Finanziamenti negati. Emeroteca Tucci in crisi dopo 104 anni di attività Non c'è più un euro per l'Emeroteca Tucci. Per la prima volta in 104 anni, non si rilegano più quotidiani e periodici per metterli nei chilometri di scaffali zeppi di carta stampata. Le due collaboratrici, laureate ed esperte in archivistica bibliotecaria, sono state licenziate. Eppure l'emeroteca, dichiarata nel 1999 dal ministero per i Beni culturali «di notevole interesse storico», è tuttora oggetto di una legge regionale di tutela e finanziamento. Enoteca o emeroteca? Nessuna esitazione nella scelta di assegnare l'unico finanziamento regionale (150 mila euro) sopravvissuto all'abolizione dei molti considerati «a pioggia». Potete ovviamente indovinare da soli il finale. Nell'emeroteca intitolata al fondatore Vincenzo Tucci, il presidente-direttore Salvatore Maffei sottolinea con amarezza che, per la prima volta in 104 anni, non si rilegano più quotidiani e periodici per metterli nei chilometri di scaffali zeppi di carta stampata, dove però non c'è neanche una bottiglia di vino, neanche quello prodotto in Irpinia. Non c'è più un euro per conservare giornali, periodici, libri, anche antichissimi, e collezioni che attirano studiosi da tutto il mondo. Le due collaboratrici laureate ed esperte in archivistica bibliotecaria sono state licenziate. Per fortuna le Poste italiane, oltre a ospitare l'imponente raccolta nel palazzo di piazza Matteotti, assicurano con loro personale la consultazione agli studiosi, mantenendo così una civile tradizione culturale che non è fatta solo di francobolli. Eppure l'emeroteca, dichiarata nel 1999 dal ministero per i Beni culturali «di notevole interesse storico», è tuttora oggetto di una legge regionale di tutela e finanziamento, numero 12 del 16 giugno 1996. Mai abrogata. È bastato non finanziarla per ottenere lo stesso effetto, anche in assenza di più attraenti alternative vinicole. La Regione Campania non è sola in queste preferenze. Infatti nella schiera di quanti mostrano di non conoscere il valore di un simile patrimonio storico e culturale si sono affrettati a entrare anche gli attuali amministratori di Napoli, i quali (non avendo peraltro l'alternativa enologica) hanno scelto anche in questo caso di «scassare», come da vincente programma elettorale. Il modesto contributo comunale di 10 mila euro annui stabilito dal sindaco Rosa Iervolino è stato dimezzato, e tale sgradevole comunicazione è giunta dopo la richiesta (partita dall'Ufficio servizio relazioni istituzionali gabinetto del sindaco) di ripetere la complessa e costosa documentazione, come se non si sapesse che cosa è una emeroteca (che abbiano pensato a una enoteca...?) e neanche che quella di Napoli sta lì da oltre un secolo. Il Comune di Napoli ha pagato solo a settembre 2010 la somma stanziata nel luglio 2007; per i contributi in bilancio nei tre anni successivi bisognerà aspettare, se tutto va bene, altri tre anni. Però non sono mai mancati gli impegni solenni, espressi di solito all'indomani di ogni autorevole visita al secondo piano del gran Palazzo delle Poste. Si cominciò nel1'81, quando l'allora ministro per i Beni culturali Vincenzo Scotti incaricò il direttore generale Sisinni di realizzare un programma di microfilmature del patrimonio della Tucci; anche la direttrice dell'Istituto patologia del Libro, De Franco, confermò l'urgenza di conservare per sempre opere uniche e rare. Niente di fatto. Nel 2000 (30 settembre) il Consiglio comunale di Napoli all'unanimità ripropose la microfilmatura, l'anno dopo l'ingegnere Gerardo Ruggiero coordinatore del Dipartimento informatico comunale consegnò il progetto, prevedendo un costo di 165 mila euro. Come non detto. Sollecitato energicamente dalla consigliera Luisa Bossa (Pd), il vicepresidente della Giunta regionale, Antonio Valiante (Pd), visitò l'emeroteca, parlò di «vergogna» e promise il finanziamento, ma da assessore al Bilancio, dimenticò subito entrambi. Era il 2005. In quello stesso anno l'onorevole Stefano Caldoro, viceministro di Letizia Moratti nel governo Berlusconi, intimò: «La Regione rifinanzi subito l'emeroteca con la legge 1296». Lo stesso Stefano Caldoro, divenuto presidente della Regione, è in preda ad amnesia. Nel 2009: appello del senatore Pd Fulvio Tessitore, interrogazione della senatrice Pdl Diana de Feo che raccoglie ben 57 firme di parlamentari, immediata risposta dell'allora ministro ai Beni culturali Sandro Bondi che auspica, sollecita, annuncia invio di funzionari, riscuote magnificenti titoli sui giornali. Null'altro. Il record forse lo ha battuto l'onorevole Luigi Cesaro, il quale nella sua campagna elettorale (marzo 2009) per la presidenza della Provincia di Napoli propose solennemente un patto a tutti i candidati «per il ripristino dell'annuale contributo economico che, dal lontano 1915 e per oltre settanta anni la Provincia di Napoli ha garantito all'Emeroteca Tucci...». Appena diventato presidente, il deputato berlusconiano ha subito dimenticato che la Provincia ha cessato il finanziamento dal 2008. La scheda I «tesori» della struttura Le collezioni di quotidiani e riviste sono 9.450, raccolte in duecentomila volumi; 36 mila i libri, con alcuni preziosi incunaboli (dal 1485) e un notevole numero di Cinquecentine e Seicentine; sul Futurismo la raccolta è fra le più ricche con oltre 100 manifesti e tutti i libri di Filippo Tommaso Marinetti anche nelle edizioni estere. Duecento titoli sono «esclusivi», ovvero mancano in tutte le altre biblioteche del mondo. Oltre duecento l'anno le tesi di laurea compilate da studenti non solo italiani, con ricerche nell'emeroteca. A Parigi l'esposizione di giornali francesi con i racconti di viaggio poi raccolte in libri da autori come Louis Felix Bourquelot, Marc Monnier, Guillaume de Lavergne, Paul Edme de Musset (fratello del più famoso poeta e romanziere Alfred). A Pavia l'esposizione di riviste con saggi e articoli su Giorgio Kienerk (1886-1948) che per 30 anni fu direttore e docente della «Civica scuola di pittura» della città, e conquistò grande notorietà attraversando vari stili dal simbolismo al divisionismo, alla grafica liberty.
I giornali non si conservano più
L'Emeroteca Tucci, un'istituzione culturale di Napoli, è stata colpita da una grave crisi finanziaria. Non c'è più un euro per conservare giornali, periodici, libri e collezioni rare. Le due collaboratrici laureate e esperte in archivistica bibliotecaria sono state licenziate. L'emeroteca, dichiarata di notevole interesse storico nel 1999, è tuttora oggetto di una legge regionale di tutela e finanziamento, ma non riceve più finanziamenti. La Regione Campania ha scelto di non finanziare l'emeroteca, preferendo spendere il denaro per la produzione di vino. Il Comune di Napoli ha anche dimezzato il contributo economico annuale. L'emeroteca ha una raccolta di 9.
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