Un «j'accuse» articolato, basato su norme urbanistiche disattese, calcoli sull'edificabilità e annotazioni varie. Sono 24 pagine scritte da Maria Letizia Panajotti, l'architetto anima della sezione padovana di Italia Nostra. In fondo una richiesta, secca il Comune annulli la delibera che approva il progetto di riqualificazione dei Musei Civici degli Eremitani. Una rivoluzione, con tanto di copertura in vetro del chiostro degli Albini, che costerà quasi 5 milioni di euro. Il fiore all'occhiello dell'assessore alla Cultura del Comune di Padova Andrea Colasio prevede anche la trasformazione del chiostro maggiore in un lapidario, due nuove strutture da poggiare nell'area retrostante, quella degli orti, per didattica e caffetteria, il recupero degli scantinati. Un progetto bipartisan: 3 milioni li mette la Regione (sono fondi europei),1,1 la fondazione Cariparo, 450 mila euro le casse padovane. Il messaggio di Panajotti è semplice: per dirla alla Bartali, «L'è tutto sbagliato, l'è tutto da rifare». «Sia chiaro: siamo favorevolissimi alla sistemazione del Museo. Ma bisogna rispettare regole urbanistiche, vincoli e natura della zona - spiega l'architetto - Bisogna recuperare la piazza davanti il complesso, in altre parole il progetto va ripensato per intero». Ci sono poi una serie di problematiche procedurali che Panajotti usa come leva per scardinare l'intero progetto. Un numero ritorna due volte, il 42. E' il decreto legge del 2004 che approva il «Codice dei beni culturali e del paesaggio» e vincola l'intera zona. «Solo su una parte del progetto la Soprintendenza ha dato il nulla osta - spiega l'architetto - sul resto solo pareri, a volte contradditori, non vincolanti». Come il 5 gennaio del 2012, a proposito dell' autorizzazione paesaggistica», quando la Sopraintendenza ai Beni Architettonici afferma come «le opere in progetto risultano essere solo in parte compatibili con l'interesse paesaggistico del sito». E, sempre nello stesso parere, poco oltre, si spiega come «il progetto non affronta la ricomposizione morfo-tipologica del rapporto chiesa convento (una buona parte fu demolita nel 1965, ndr)». C'è poi l'altro 42: il numero dell'articolo delle norme tecniche attuative del Piano Regolatore vigente che recita: «La formazione di nuovi volumi può essere consentita solo se finalizzata al recupero edilizio o al riordino urbanistico degli immobili». Ecco quindi il cuore della protesta di Italia Nostra: il progetto dovrebbe far rivivere l'antica forma dell'area, non scardinarla ancora di più. Nel documento si mettono in dubbio anche i conteggi sui metri cubi («non viene conteggiata la copertura del chiostro degli Albini e già dai conti presentati si evince un indice di edificazione superiore a quanto consentito»). Una copertura, quella del chiostro degli Albini, per Panajotti impossibile, visto che l'area è protetta anche da una specifica normativa regionale. Il Piano Territoriale Regionale di Coordinamento, adottato il 17 febbraio del 2009, vieta «l'alterazione significativa di valori architettonici, costruttivi e tipologici» di aree culturali, fra le quali è compreso anche il museo, «fino all'adeguamento degli strumenti di pianificazione comunale». «A Padova non è ancora stata fatto - conclude Panajotti - come la mettiamo?».