levasione fiscale non è uguale per tutti La cultura rappresenta un bene enorme e indispensabile, solo con adeguate politiche culturali ci si può salvare dallaridità del presente. La nostra storia, il nostro passato e il presente con il futuro, tutto ciò che è cultura, può rappresentare per noi lunica possibilità per riprendere la crescita. Riuscire, però, a coniugare le attività del mondo dellimpresa con quelle legate alla cultura non è di certo cosa facile. Occorre innanzitutto aver la consapevolezza piena del ruolo e delle prospettive di reddito e di crescita occupazionale che le attività culturali possono avere per lo sviluppo dellimpresa per la conseguente crescita del territorio e dunque della ricchezza che può venir generata al di fuori delle tradizionali attività manifatturiere e commerciali. È di questi giorni il risultato di una recente ricerca pubblicata da Civita che evidenzia che a Napoli 4 imprese su 100 si occupano di cultura, arte e creatività, a dispetto di quanto accade in altre città dItalia che vedono questa percentuale salire alla quota del 56. Una condizione, dunque, non esageratamente negativa, che va ascritta a merito della nostra gran quantità di siti turistici che attirano visitatori. Il problema è: quali attività culturali, non solo turistiche, si possono immaginare per rilanciare Napoli? I diversi linguaggi, i pregiudizi e le diffidenze verso gli investimenti in cultura animano da troppo tempo il dibattito tra impresa e cultura, che a lungo hanno viaggiato su binari diversi. È necessario dunque scardinare questo falso mito che soffoca anche ogni nuova attività posta in essere. Cultura e impresa nella nostra regione devono trovare il modo di riuscire a dimostrare che insieme possono costruire qualcosa. Finita la stagione dei grandi eventi, i ridimensionamenti degli investimenti per il Forum delle culture, il Festival del Teatro, il Premio Napoli, per le attività museali del Madre, del Pan e del Museo Civico, si sono automaticamente ridotte le aspettative di interessanti ritorni economici. Tutto ci appare ristrutturato e con scarse prospettive. È vero che la stagione dei "giacimenti culturali" è più che tramontata, ma la ricchezza nel nostro territorio non può esserci data dal solo sfruttamento di ipotetiche politiche per il turismo, deve potersi imporre come capacità di "saper fare", di conoscenza dinamica e generativa quale mezzo di promozione dapprima sociale, poi culturale e dunque economica. Si continua a ritenere che la cultura debba considerare limprenditoria come una sorta di elemosiniere, mentre si tratta di un settore che deve essere tenuto in qualche modo in vita, e non per alimentare qualche buon discorso da salotto, ma per creare ricchezza, attrarre investimenti creare posti di lavoro. In questi mesi in molte città del Nord Italia si comincia a parlare finanche di "imprenditori di ripiego". Si parla, cioè, di giovani che non trovando un posto di lavoro, cominciano a dedicarsi a valorizzare le proprie idee creando nuove imprese e per questo creando vitalità sul territorio. Che cosa pensa di fare la nostra politica locale per incentivare almeno questo genere di nuove imprese e consentire a tutti i cittadini di riappropriarsi del loro patrimonio di storia, cultura e tradizione? Il futuro è nella capacità di spezzare lassedio ponendo al centro la produzione culturale, sapendo che solo negli studi matura il rispetto per quei beni ma anche il desiderio di rendere pienamente partecipi gli altri. Non più orde disordinate di visitatori mordi-e-fuggi, ma lettori, spettatori, ascoltatori, allievi delle proprie scoperte e delle proprie passioni. Levasione fiscale a Napoli non si può combattere con le stesse armi utilizzate a Cortina e a Madonna di Campiglio. I controlli a tappeto della Guardia di Finanza nel territorio campano hanno suscitato meno clamore di quanto ci si sarebbe aspettato. Al Nord la presenza di un finanziere in divisa triplica il fatturato medio in bar, ristoranti e negozi. Da noi viene fuori che molti ambulanti che vendono frutta e verdura, concretamente, non possono rilasciare scontrini. Sì, perché nemmeno posseggono il registratore di cassa. Evasori totali, si chiamerebbero. Uso il condizionale perché si deve evitare lipocrisia. La legge non è uguale per tutti, non può esserlo anche se lo è. Levasore totale è chi mette in moto meccanismi fraudolenti per sottrarre migliaia, milioni di euro al fisco. Il povero cristo che, per sbarcare il lunario, compra al mercato un po di generi alimentari e li rivende girando per la città col cosiddetto "treruote" è un "evasore a responsabilità limitata", come direbbe Totò. Ironia a parte, è vero che le regole vanno rispettate, ci mancherebbe altro. Ma decidere la repressione fiscale con tolleranza zero in tutte le Napoli del mondo ha, come sempre, un risvolto politico e sociale. In Italia, ormai, sono in crisi tutti. Professionisti, commercianti, artigiani e imprenditori. E la crisi non deve essere un alibi, anzi unautorizzazione a evadere le imposte. Nel marketing, nella politica di prezzo, si parla di "scrematura". Ecco, la lotta allevasione deve scremare, almeno a Napoli. Proprietari di immobili, di auto e imbarcazioni di lusso che dichiarano mille euro allanno (o anche zero); imprenditori che corrispondono ai dipendenti uno stipendio di trecento euro al mese ma poi vanno in vacanza alle Maldive in villaggi all inclusive; organizzatori di truffe colossali alle assicurazioni che fanno lievitare il costo della polizza Rc auto e poi nemmeno dichiarano in Unico le parcelle a quattro zeri: questi sono i personaggi da colpire in prima battuta. Per questo non cè fiducia nelle istituzioni. Dimentichi di dire al datore di lavoro che tua moglie o tuo figlio hanno iniziato a lavorare? Qualche anno dopo ti arriva una cartella di Equitalia con un migliaio di euro da pagare. "Detrazione non spettante", si chiama. Tutto giusto, tutto previsto dalle norme. Ma lo stesso automatismo sarebbe auspicabile per il titolare del negozio di abbigliamento di lusso in centro che gira nellultimo modello Suv e poi non batte uno scontrino nemmeno se gli prometti un premio. La normalizzazione fiscale dei napoletani, se vuole provare a essere convincente, deve far passare attraverso il setaccio gli evasori più grossi e grassi. Preciso che non è affatto in discussione la lotta alla criminalità, e quindi sono da lodare gli interventi legislativi sul limite allutilizzo del contante. Giorni fa, ero negli uffici postali di via Baku per ritirare una raccomandata (ah, i postini che non recapitano le raccomandate! Ma questa è unaltra storia). Ho ascoltato una conversazione surreale tra due loschi individui in fila. Si lamentavano che il concessionario si era rifiutato di vendere lauto dietro pagamento di undicimila euro in contanti. "E io come faccio? Il conto corrente non ce lho e nemmeno lo posso aprire". Da qualche mese anche lacquisto di una Panda costituirà un problema per i soliti noti che quotidianamente incassano migliaia di euro con attività illecite. Perfetto. Poi, certo, anche lambulante deve fare il suo dovere di contribuente.
la Repubblica
6 Marzo 2012
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DI
Diego Guida
la Repubblica
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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