Anche Renato Guttuso non seppe resistere alla tentazione di ritrarre l'Anfiteatro Flavio, e un'immagine di questo prezioso capolavoro appare nel volume "II Colosseo. Un simbolo della coscienza europea", che Cosmopoli ha pubblicato per il gruppo bancario Capitalia, con i testi di Cesare de Seta. Cesare Geronzi, presidente di Capitalia, sottolinea che "nella vita di Roma, la secolare assimilazione del Colosseo al paesaggio e alla quotidianità ha forse finito per attenuarne il carattere di assoluta eccezionaiità storica e architettonica", e ricorda che "nella sua 'grandezza' il Colosseo simbolicamente racchiude l'inestimabile ricchezza che Roma ha lasciato all'umanità intera; un patrimonio culturale che ha elementi esclusivi e universali". Geronzi spiega anche il ruolo svoltò nel tempo dal gruppo bancario nella tutela del monumento: "Quando nel 1992 Banca dì Roma decise di mettere a disposizione le risorse per avviare un ampio restauro del Colosseo, fu mossa da due motivazioni. La prima risiedeva nell'intenzione di identificare il senso e il valore della Banca in una struttura legata alla società, capace di rispondere ai bisogni materiali e culturali di uri territorio, di una 'comunità' di riferimento. La seconda ragione nasceva dalla consapevolezza che nella società dell'informazione e della conoscenza, sempre più segnata e complicata dagli sviluppi della tecnologia, il nuovo sapere, se ambisce a non essere effimero, deve fondarsi sulla salvaguardia e la valorizzazione di quello antico. Oggi queste motivazioni possono legittimamente radicarsi nel concetto più ampio di responsabilità sociale dell'impresa moderna". E Adriano La Regina, ancora nel ruolo di soprintendente per i beni archeologici di Roma, afferma che "l'atto liberale con cui la Banca di Roma anni addietro destinò al Colosseo ingenti risorse per assicurarne la migliore agibilità e una più sicura sopravvivenza nei tempi a venire ha sanato, tra l'altro, alcune gravi lacune conoscitive che avevano sempre reso difficile la scelta di provvedimenti intesi alla sua conservazione. Per quanto possa sembrare strano, infatti, il monumento più visitato, più amato e più rappresentato da viaggiatori e da artisti che in ogni tempo hanno compiuto a Roma il loro pellegrinaggio nella storia, per tanti aspetti era anche il meno esplorato. Non erano stati sufficientemente individuati i rischi derivanti dalle sue condizioni mutate nel tempo, dalia situazione idrogeologica, dai materiali sottoposti a tensioni esasperate, dai variati equilibri statici, dal depauperamento architettonico, dal decadimento della pietra, dei mattoni, delle malte per vetustà, per terremoti, incendi o per altre forme di danneggiamelo dovute alla natura o all'uomo. L'anfiteatro era inoltre poco conosciuto anche in una serie notevole di aspetti tecnici e storici, relativi alle caratteristiche costruttive, alle fasi edilizie, alle attrezzature meccaniche e al funzionamento degli apparati scenici". De Seta accompagna il lettore tra gli splendori dei giochi gladiatori, le cacce alle fiere, la Roma pagana e quella cristiana, i saccheggi e i movimenti tellurici, in un percorso plurimillenario che non poteva dimenticare i fasti del Gran Tour (oggetto di tanti studi), il progetto di Domenico Fontana per la trasformazione del monumento in opificio della lana, quello di Carlo Fontana per una chiesa da erigere nel Colosseo, e una curiosa, indispensabile nota: "II Colosseo, che ha pianta ovale, viene rappresentato a lungo di forma circolare: dal sigillo di Federico I detto il Barbarossa alla trecentesca mappa di Fra' Paolino da Venezia francescano dell'ordine dei minori, il Colosseo è un cerchio o meglio assume la forma di un volume cilindrico a cui si giunge seguendo l'acquedotto neroniano da Porta Maggiore".