La mano sul fuoco, sugli scavi tra via Trieste, via Gozzi e via Valeri, la mette il professor Renzo Antonelli, docente di Idrogeologia al Bo: «Una volta stabilito che nell'area non s'in-teverrà con il pompaggio, mi sento di escludere che la deviazione della falda possa determinare dei problemi per la Cappella degli Scrovegni. Anzi, il Piovego dovrebbe avere una funzione di stabilizzazione dell'intero sistema». Musica per le orecchie di Luisa Boldrin, che rappresenta l'amministrazione di Palazzo Moroni alla conferenza stampa nel cantiere del Ppl. «Il Comune - argomenta l'assessore ai Lavori pubblici - segue molto da vicino le vicende di quest'area che verrà trasformata in maniera assai significativa. Verranno messi a disposizione della città numerosi posti auto, che insieme a quelli dell'ex-Cledca daranno una risposta definitiva al fabbisogno di sosta in centro». Tra l'altro sarà proprio a carico di Palazzo Moroni metà del costo della bonifica (affidata a NestAmbiente (società del gruppo AcegasAps), stimato in 9 milioni. Con la Boldrin, attorno al tavolo, siedono il capogruppo del Pd Gianni Berno e le consigliere comunali Cristina Toso e Paola Lincetto. Il vicesindaco (e assessore all'Urbanistica), Ivo Rossi, appare e torna subito in ufficio.Nella fase di avvio di cantiere i tecnici si sono occupati soprattutto della collocazione del diaframma, lungo il perimetro dell'area (quasi 900 metri, spinti fino a 24-27 metri di profondità), per realizzare la chiusura completa della pertinenza, e dell'intervento di bonifica. «Bisogna tener conto del fatto - puntualizza l'ingegner Stefano Avezzù, della direzione lavori Opere ambientali - che si tratta della bonifica dell'ex-Officina del gas che un tempo, attraverso la distillazione del carbone, garantiva l'illuminazione pubblica alla città. Si tratta, a quanto ci consta, del primo intervento di questo genere in Italia. Ora ci concentreremo sui cataboliti del carbone. Sulla base dei sondaggi realizzati, abbiamo accertato che le contaminazioni, distribuite a macchia di leopardo, sono presenti fino a quattro metri sotto il piano di calpestio. Dovremo pertanto prelevare i terreni contaminati con sostanze odo-rigene e portarli fino al capannone, dove verrà effettuata la caratterizzazione e saranno decisi i vari smaltimenti. I terreni verranno poi recapitati agli impianti di desorbimento termico, fuori regione». La quantità di metri cubi di terreno da buttare è stata computata in 110 mila metri cubi, ai quali si aggiungeranno 40 mila metri cubi frammisti a frammenti dimattoni o calcestruzzo. «La collocazione dei diaframmi, provvisti di quattro-cinque strati impermeabili - puntualizza l'ingegner Francesco Colleselli - ci permette di evitare i pompaggi. Cosicché non si modifica il regime di falda». Per il professor Antonelli, il cui studio è stato effettuato nel 2008, «la zona esaminata è prevalentemente sabbiosa. Io stesso non credevo che fosse così ricca di sabbia satura d'acqua. L'effetto sbarramento determinato dal diaframma piazzato lungo il perimetro dell'area, che sarà oggetto di scavo, può produrre un innalzamento della falda di soli 2-3 centimetri. La presenza dei piezometri attivi ci consentirà comunque di monitorare quello che succede nel sottosuolo». I diaframmi vengono rivestiti con acqua e bentonite, una sorta di gel impermeabile. «E' quella utilizzata per le vasche-chiude Colleselli - l'acqua che qualcuno ha visto dall'alto. Finora, infatti, non è stato fatto alcuno scavo».