I tempi Recupero concluso nel 2010; negli anni successivi soltanto interventi di «ritocco» Aperte ieri interamente al pubblico per la prima volta, dopo due annidi restauri ed altrettanti di attesa, le Terme Stabiane rischiano di passare nella stessa giornata dai fasti dell'inaugurazione al disonore del «brogliaccio» delle segnalazioni dei custodi degli Scavi. Che ieri, proprio mentre giornalisti, scolaresche francesi e frotte cosmopolite di turisti affollavano incantati i meravigliosi locali in cui le donne dell'antica Roma si dedicavano alla cura del corpo, hanno notato delle brutte lesioni su uno dei pilastri che sostiene il pesante cancello di ferro delle Terme. «E inconcepibile - si dicevano i due custodi assegnati ieri alla sorveglianza delle Terme - che abbiano restaurato murature, coperture, stucchi e pitture, e nessuno si sia occupato di quel pilastro che re :4; e il cancello. Queste lesioni vanno segnalate subito, prima che si trasformino in uno dei crolli che purtroppo, quotidianamente, ci troviamo a scoprire». Si addensano le prime nubi, dunque, sull'apertura del più antico complesso balneare pubblico della città romana, che, dopo l'ormai eterna stagione dei crolli e subito prima della svolta epocale del I problemi Personale insufficiente difficile garantire l'accesso al pubblico in via definitiva Grande Progetto Pompei, voleva raccontare gli Scavi che nel silenzio delle cronache vengono curati, salvati e restituiti a nuova vita. Inaugurate simbolicamente 1'8 marzo - la sezione femminile dello stabilimento non era stata finora mai visi-tabile, le donne ieri, per decisione del ministero dei Beni culturali entravano gratis in tutti i luoghi dell'arte e della cultura italiana - le Terme sono state oggetto di un progetto di restauro, curato dall'archeologa Marisa Mastroroberto e dal direttore dei lavori Luigi D'Amora della Soprintendenza, iniziato nel 2008 e terminato nel novembre del 2010, e finanziato con mezzo milione di euro dal ministero dei Beni Culturali. E dal 2010 al 2012? «Mancavano dei ritocchi alla facciata», risponde il direttore degli Scavi Antonio Varone. Due anni di restauro e altrettanti soltanto per dei ritocchi? «A novembre 2010 c'è stato il crollo della Schola Armaturarum che ha determinato un brusco cambiamento nella scala delle priorità del sito. E poi, diciamo anche che non c'era il personale per tenerle aperte. Quella dei custodi - continuaVarone - è un'altra delle emergenze di Pompei: sono 160, divisi ogni giorno su cinque turni di lavoro. Cinque andranno in pensione ad aprile, altrettanti a luglio. Noi vorremmo tenere aperte tutte le case ma senza personale di custodia è impossibile: ci accontentiamo di fare delle aperture a rotazione, in modo da permettere che ogni casa possa essere vista e spingere i visitatori a passare più di una giornata agli Scavi». E il rammarico e le perplessità dell'archeologo diventano un vero e proprio grido d'allarme nelle parole dei custodi secondo i quali, con l'organico attuale, sarà difficile assicurare che le Terme Stabiane aperte ieri per la prima volta possano essere regolarmente visitabili. «Ci vorrebbero i 500 custodi dei ministeri Spadolini e Scotti, invece ad ognuno di noi tocca da sorvegliare un'area pari a quella che all'epoca si spartivano in quattro. Oggi due di noi - raccontano i dipendenti - sono qui alle Terme Stabiane, ma questo comporta che a presidiare alcune importanti Domus è rimasta una sola persona, invece che una per ogni casa». A Pompei sono arrivati archeologi, architetti e funzionari, nessun ministro fino ad ora ha ritenuto di dover rinforzare il personale di custodia. «Ma come si può pensare che siamo in numero sufficiente: sulla carta siamo 160, ma tolti i permessi per 104, le ferie, le malattie, ad ogni turno di lavoro siamo ormai pochissimi. Ed è a causa del personale ridotto - concludono i custodi - che delle 54 Domus accessibili, alcune sono visitabfli esclusivamente su prenotazione altre soltanto a rotazione»