MASSA MARITTIMA Il Ministero promuove il restauro dell'Albero della Fecondità, l'affresco duecentesco ad una parete delle Fonti dell'Abbondanza che ritrare un albero i cui frutti sono rappresentati da falli. A questo punto (forse) è chiusa la polemica che era stata sollevata da un esposto firmato da un dirigente della lista civica Massa Comune, Gabriele Galeotti, che accusava i restauratori di aver compromesso l'autenticità dell'affresco eliminando i testicoli ad uno dei falli, oltre ad altri particolari. Una storia che aveva fatto il giro del mondo l'estate scorsa quando l'affresco era tornato visibile al pubblico e c'era stato chi si è accorto della mancanza. Nei giorni scorsi i tecnici della Sovrintendenza di Siena e Grosseto hanno compiuto un sopralluogo per determinare la correttezza dei restauri effettuata nel corso di sei anni con la consulenza dell'Opificio delle Pietre Dure di Firenze. E il responso è stato in difesa delle metodologie usate e dei materiali impiegati: «Non si hanno particolari obiezioni da sollevare» dicono i tecnici nel loro rapporto. Ma nessuno che abbia saputo spiegare dove siano finiti quegli attributi che prima tutti vedevano e che ora invece non si vedono più.
MASSA MARITTIMA - Affresco "censurato" per il ministero tutto ok
MASSA MARITTIMA Il Ministero promuove il restauro dell'Albero della Fecondità, l'affresco duecentesco ad una parete delle Fonti dell'Abbondanza che ritrare un albero i cui frutti sono rappresentati da falli. A questo punto (forse) è chiusa la polemica che era stata sollevata da un esposto firmato da un dirigente della lista civica Massa Comune, Gabriele Galeotti, che accusava i restauratori di aver compromesso l'autenticità dell'affresco eliminando i testicoli ad uno dei falli, oltre ad altri particolari. Una storia che aveva fatto il giro del mondo l'estate scorsa quando l'affresco era tornato visibile al pubblico e c'era stato chi si è accorto della mancanza. Nei giorni scorsi i tecnici della Sovrintendenza di Siena e Grosseto hanno compiuto un sopralluogo per determinare la correttezza dei restauri effettuata nel corso di sei anni con la consulenza dell'Opificio delle Pietre Dure di Firenze. E il responso è stato in difesa delle metodologie usate e dei materiali impiegati: Non si hanno particolari obiezioni da sollevare dicono i tecnici nel loro rapporto. Ma nessuno che abbia saputo spiegare dove siano finiti quegli attributi che prima tutti vedevano e che ora invece non si vedono più.
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