Parla Alessandro Marri che, nel 1994, pianificò il primo recupero della cinta «Niente caffetteria e ascensore demolito: così si possono trovare i soldi» I fondi del monte Si sono persi per le troppe lungaggini burocratiche e per i no della Soprintendenza ora però i finanziatori ci possono essere la gestione dell'area Serve un'opera come a Lucca, ma che sia snella e legata al Comune, altrimenti rischia di essere il solito inutile carrozzone GROSSETO Grosseto è una delle poche città italiane a poter vantare una cinta muraria praticamente integra, un esagono perfetto. Le altre sono la vicina Lucca, Ferrara con il suo Castello Estense, Bergamo con la meravigliosa città alta. Ma questa non è una novità. Altra cosa più o meno risaputa è che la giunta Valentini aveva già a suo tempo, stiamo parlando della prima metà degli anni novanta, messo in piedi un piano di riqualificazione delle Mura Medicee. Cosa che invece sembra proprio non sapere nessuno è come questo complesso disegno sia riuscito a divenire un aborto. Forse però, come spesso accade, i misteri che possono sembrare complessi da decifrare nascondono in sé la più chiara e semplice delle spiegazioni: un processo fatto di burocrazia, assurde lungaggini, interessi e sfumature personali e politiche. Di questi fattori le Mura non si sono fatte mancare proprio nulla, neppure la palese inadeguatezza di chi, a più riprese ed a più livelli, avrebbe potuto e dovuto salvarle. Di tutto questo abbiamo parlato con l'architetto Alessandro Marri, uno dei tre giovani professionisti cui nel 1994 era stato affidato il compito di redigere un progetto generale di coordinamento per il recupero e la valorizzazione di questo antico monumento. Architetto, partiamo dal Maiano, un vero disastro. «Al bastione del Maiano c'è stato un problema legato ad un contenzioso tra le ditte che avevano in mano il cantiere. Questo ha creato una dilatazione nei tempi e l'evaporazione dei soldi che la fondazione Monte dei paschi di Siena aveva stanziato. Un bel freno, devo dire, lo mise anche la Soprintendenza». Questa la breve storia, ma per il futuro? «Abbiamo avuto incontri di carattere operativo nel settembre scorso. Con me c'era anche l'assessore Monaci. La decisione presa fu quella di annullare la costruzione della caffetteria, che la Soprintendenza non vuole, demolire la torretta dell'ascensore e ripristinare la terrazza. Altro punto su cui ci trovammo tutti d'accordo fu quello che prevedeva la reintroduzione delle storiche cancellate a difesa dell'arco murario. Un progetto condiviso che includeva anche l'apertura del passaggio tra il Maiano e l'area del parcheggio Amiata». Bene. Ma i quattrini? «Non ci sono, questo è il punto. La cosa migliore sarebbe rendere questo progetto esecutivo e cantierabile: solo così potrà correre per aggiudicarsi finanziamenti che potrebbero, in un futuro, sbloccarsi». Qualcosa di più immediato? «Potremmo aprire, con poche migliaia di euro, il passaggio pedonale al Maiano». A Lucca le Mura sono curate da un organismo ad hoc: come vede la nascita di un Opera delle Mura di Grosseto? «Credo sia un passaggio indispensabile. A patto che questa realtà abbia una propria libertà operativa, magari grazie a contributi economici sia dei privati, sia degli enti pubblici. Altrimenti il rischio sarebbe quello di creare l'ennesimo carrozzone inutile, una scatola vuota». Ci sarebbe da gestire il rapporto con il Comune. «Naturalmente l'Amministrazione dovrebbe avere un filo diretto con l'Opera delle Mura e magari farne parte». Passiamo al Cassero senese ed alla Fortezza: il primo fu restaurato nei primi cinque anni dell'ottanta, la seconda tra il 96 e il 2000. Oggi però non sono messi affatto bene «Perché un luogo lo devi vivere: nel restauro della Fortezza, tra le varie cose, avevamo previsto la nascita di un piccolo bar nella piazzetta che ospita il pozzo. Non è mai stato aperto né mai è stato fatto un bando. Questo, me lo lasci dire, per motivi a dir poco discutibili. Un presidio, lì, avrebbe senza dubbio tutelato il bastione dal degrado. Il fatto è che a Grosseto, purtroppo, manca una classe dirigente ed un'adeguata comunicazione tra i vari uffici ed assessorati. E guardi, non è un discorso politico o legato solo al presente». A pochi metri da dove avevate pensato di far nascere il bar vi sono le casette cinquecentesche. «Dovevano essere spazi espositivi e sale conferenze da 99 posti. Certo, per un periodo quei locali sono stati utili all'università, ma oggi occorre ripensare alla loro gestione: magari la sala potrebbe essere messa a disposizione della nascente Opera delle Mura di Grosseto. Sia ben chiaro, lì non c'è da spendere milioni, con qualche migliaio di euro si può sistemare tutto. Però deve essere presidiato, vissuto: avevamo installato 16 telecamere a circuito chiuso, sono state tutte distrutte perché non c'era nessuno che controllasse, neppure il guardiano. Comunque, cerchiamo di guardare avanti e rendere finalmente fruibile questo enorme patrimonio».