ambiente Pd regionale)
PUGLIA - caso ILVA e rigassificatore, scelte chiare
Il modello economico della Puglia, basato sul gigantismo degli impianti, è considerato ibrido a causa della presenza di relitti industriali. Il Sud ha ragioni per dire no al rigassificatore a Brindisi e all'Ilva a Taranto, che sono stati proposti come soluzioni energetiche. La politica deve attivare i livelli di partecipazione e condivisione delle scelte, promuovendo la capacità di ascolto. La pianificazione mirata e trasparente abbinata a scelte partecipate è una scelta conveniente per lo sviluppo sostenibile. La crisi dell'Ilva a Taranto è stata causata dall'inquinamento e richiede una revisione dell'Autorizzazione integrata ambientale.
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