Nessuno (e niente) è perfetto, si sa. Nemmeno quella «British Way» spesso indicata a modello quando si vogliono mettere in luce tutte le carenze nella gestione dei beni artistici in Italia. Eppure, quasi per una sorta di legge del contrappasso, proprio un capolavoro del Rinascimento veneziano, la «Diana e Atteone» del Tiziano, sembra ora svelare tutte (o quasi) le pecche del sistema inglese. Messo all'asta dal suo proprietario, il duca di Sutherland, il quadro è stato acquistato dalla National Gallery di Londra per 50 milioni di sterline. Il dipinto rientra nella lista dei 1.500 capolavori di Stato censiti nell'elenco a suo tempo stilato dal Tesoro (tra questi i Marmi Elgin, ovvero del Partenone, e la Stele di Rosetta) e se non lo fosse stato sarebbe stato certo meno facile utilizzare i fondi a disposizione del museo per gli acquisti straordinari. E forse Diana e Atteone sarebbero potuti fuggire, come era stato temuto, ben lontani dal Regno Unito. Ma il presidente dell'English Heritage ha definito il sistema di calcolo utilizzato dal Tesoro (in qualche modo lo stesso utilizzato per pensioni e azioni) un «totale nonsenso», tanto da aver scelto di escludere (volontariamente) un tesoro come Stonehenge (più di un milione di visitatori all'anno), che in quella lista sarebbe stato oltretutto confinato nel settore «arredamento e altro» e che se venduto ai privati, come ammesso candidamente dallo stesso direttore, avrebbe sicuramente ricavato molto, molto di più. Meglio allora un sistema più assistenzialista all'italiana che mette sotto lo stesso ombrello statale musei e siti archeologici come il Colosseo (5 milioni di visitatori all'anno) o Pompei (2 milioni e trecentomila) ben sapendo di non poterli gestire adeguatamente? Forse la risposta sta ancora una volta nella scelta di dare (finalmente) spazio ai privati. Gli stessi che, d'altra parte, stanno ora raccogliendo fondi per salvare la «Bambina con colomba» di Picasso per quasi quarant'anni esposta proprio in quella stessa National Gallery che ora non ha più soldi da spendere. Dopo averli spesi (tutti o quasi) per salvare Tiziano.