La nuova direttrice propone una cura radicale che ridia prestigio alle undici sedi espositive Il Correr, finora molto trascurato, ha bisogno di un restyling generale. Diventerà il luogo dei grandi eventi espositivi e anche un punto di riferimento VENEZIA Una nuova stagione per i musei civici veneziani. Da due mesi a guidare la prestigiosa Fondazione lagunare, che conta ben undici sedi, è arrivata direttamente da Trento e Rovereto l'ex direttrice del Mart, Gabriella Belli. Determinata e battagliera, la Belli conosciuta nell'ambiente dei musei e dell'arte con il soprannome di "zarina" - ha annunciato una vera e propria cura d'urto per dare nuovo lustro ai gioielli veneziani. Immaginiamo che lei sia un medico. Il corpo dei musei veneziani è un paziente in ottima salute o ha bisogno di molte cure? «E' un paziente con alcune criticità forti - spiega Gabriella Belli - che ha bisogno di un check-up generale. Il Museo Correr in particolare sotto l'aspetto più propriamente museale oggi può essere considerato l'elemento più critico della nostra Fondazione e forse anche quello che necessita di una revisione complessiva. Gli altri musei, pur con alterne problematiche, hanno mantenuto un stato di salute buono: penso al Fortuny o a Ca' Rezzonico (il Museo del '700) o a Palazzo Mocenigo (il Centro di studi del tessuto e del costume), strutture che negli anni hanno avuto interventi e attenzione. Il Museo Correr invece, che ai miei occhi è il più importante dei musei veneziani, anche perché si trova proprio in Piazza San Marco, è stato in un certo qual modo il più trascurato. Qui intendo intervenire con un restyling generale». Dopo la cura come si immagina il Museo Correr nel futuro? «Vedo un museo che diventerà il luogo dei grandi eventi espositivi e il punto di riferimento per tutti gli altri musei cittadini. Il suo restyling riprenderà il progetto ideato negli anni '60 dal celebre architetto Carlo Scarpa, in passato solo parzialmente attuato; progetto che naturalmente sarà aggiornato secondo le moderne indicazioni museografiche. Per usare una metafora vedo il Correr nel futuro come una sorta di vecchia signora aristocratica da incontrare in Piazza San Marco: elegante, ingioiellata (tuttavia poco chiassosa), discreta. Una bella donna che porta bene i suoi anni e non si è fatta nessun lifting. E questo perché bisogna accettare la storia, bisogna custodirla, salvaguardarla, naturalmente aggiornarla, ma non stravolgerla. Nel futuro del Correr vedo un museo un po' understatement, dove si potrà meditare, percorrere in silenzio le sale, dove a disposizione del visitatore ci saranno tutti gli strumenti per conoscere la storia dell'arte senza un'invasione forte nel campo del visivo, nel pieno rispetto delle opere». E per Ca' Pesaro qual è la diagnosi? «Un altro paziente che pur risanato in passato non risponde esattamente ad un progetto di museo del '900 e sul quale intendo intervenire con una cura drastica. In questa sede bisogna realizzare un lavoro museografico molto importante. 'Il paziente' Ca' Pesaro ha bisogno di essere ripensato da un punto di vista museografico, degli accostamenti delle varie sale, ha bisogno di valorizzare i patrimoni straordinari che possiede e di sviluppare una parte dedicata al Secondo '900, che in questo momento non esiste. Per questo dovremo riprendere anche la politica delle acquisizioni e un rapporto più stretto con le altre istituzioni culturali della città, Biennale in testa». Uno degli elementi della sua cura è senza dubbio quello della programmazione. «L'internazionalità della Fondazione intesa come ricerca di partnership molto forti con il mondo della museografia internazionale è il mio obiettivo. Per essere però all'altezza ci vogliono due requisiti fondamentali. Un patrimonio di collezioni, di sedi e di idee, che noi possediamo e che si presenta come uno dei più straordinari al mondo, e poi la capacità di essere veramente programmati, in modo tale da mettersi alla pari con le grandi istituzioni che viaggiano con un anticipo di progettazione di minimo 3 anni, cosa da cui oggi siamo assolutamente lontani e che dobbiamo costruire velocemente». Il Mart aveva un "ufficio affari internazionali" molto attivo. Ci sarà anche a Venezia? «La reputazione di un museo piccolo come il Mart, rispetto a Venezia, doveva passare per forza dalla sua capacità di stare in relazione col mondo, altrimenti non avrebbe raggiunto la fama che ha oggi. Per Venezia la questione è molto diversa: ha una rendita di posizione molto forte. Questo però non vuol dire che la sua stella brilli nell'universo dei musei internazionali come dovrebbe. Noi cercheremo di lavorare perché splenda il più possibile». Costruirete mostre conto-terzi, come facevate al Mart? «Negli ultimi anni sotto la direzione Gian Domenico Romanelli si è andati un po' in questa direzione. Eredito una strada aperta dal precedente direttore, che sicuramente andrà potenziata. Ma quello a cui io punto è la 'co-gestione' degli eventi: realizzare insieme ad altre istituzioni mostre che possono stare a Venezia come a Washington». E per gli altri musei veneziani meno conosciuti, come quello del vetro o del merletto, cosa prevede? «Ogni museo, piccolo o grande, dà la sua spinta, dà il suo contributo all'interno di una filiera. Così se riusciremo a mettere sulla corsia giusta le teste di ponte tutto crescerà assieme. Il vero punto della questione è che arrivando qui ho avuto l'impressione che ci fossero molte individualità, cioè tanti musei a sé stanti, invece noi vogliamo avere un unico grande museo con molte facce: questa è la difficoltà». Nel suo progetto di cura punterà anche su alcune grandi mostre? «Senza dubbio. Cominceremo con Klimt proprio al Museo Correr il 24 marzo. Quest'anno ricorrono i 150 anni dalla nascita del grande artista viennese e l'Austria in questo momento è tutta sotto il segno di Klimt. La nostra sarà la più grande mostra realizzata fuori dai confini austriaci per commemorarlo. Sarà costruita sulla figura di Klimt, sulla sua evoluzione ma soprattutto sulle relazioni che il maestro dell'At Nouveau ebbe con gli artisti a lui coevi. E per chi ama il Settecento a settembre ci sarà nel terzo centenario della nascita una grande mostra dedicata a Francesco Guardi. Sarà un'esposizione molto importante, in cui verranno ritracciati su questo autore anche dei percorsi attribuzioni-siici. Una mostra senza sbavature, molto rigorosa dal punto di vista scientifico, che permetterà di vedere a Venezia dei dipinti che non si sono mai visti in passato». E a Palazzo Ducale cosa vedremo? «Palazzo Ducale resterà, come è ovvio, museo di sé stesso. Potranno esserci alcune mostre dossier, come quella attualmente in corso dedicata alle feste dogali, ma dovranno essere veramente giustificate dal punto di vista espositivo». E con la sua squadra veneziana come è stato l'impatto? «Della squadra sono molto contenta. Mentre a Rovereto avevo dei collaboratori molto giovani che si sono formati quasi tutti con me, a Venezia invece ho trovato persone molto professionalizzate, quindi lo scambio è alla pari, molto forte, molto interessante. Si può dire che là insegnavo, qua invece imparo anche». Nel segno di Hoffmann e della Secessione a partire dal 24 marzo Le principali mostre temporanee promosse dalla Fondazione dei Musei Veneziani nel 2012 saranno sette. Le più importanti: "Gustav Klimt nel segno di Hoffmann e della Secessione" al Museo Correr dal 24 marzo all'8 luglio 2012; "Francesco Guardi" dal 28 settembre 2012 al 6 gennaio 2013 al Museo Correr e a Ca' Rezzonico. Le altre mostre annunciate saranno Primavera a Palazzo Fortuny: avere una bella cera" (Museo Fortuny, 10 marzo-28 giugno); "Sartorio e Venezia" (Ca' Pesaro, primavera 2012); "San Michele in isola. Cenacolo di umanisti o 'caput ordinis' dei Camaldolesi?" (maggio-agosto 2012); "Moda e cinema 1840-1940" (Museo di Palazzo Mocenigo, settembre-dicembre 2012); "Llecker e Castellani" (Ca' Pesaro, autunno 2012); "Fortuny e Wagner" (Museo Fortuny, novembre 2012-marzo 2013).
Il Piccolo
10 Marzo 2012
✓ Entità verificate
Gabriella Belli: Klimt e altre idee per ridisegnare i musei veneziani
GI
Giovanna Pastega
Il Piccolo
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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