Siracusa. Un anno fa, esattamente un anno fa, avevamo lanciato da qui un'altra denuncia su una montagna di quattrini europei non spesi. Erano quelli di due piani, POIn e PAIn, acronimi di Programma operativo interregionale e Programma attuativo interregionale: i Poin destinati alle quattro regioni ex obiettivo 1 o aree convergenza del Sud Italia (Sicilia, Calabria, Puglia e Campania) i Pain allargati, oltre a queste quattro, anche alle regioni uscite dai programmi di sostegno, cioè Molise, Abruzzo, Basilicata e Sardegna. Una montagnola di soldi, in tutto 2 miliardi, di cui 1030 miliardi nel Poin, 970 nel Pain, collocati dall'Unione Europea in quei fondi con l'obiettivo preciso ed inequivocabile di farli utilizzare per progetti ed iniziative, possibilmente ben coordinate nelle aree limitrofe e che presentavano evidenti analogie, che facessero da attrattori per il turismo. Una miniera di denaro in contante che sarebbero dovuti finire direttamente nelle casse di quelle Regioni, o di quelle aree, che avevano i prerequisiti per potersi candidare ad avere quote di finanziamenti da quei programmi operativi. E i prerequisiti erano, e sarebbero ancora, la presenza di beni architettonici e culturali, appunto, da valorizzare, su cui e attorno ai quali lavorare e progettare per far arrivare i turisti. L'Ue, verso cui si possono muovere talvolta giustificate critiche, ma che, certamente, è un'istituzione che lavora con strategie precise e finalizzate a costruire progetti per ottenere risultati concreti, aveva voluto rovesciare quei 2 miliardi in quei piani esclusivamente destinati alle aree più ricche di beni culturali, non nel gran calderone nei vari Pon e Por. L'Italia, però, e le sue regioni culla di cultura e sogni di turismo, non sono riuscite a vedere un euro di quei 2 miliardi. Perché? Siamo tornati a farcelo spiegare dal presidente della Provincia di Siracusa, Nicola Bono. «Una tragedia questa dei fondi per gli attrattori culturali, una autentica tragedia. Sono passati, dal momento in cui l'Ue ha varato i progetti e ci ha messo i fondi, più di cinque anni, e non è stato possibile investire un euro. Il tempo è passato tra la creazione di strutture che dovevano gestire i fondi e coordinare gli interventi, cabine di regia interregionali, poi centrali uniche regionali, il tutto senza che partisse un bando, senza che anche le idee che qualcuno aveva messo in campo, avviando anche progetti concreti, potessero essere messe in moto. Niente, non c'è stato modo di sbloccare gli ingranaggi». In Italia, naturalmente, è andata così, perché nelle altre regioni dell'Ue che presentavano le caratteristiche richieste dai piani operativi, buona parte dei fondi a disposizione sono stati investiti, con i conseguenti positivi ritorno economici. Qui nulla, nonostante, come detto, si fosse attivata la provincia di Siracusa e con il coordinamento dell'Unione Province italiane, avesse già messo in cantiere un'idea. Una buona idea. «Era quella di costituire l'associazione delle province del Sud Italia che hanno siti Unesco, dodici province in tutto che si sarebbero messe in rete, che avrebbero creato progetti comuni per arricchire l'offerta per i turisti, per non fare fermare ad un solo luogo i viaggi culturali. Una autentica rete a sostegno dell'intero tessuto economico e di tutte le attività che vi gravitano attorno e dentro». Ma Bono, e i suoi colleghi, hanno solo perduto tempo tra una riunione e l'altra, prima a Napoli, poi a Palermo, quindi a Roma. Si sono spesi soltanto spiccioli sino ad oggi, e quasi esclusivamente, spiega ancora Bono, per completare il finanziamento di altri progetti, che non avevano nulla a che fare con la mission di questi piani. Ma, davvero, non si riesce nemmeno a dire che i soldi qualcuno se li sia fregati, che siano stati utilizzati male. Niente, sono rimasti congelati. Ma non tutti, però. «Il Pain - racconta Bono - è scomparso, è stato inghiottito forse dalla crisi, e con il Pain non si hanno più notizie dei 930 milioni che c'erano in cassaforte. Nel frattempo, però, dopo che il ministro Fitto aveva cercato di riaffrontare la problematica del Piano rimasto ai blocchi di partenza, il governo è cambiato e l'attuale esecutivo ha deciso di riportare a Roma il centro di coordinamento dei fondi. Come ha fatto, del resto, per tutti gli altri piani operativi, considerata la difficoltà evidente che è stata mostrata sia a livello nazionale che a livello regionale sino ad oggi per impegnare queste somme». Insomma siamo all'anno zero, in qualche caso anche sottozero e diventa una pura follia dire che da queste parti la cultura non riesce ad essere attrattiva per il comparto turistico perché non si investe adeguatamente. Non si investe quasi per niente, piuttosto, anche i soldi che ci sono. Ma che ci sia un deficit culturale generalizzato non solo in Sicilia e non solo nelle regioni del Sud, ma in tutta Italia, emerge anche da un altro particolare che racconta Nicola Bono. «Si parla di affidare ai privati la gestione dei beni culturali, dei musei, delle aree archeologiche, come fosse una novità. Vorrei ricordare che quando ero sottosegretario ai Beni culturali nel governo Berlusconi, con Urbani ministro, feci approvare il Codice sui beni culturali che prevedeva esattamente una gestione affidata a privati, naturalmente soggetti capaci di garantire standard di alto profilo, quindi fondazioni, associazioni culturali e enti privati con riconosciute competenze. Bene, a distanza di sette anni dall'approvazione di quel Codice non è stato mai emesso un solo decreto di affidamento per una seria gestione privata di aree culturali, di musei, di monumenti. Tutto quel che si riesce a fare è dare in gestione caffetterie, ristoranti, bar, biglietterie. Eppure si era capito già da allora che il ricorso a fondi privati, a energie e risorse che arrivassero dal mercato avrebbero consentito di migliorare gli standard di gestione e, quindi, anche la capacità di far crescere l'offerta per migliorare la forza di attrazione». Ma non se n'è fatto nulla, e così i nostri beni culturali restano senza il becco di un quattrino. Non quelli privati, tenuti a debita distanza, non quelli pubblici, per cui non si è riusciti ad elaborare un bando che cominciasse a mettere in giro quei 500 milioni circa dei 2 miliardi che, a conti fatti, sarebbero potuti arrivare proprio in Sicilia. il progetto europeo Il Programma Operativo Interregionale "Attrattori culturali, naturali e turismo" (POIn Turismo), intendeva promuovere e sostenere lo sviluppo economico e sociale delle Regioni dell'Obiettivo Convergenza (Calabria, Campania, Puglia, Sicilia) attraverso un'azione di sistema a scala interregionale e la piena integrazione di competenze finalizzate a rendere le risorse culturali e naturali di eccellenza fattore di competitività e di attrattività decisivo sul mercato turistico internazionale. Il POIn Turismo, spiegava l'Ue, aveva l'obiettivo di determinare le condizioni per aumentare l'attrattività turistica territoriale e creare opportunità di crescita e occupazione fondate sulla valorizzazione delle risorse culturali, naturali e sul pieno sviluppo delle potenzialità turistiche del territorio, attraverso interventi tesi al rafforzamento ed alla qualificazione delle infrastrutture e dei servizi per la fruizione del patrimonio culturale, ambientale e paesaggistico, nonché delle strutture e dei servizi di ricettività e di accoglienza secondo i più elevati standard internazionali di riferimento. La strategia del POIn Turismo era basata sulla concentrazione delle risorse in Poli di eccellenza (Baia di Napoli, Campania - Gargano, Puglia - Salento, Puglia - Alberi Bianchi, Calabria - Montagne Blu, Calabria - Sicilia Greca, Sicilia - Sicani e degli Elimi, Sicilia - Dalla Valle dei Templi alla Villa Romana, Sicilia ) e Reti Interregionali di offerta (Gli Approdi Turistici del Mediterraneo - In vacanza tra Parchi e Riserve Naturali - La Rete dei Siti Unesco - Viaggio tra le identità culturali, le arti e le tradizioni popolari - Il "Grand Tour": sulle orme delle civiltà antiche del Mediterraneo). 07032012
La Sicilia
7 Marzo 2012
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Andrea Lodato
La Sicilia
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