Il crocifisso c'è. Che sia poi quello di Michelangelo starà agli esperti stabilirlo. Ieri, dal caveau di una banca sammarinese, l'opera è stata riportata alla luce (e subito sequestrata) IL «CROCIFISSO di Michelangelo» è apparso di nuovo dentro una scatola di legno rivestita di velluto cremisi. E' rimasto al buio per quasi tre anni, chiuso in una cassetta di sicurezza della «Euro Commercial Bank» di Domagnano. Era in un piccolo contenitore metallico intestato a Hugo Giorgio Balestrieri, amico del Conte Ugolini (il più noto proprietario che lo ha tenuto per anni) e del suo erede Angelo Boccardelli finito nei guai per una storia di ville e di 'ndrangheta. Balestieri per salvare l'opera l'ha fatta sparire: fino a oggi. Lo hanno visto di nuovo ieri mattina l'avvocato Ciabattoni e il giudice Rita Vannucci. Hanno sceso le scale che portano al caveau di sicurezza verso le 12.15 e sono risaliti all'una e mezza. Poi un'altra ora per stilare i verbali e un appuntamento segnato sull'agenda: ci si rivede martedì 13 marzo per inventariare il contenuto della cassetta. UN PRIMO punto fermo nella storia itricata che ha per protagonista questa piccola meraviglia conosciuta dagli esperti come «Codice Michelangelo». Al centro di intrighi e soprattutto con un «gemello» illustre ed imbarazzante: il Crocifisso ligneo attribuito a Michelangelo e acquistato dal Ministro Bon-di per 3 milioni e 200 mila euro da un antiquario torinese. Un'opera oggi in odore di «sospetto» con la ridda di voci e veleni che ne consegue. E per un'operra in declino, un'altra che torna in auge dal buio di un caveau di San Marino. «FINALMENTE spiega Rita Vannucci abbiamo una certezza: dentro questa cassetta intestata a Giorgio Balestrieri esiste una stauetta di legno delle stesse dimensioni di quella attribuita a Michelangelo. Abbiamo trovato anche un testamento olografo del conte Ugolini che lascia tutto a Boccardelli. Adesso dovremo procedere in due modi: primo verificare la paternità dell'opera e poi capire anche la sua provenienza». Per questo dovranno essere nominati due periti ai quali sarà affidato il compito di studiare il Crocifisso. «Ho già pronto il nome spiega l'avvocato Francesco Ciabattoni il nostro esperto sarà padre Heinrich Pfeiffer, docente di Arte Sacra all'Università Gregoriana di Roma». Una mattina riscaldata dal sole scivola via fuori dalla banca moderna dalle grandi finestre a vetri. Dentro il lavoro di giudici e periti mentre entra anche qualche cliente per bonifici, ritiro del Bancomat, assegni.. Una mattina normale. Che però ha un protagonista inatteso: il «Cristo di Michelangelo». «E' bello, bellissimo e regala un'emozione fortissima racconta Francesco Ciabattoni a chi lo vede. Sono riuscito anche a sfiorarlo: è anche più perfetto di quanto appaia in foto. Un vero capolavoro. Sono contento di sapere che c'è, che esiste, che è qui. Adesso speriamo che possa tornare presto ad essere ammirato da studiosi e appassionati». PER IL MOMENTO la cassetta con tutto quello che contiene (Crocifisso compreso) è sotto sequestro dell'autorità giudiziaria di San Marino. Fuori due gendarmi armati aspettano la fine dell'operazione. Nel frattempo a New York riusciamo a contattare Hugo Giorgio Balestieri che si sfoga e commenta: «La scultura deve essere messa in sicurezza nella Repubblica di San Marino, la Repubblica più Antica del Mondo. E deve restare a disposizione di studiosi e non di mercanti d'arte».
SAN MARINO - Il Cristo attribuito a Michelangelo torna alla luce dopo tre anni
Il crocifisso attribuito a Michelangelo è stato ritrovato in un caveau di una banca di San Marino. L'opera era stata nascosta per quasi tre anni e fu sequestrata. I giudici e gli esperti hanno iniziato a studiare l'opera e hanno trovato un testamento che lascia tutto a un erede. Il Crocifisso è stato trovato in una cassetta di sicurezza intestata a un amico del conte Ugolini, che lo aveva nascosto per salvare l'opera. I periti dovranno studiare l'opera per verificare la sua paternità e provenienza.
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