"Lalta velocità tra Torino e Milano è uno scempio, uno dei punti più bassi dellingegneria" "Felice di essere qui, Torino è un modello di gestione del patrimonio culturale" Luca Rinaldi, architetto milanese dalle radici piemontesi, è il nuovo soprintendente ai Beni architettonici e paesaggistici di Torino e delle province di Asti, Cuneo, Biella e Vercelli. Appena nominato, rileva lufficio guidato come reggente da Luisa Papotti, che resta soprintendente per il Piemonte Orientale. Rinaldi ha già annunciato quali saranno le sue priorità: il restauro della cupola guariniana del Duomo e la tutela del territorio e del suo paesaggio. Luca Rinaldi, 54 anni, architetto, milanese con salde radici piemontesi, è il nuovo soprintendente per i beni architettonici e paesaggistici di Torino e delle province di Asti, Cuneo, Biella e Vercelli. Sostituisce Luisa Papotti, che deteneva quellincarico come reggente e resta titolare a Novara. Rinaldi, che prenderà servizio dopodomani, dopo la firma negli uffici del direttore regionale Mario Turetta, arriva dalla soprintendenza di Trieste, cui era stato assegnato nel 2009, per inattesa decisione - prima era a Brescia e Mantova - del ministro Bondi. Vincitore di un ricorso - era stato retrocesso da una sede più prestigiosa, ad altra minore - approda ora sotto la Mole. Soprintendente Rinaldi, soddisfatto della nomina torinese? «Sì, anche perché Torino ha saputo fare molto e oggi è un modello per la gestione dei beni culturali. Mi ricordo quando da bambino ci venivo con i genitori: cerano lEgizio, il Valentino, il Borgo Medievale e poco altro. Oggi è una delle città più visitate, si pensi alla Reggia di Venaria. Da milanese sono un po invidioso». Per quale motivo? «La Grande Brera non è mai partita, la Reggia di Monza è ancora in alto mare e potrei farle altri esempi. Mi piace ora lidea di continuare a Torino il lavoro positivo intrapreso da predecessori come Lino Malara e Liliana Pittarello». Da dove partirà? «Dalla Cappella della Sindone, che ho visitato ancora integra da turista e poi, dopo lincendio, sui ponteggi in compagnia dellallora direttrice dei lavori Mirella Macera. È un restauro complesso, che mi incuriosisce e presto ripartirà. Il vero problema è rappresentato dal rivestimento della cupola di Guarini, un tema che mi interessa, anche perché mi sono occupato in particolare di restauro e cantieri. Mi piacerebbe creare un dibattito sulle metodologie di intervento nel settore, coinvolgendo lUniversità e il Centro di Restauro di Venaria». Unaltra priorità? «Guardi, il territorio. Non sono solo i monumenti ad avere bisogno di tutela: penso allo scempio che è stato fatto con lalta velocità tra Torino e Milano, cancellando la percezione del paesaggio. È uno spettacolo per me doloroso, uno dei punti più bassi nel campo dellingegneria delle infrastrutture. Pur di non vedere quel disastro, preferisco percorrere in auto la Alessandria-Asti». Si può ancora fare qualcosa per salvare il paesaggio? «Certo siamo arrivati tardi, molti danni sono già stati fatti, ma ne abbiamo anche evitati di peggiori. Oggi però tutti concordano che le grandi opere devono essere progettate considerando gli effetti sul paesaggio, anche a partire dallesperienza maturata negli uffici del nostro ministero». Si riusciranno a mettere in rete le residenze sabaude? «Laltro giorno sono stato al Castello di Aglié, ero lunico visitatore: così non va. È importante creare una rete tra le regge, abbinando alle visite unofferta più ampia, che inviti a una permanenza nei siti di qualche giorno. A Torino e in Piemonte ci sono le risorse per riuscire a realizzare anche questo intento».