Il nuovo titolare dell'archeologia romana Angelo Bottini manda messaggi rassicuranti: proprio ieri ha fatto un primo sopralluogo col suo predecessore ed è cominciato il passaggio di consegne. L'eco dell'assemblea di Palazzo Massimo arriva sfuocata al Palatino. La sede «storica» della Soprintendenza archeologica della città dentro l'ex monastero di Santa Francesca Romana sembra vuota, nessuno alla porta ad accogliere i visitatori, solo l'Alfa di servizio parcheggiata di fuori in attesa che il nuovo Soprintendente Angelo Bottini abbia sbrigato qualche prima pratica negli uffici che dopo una doppia scalinata ideata dal Valadier si aprono, assolati, al secondo piano di questo edificio incastonato tra il Tempio di Venere e Roma e l'Arco di Tito. Soprintendenza isolata, col cancellone chiuso in cima alla via Sacra e i custodi che cercano di capire che cosa chiedono i turisti in arrivo dal Colosseo e che non sanno nulla di questi cambiamenti in corso nell'archeologia romana. L'ex monastero appare come abbandonato, ma basta salire per le scale del Valadier e già all'altezza del primo piano, accanto al bel chiostro, ecco scendere dall'alto voci maschili. Quelle dei due soprintendenti. Con Angelo Bottini, il nuovo, infatti c'è anche lui, Adriano La Regina, il vecchio. Sono reduci da un giro compiuto insieme, mentre era in corso la vivace assemblea a Palazzo Massimo. Adriano La Regina ha fatto gli onori di casa per il suo successore. Una specie di rito delle consegne, prima al Museo delle Terme davanti alla Stazione Termini e poi qui ora al Palatino, dove si nascondono i problemi forse più grossi. Le polemiche sono state lasciate fuori della porta. Angelo Bottini, ormai Soprintendente di Roma da un giorno, è il primo a scendere. È da solo e s'informa; subito su quanto è stato detto a Palazzo Massimo. È un uomo minuto, preciso, disponibile. Sgrana un po' gli occhi sentendo tutta questa preoccupazione di sindacati e dipendenti che dietro il pensionamento di La Regina intravedono privatizzazioni, una Fondazione, rischi occupazionali e perfino l'abbattimento dell'«annualmente promessa stabilizzazione del consistente numero di lavoratori precari». Apprende che verrà promossa un'assemblea cittadina e che verrà fatto anche un incontro con i colleghi del Museo Egizio di Torino dove è in corso una trasformazione in Fondazione... «Ma di che si parla? - si chiede Angelo Bottini -. Le fondazioni non sono all'ordine del giorno di questa soprintendenza. Sono un argomento che non abbiamo in agenda. Di che si ha timore? Non vorrei che sollevando un gran polverone si venisse a creare una situazione come quella che scattò una volta durante un incontro tra Gianni Agnelli e i sindacati. Dopo aver ascoltato le loro proteste, sembra che Agnelli abbia esclamato: "Francamente io non ci avevo pensato, ma visto che ora mi ci avete fatto fare mente locale..."». Angelo Bottini esce sul piazzale vicino all'Arco di Tlto. Si rallegra per le parole di saluto e benvenuto che gli sono state indirizzate nelle mozioni dei dipendenti riuniti in assemblea. «Sono stati corretti», commenta. Poi, quando gli si ricorda il Palatino proprio di fronte con tutte le sue ferite, sfodera un po' di buonumore: «Oh, a quello - dice - ci penserà Adriano La Regina, visto che ci abita proprio di fronte...». La mente del sovrintendente è ancora sospesa tra Firenze, dove lascia vacante il suo posto di soprintendente archeologico, e Roma, dove è appena arrivato. «A Firenze c'era già una reggente facenti le veci, la dottoressa Cianferoni - spiega -. Ma il posto di sovrintendente archeologico è destinato probabilmente a restare vacante per un po'. Perché? Perché gli archeologi della mia generazione, io sono del '49, non hanno dietro di sé una nuova leva pronta a subentrare. Il ministero non indice concorsi per archeologi dal 1997. Otto anni sono tanti. Troppi. E allora ciò che si sta verificando con me riguarderà purtroppo anche tanti altri. Faccio solo tre esempi di colleghi in età da pensione: Santoni soprintendente a Cagliari, Lattanzi a Reggio Calabria, Nicosia a Sassari... Sono i primi tre nomi che mi vengono in mente. Vanno in pensione. E dietro di loro c'è il vuoto. E' un problema gravissimo, che dovrebbe essere affrontato al più presto...» È un modo, il suo, per alludere anche a La Regina. «Con Adriano ho appena fatto un giro, un giro normale... - aggiunge Bottini, imbarazzato -. Urgenze? Intanto c'è già un budget steso da lui e approvato. Per cominciare a pensare al mio avrò ancora bisogno di un po' di tempo, ho appena avviato la ricognizione, conto ovviamente sui funzionari che conosco come validi». Bottini saluta e e ne va. Qualche minuto dopo scende Adriano La Regina. Borsa di cuoio, loden verde, sguardo triste. «Cosa farò? Ora devo pensare per un po' ai problemi miei...», taglia corto il «Professore». C'è un appello che protestando contro il suo pensionamento chiede a Storace, Veltroni e Gasbarra di far sì che «le sue competenze e qualità intellettuali continuino ad essere una risorsa al servizio della città di Roma e della Regione Lazio». Lo firmano la presidentessa di Italia Nostra, Desideria Pasolini Dall'Onda, la Soprintendente archeologica di Ostia Antica Anna Zevi Gallina, il presidente dell'associazione Bianchi Bandinelli, Giuseppe Chiarante. Con tanti altri. Dalla Regione esce intanto una lettera che La Regina aveva mandato a inizio dicembre al presidente del consiglio regionale. Protestava contro la revisione della legge del '98 sulle procedure per le concessioni edilizie. «Così si riduce la possibilità dell'emissione del parere scientifico specifico...». E stata una delle sue ultime proteste.
Paura di privatizzazioni? Non sono previste
Angelo Bottini, il nuovo titolare dell'archeologia romana, ha fatto un primo sopralluogo al Palatino e ha iniziato il passaggio di consegne con il suo predecessore Adriano La Regina. La sede storica della Soprintendenza archeologica di Roma è stata descritta come abbandonata, ma Bottini ha incontrato La Regina e ha ascoltato le sue preoccupazioni sulla situazione. La Regina ha espresso preoccupazioni sulla privatizzazione dell'istituzione e sulla possibilità di un'occupazione dei dipendenti. Bottini ha affermato che le fondazioni non sono un argomento di agenda e ha chiesto di non sollevare un gran polverone.
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