DOPO ben 40 anni, primato italiano di durata nella medesima struttura, "Lady Uffizi" saluta e se ne va. Se l'Italia sa far senza la direttrice del suo museo più antico (i Medici aprono la Tribuna nel 1591) e più frequentato (un milione e mezzo di visitatori l'anno), gli Stati Uniti sono pronti a soffiarne al Belpaese le capacità e l'esperienza: «Compio 67 anni il 24 gennaio», dice Anna Maria Petrioli Tofani, «e non farò nessuna festa; dal giorno dopo, lavorerò, gratis e come volontaria, al Gabinetto dei Disegni, dove c'è ancora tanto da schedare; e, da settembre, andrò a Washington: un contratto, per adesso un anno e poi vedremo, al Centro di Studi avanzati della National Gallery; mi daranno l'ufficio e una segretaria: non ci sono abituata». Insomma, un altro capitolo della "fuga di cervelli"; anche se, stavolta, non imberbi. "Lady Uffizi" la chiamano anche "Sua Scomodità": non le ha mai mandate a dire, e non lo fa nemmeno adesso. «D'estate avevo chiesto al Ministero di restare fino ai 70 anni. Non m'hanno neppure riposto, come usa tra persone ben educate. L'altro giorno, l'Ufficio pensioni di Firenze m'ha detto che una fonte certa, nulla di scritto, ha confermato il mio pensionamento. Quanto mi daranno? Dopo 40 anni, dal 1987 direttore generale della Galleria più prestigiosa nel nostro Paese, duemila euro al mese. Io non ho figli, e mi bastano; ma se fosse l'unico stipendio che entra in casa, e magari avessi due figli, non saprei come campare». Se ne va senza aver visto l'ampliamento della "sua" Galleria: «Se ne parla dal 1950; io ho steso un progetto nell'89: approvato. Poi, una commissione nominata da Antonio Paolucci quand'era ministro, formata da dirigenti e docenti nessuno dei quali aveva lavorato un solo giorno in un museo, l'ha stroncato, però senza redigerne uno nuovo; l'allora direttore generale Roberto Cecchi ne ha stilato un altro, che in buona parte ripete il mio; tra breve faranno la gara d'appalto. Quando si finirà? Non lo so: io vado in pensione». Le brucia la burocrazia: «Non dare autonomia a un museo come gli Uffizi, significa non farlo fruttare quanto potrebbe, e impedirgli di essere competitivo rispetto agli altri grandi musei del mondo. Non c'è nemmeno una pianta organica: la mattina, si vede quanti custodi sono al lavoro, e si decide quali sale aprire e quali invece tener chiuse». "Sua Scomodità" non ha rapporti facili con i superiori; epiche le liti con Antonio Paolucci. Entrambi anche candidati al consiglio comunale di Firenze: lei per l'allora Psi, e lui (poi, ministro nel governo Dini) con la Dc; «ma lui, è stato anche eletto». Il giorno peggiore della direttrice è, logicamente, quello della bomba del 1993; si ricorda che strappò un permesso di Paolucci a un mio fotografo, e poi lo riscrisse lei stessa? «Io badavo alla sicurezza del museo, lui ai rapporti con la stampa». E ancora: «Io Vengo dal museo, lui dal territorio; siamo diversi in tutto; io fin troppo diretta, lui invece non si capisce mai che cosa pensa». Ma se questo Stato così ingeneroso le regalasse un dipinto degli Uffizi, quale mai sceglierebbe? «Nessuno: perché ognuno di loro, stando qui, aumenta di senso e significato. E' un valore aggiunto che deriva dal contesto e dalla storia». Ma ce ne sarà pure uno preferito, no? «E' una scelta molto sofisticata la Madonna dal collo lungo di Parmigianino»; forse perché Giotto, Botticelli, Caravaggio, Tiziano e compagnia dipingente, per non dire di Duccio e Martini, Masolino e Paolo Uccello, le sembrano un po' troppo alla portata di tutti. Il Ministero ormai «talora pare non esistere più»; per anni «ho dovuto tenere a interim la direzione del Gabinetto dei Disegni, il massimo in Italia e uno dei quattro maggiori al mondo, per evitare che Roma mi mandasse chi non ne capiva nulla»; «la burocrazia va forse bene per gli uffici postali, ma certo non per la cultura». «La commissione per l'ampliamento, aveva deciso di svuotare il corridoio vasariano dei dipinti esposti, renderlo un passaggio tra gli Uffizi e Pitti; 700 metri senza uscite di sicurezza: ma dotavamo i visitatori di paracadute e salvagente?»; ora hanno creato il Polo museale (diretto da Paolucci): «Una perdita secca, vera follia». Se ne va, e agli Uffizi, per sei mesi all'anno, le code dei visitatori durano anche delle ore; «si discute in che modo proteggere il David, esposto nelle Gallerie dell'Accademia, e si lascia all'aperto il Perseo di Cellini, esposto a ogni intemperia»; «in che Paese siamo, se in mezzo secolo non si riesce ad ampliare la massima Galleria?». Oggi gli Uffìzi espongono 800 dei 1.500 autoritratti che possiedono (è la più vasta collezione al mondo), e 400 opere d'arte delle 5.000 che detengono", «1.200 in tutto: si potrebbe arrivare a duemila senza che la qualità ne scapiti»; una mostra per Natale espone dei "mai visti": anche autori e dipinti di prima grandezza, «io me ne vado: buona fortuna a tutti».
Lady Uffizi lascia e va in Usa: La burocrazia uccide la cultura
Anna Maria Petrioli Tofani, direttrice del Museo degli Uffizi, ha deciso di andare in pensione dopo 40 anni di servizio. Ha lavorato gratis come volontaria al Gabinetto dei Disegni e ha ricevuto un contratto per lavorare al Centro di Studi avanzati della National Gallery a Washington. La direttrice ha espresso la sua rabbia per la burocrazia e la mancanza di autonomia nel gestire il museo. Ha anche parlato della sua opposizione al progetto di ampliamento del museo, che ha avuto luogo senza la sua partecipazione. La direttrice ha anche espresso la sua ammirazione per la collezione di dipinti degli Uffizi e ha parlato della sua decisione di andare in pensione senza aver visto l'ampliamento del museo.
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