Continuano gli annunci circa linizio tra qualche mese del megascavo per la doppia galleria di 7.5 chilometri: un lavoro che rischia seriamente di non essere mai concluso per i possibili disastri legati alloperazione, analizzati in uno studio di tre anni e che adesso è diventato un libro, «TAV sotto Firenze: Impatti, Problemi, Disastri, Affari e lAlternativa Possibile», uscito a fine 2011 per leditore Alinea. Con le operazioni di scavo si avvia in pratica una sperimentazione in progress pericolosissima, perché ad alto rischio di effetti di crollo, alluvione, dissesto, inquinamento, congestione. Le più grandi obiezioni sollevate da analisti ed esperti riguardano il «rischio di stravolgimenti» dellassetto idrogeologico sotterraneo specie in prossimità dell intersezione con le falde, con problemi tuttora affatto risolti, specie quando ci sarà da «intubare e sifonare» uno dei più grossi torrenti del sistema Arno, il Mugnone. Il rischio di danni e crolli è legato alle caratteristiche dei suoli, con granulometrie assai variabili e alla quantità di volume di terra sotterranea spostata e «persa». Questo investe direttamente parte del patrimonio artistico e sfiora lenorme dotazione del centro. Coinvolge centinaia di edifici di un patrimonio edilizio storico che subirebbe i maggiori danni legati allimpatto del cantiere dello scavo, la cui durata prevista è di circa un decennio. Altri problemi sono legati ai disagi quotidiani dovuti alla cantierizzazione, allulteriore esasperazione del traffico pesante sui già congestionati viali attorno al centro storico, alleffetto «barriera» in alcune parti della città. Impatti e rischi sono accentuati dalla presenza della nuova megastazione sotterranea ai Macelli: un progetto i cui profili tipomorfologici sono stati firmati da Norman Foster, ma che manca totalmente dellelaborato più importante: la Valutazione di Impatto Ambientale. Un problema tuttaltro che «solo procedurale»; a cui non ovviano i rapporti giustificativi dellOsservatorio Ambientale. La mancanza di VIA per la nuova stazione occulta una serie di problemi non lievi: innanzitutto la mancanza di elaborati esecutivi idonei ad essere sottoposti a verifica, quindi la mancanza, gravissima, di adeguate analisi sismologiche; ancora, il tentativo di nascondere grossi impatti, come gli inquinamenti, atmosferici, acustici e anche solidi. Oppure il rischio dell «effetto alluvione» nellarea immediatamente esterna ai cassoni che dovrebbero proteggere il «vascone» della stazione sotterranea. Altra questione non lieve - e tuttora irrisolta - è legata alla posa degli oltre 3 milioni di metri cubi di terra di scavo, spesso inquinata e alterata: sono necessarie discariche ad hoc non presenti in alcun atto; quindi ad oggi non si può scavare. Per ovviare a tutto questo lo stesso gruppo di studio «Università-tecnici locali», che ha studiato gli impatti, ha riaggiornato il passaggio in superficie (a suo tempo abbandonato «per problemi di impatto ambientale», salvo prospettare una soluzione mille volte più impattante): con due binari AV aggiuntivi e risolto il problema della capacità di superficie e delle interferenze. Il vero problema di tale soluzione è che costa poco: circa un decimo dei tre miliardi di euro previsti per il sottoattraversamento, unistanza perfettamente in linea con la gestione dellattuale crisi, ma che evidentemente la governance toscana non può accettare. Lautore è coordinatore della ricerca sugli impatti del sottoattraversamento Tav