Le chiese lesionate dalle scosse. Nonostante la richiesta dello stato di calamità dal governo nessuna disponibilità ad aprire i cordoni della borsa Governo Monti pronto a tassare gli immobili della Chiesa, ovviamente quelli ad uso commerciale ma non altrettanto celere nel restituire qualcosa, neppure alle chiese lesionate dalle scosse di terremoto del 25 e 27 gennaio. Che nella diocesi di Cremona sono ben 47, alcune delle quali, come il duomo di Casalmaggiore, ancora chiuse. All'indomani del terremoto, don Achille Bonazzi, delegato regionale per i beni culturali ecclesiastici aveva fatto l'elenco una sorta di bollettino di guerra: in città san Sigismondo, san Vincenzo, santa Lucia e Boschetto ed aveva chiesto, naturalmente al o- verno, che dichiarasse lo 'stato di calamità'. Con l'appoggio del governatore della Lombardia, Roberto Formigoni, e di quello dell'Emilia Romagna, Vasco Errani. Unico modo per ottenere qualche fondo, almeno per permettere la messa in sicurezza degli edifici interessati dalle scosse che si erano succedute. Le diplomazie hanno lavorato, in queste settimane. Lo stesso don Bonazzi è corso a Roma, dove ha incontrato il sottosegretario ai beni culturali Roberto Cecchi, un 'tecnico' che ben conosce la situazione di Cremona. «Ha ascoltato con interesse e ha preso nota» ha assicurato don Bonazzi. Ma al momento buono, uello cioè di aprire i cordoni, l'esponente del governo ha detto niet'. Tradotto vuol dire: parrocchie cremonesi pensateci voi, fedeli siate genero- si ed evitate così che le chiese restino ferite. Don Bonazzi prevedeva questa risposta ma tornato a casa, e dopo un ulteriore sopralluogo, si è messo in contatto con la Soprintendenza di Brescia perché torni nuovamente alla carica e sensibilizzi chi di dovere. Nello stesso tempo ha sollecitato i diversi parroci perché completino le relazioni sui danni a suo tempo chieste. Don Bonazzi non dispera che, avvicinandosi il .periodo pasquale, qualcosa si possa smuovere e che venga scalfita la granitica decisione romana di non sganciare un euro. Don Bonazzi ricorda che nella maggiorparte dei casi «i danni hanno riguardato l'apertura o la riapertura delle fessurazioni, con conseguente caduta di calcinacci ed intonaci». Si sono salvati, miracolosamente, Duomo e Torrazzo altrimenti i problemi sarebbero stati ben più pesanti. Ora si sta valutando m quale modo coinvolgere i fedeli, che di richiestali contributi, in questo tempo di Quaresima ne hanno ricevute tante. «Ma che non devono dimenticare conclude don Bonazzi il patrimonio artistico delle loro chiese».