Sandrina Bandera Soprintendente e direttore della Pinacoteca di Brera Progetti di ampliamento rimasti sulla carta e una cronica mancanza di fondi frenano lo sviluppo della Pinacoteca. Che però potrebbe farcela grazie ad autonomia, mostre e restauri Si può ripartire se si accorpano il Cenacolo e Brera dotandoli di autonomia finanziaria e si recupera subito Palazzo Citterio aprendolo al pubblico Il problema Pinacoteca di Brera costituisce una delle ombre irrisolte degli ultimi cinquant'anni. Dopo essersi gloriosamente risollevata dalla distruzione dell'ultima guerra mondiale, ed essere stata riaperta al pubblico nel 1950 con una spesa di 5o milioni di lire coperta dallo Stato, la Pinacoteca di Brera iniziò il suo declino negli anni Settanta. Già allora si alzò il grido drammatico dei soprintendenti Gian Alberto Dell'Acqua e Franco Russoli che denunciarono l'inadeguatezza dei finanziamenti statali, la totale assenza di aiuti perla manutenzione delle strutture dell'intero Palazzo di Brera, le carenze del personale e, in particolare, gli spazi inadeguati alle necessità di un museo moderno. Per ovviare alla tale situazione venne acquistato per circa un miliardo e 148 milioni di lire il Palazzo Citterio, a pochi metri dal Palazzo di Brera, lungo la stessa via, costituito da un edificio con due grandi accessi, piano terra e due piani ruotanti intorno a un patio, oltre al quale si profila l'Orto Botanico del Piermarini, cioè l'ala estrema dello stesso Palazzo di Brera. Acquistato nel 1972 dal Demanio, Palazzo Citterio venne dapprima ceduto alla Soprintendenza per i Beni architettonici, poi, nel 1974, venne riconsegnato al Demanio che lo trasferì alla Soprintendenza alle Gallerie. Alcuni anni or-sono, il palazzo fu riconsegnato con un semplice atto interno alla Soprintendenza per i Beni architettonici, affinché per specifica competenza si occupasse delle continue opere di manutenzione architettoniche richieste dal mancato uso. Per interessamento degli Amici di Brera con finanziamenti della Fondazione Sanpaolo ne fu progettata la ristrutturazione, secondo un disegno molto impegnativo di James Stirling Michael Wilford and Associates, che non fu realizzato, se non per pochissimi, seppure non secondari, interventi eseguiti alle fondazioni. Ora giova ricordare che la collezione Jesi - che qualifica la Pinacoteca di Brera con opere importantissime del XX secolo (da Boccioni a De Pisis passando per Medardo Rosso, Modigliani, Morandi, eccetera) donate nel 1975-76 ed esposte in modo completo nel 2003 - proviene proprio da Palazzo Citterio. Nel 2008 venne bandita una gara per l'attuazione del progetto cosiddetto «Brera in Brera», limitata al solo Palazzo di Brera, vinta da Mario Bellini e Associati, basato sul trasferimento dell'Accademia di Belle Arti e sull'allargamento della Pinacoteca di Brera per aumentare gli spazi espositivi e poter allestire le circa 800 opere non esposte. Ma una volta espletata la gara, sono emersi due fatti: la mancanza dei finanziamenti e la consapevolezza che il trasferimento dell'Accademia non poteva essere un atto automatico. Questa storia di progetti non realizzati ha influito grandemente sull'immagine del museo e sul numero dei visitatori che è sempre stato molto scarso. Dal 2005 al 2008 è rimasto stabile intorno ai 203mila. Solo in occasione del Bicentenario di Brera (2009), grazie a una politica di mostre continue e nonostante il necessario raddoppio della tassa d'ingresso, il pubblico è aumentato del 50, a dimostrazione che una "resurrezione" di Brera è possibile. E si è notato che appena le attività espositive e le iniziative didattiche si interrompono, le sale di Brera tornano a essere luoghi silenziosi dove per molte ore rimbombano solo i passi dei conservatori e del personale di vigilanza. Nel 2009, invece, si è toccato un picco di visitatori con 336mila entrate, per arrivare all'assestamento intorno ai 286mila nel 2010. Nello scorso anno il trend è stato in leggero calo, con 277mi1a visitatori. La crescita del pubblico ha favorito in maniera esponenziale anche l'aumento delle collezioni con alcune acquisizioni, tra il 2008 e il 2011, attraverso doni e acquisizioni: 150 autoritratti d'artista dalla collezione Zavattini, due Spinello Aretino, un dipinto di Luca Carlevarijs, l'Ofelia di Arturo Martini, un San Giovanni del Maestro della Pala Sforzesca, un acquerello di Severini, una tavola del Maestro di Pratovecchio, un ritratto di Carlo Innocenzo Carloni, i 72 "tarocchi Sola Busca", un dipinto di Previati, una scultura di Vela, un ritratto di Tallone. Sono pervenuti 250mila euro dal Comune di Milano e 30mila dagli Amici di Brera per migliorare l'illuminazione interna, così come il Comune insieme ad A2A si è fatto carico di una nuova illuminazione del Cortile d'Onore. I numeri del bilancio offrono comunque spunti per una riflessione più ampia, poiché il problema non è solo quello di aumentare i visitatori, ma soprattutto quello di trovare quanto serve per sostenere i costi di un museo falcidiato da fardelli pesantissimi. Basti citare le spese annue di utenze per la climatizzazione, pari a un milione 200mila euro, per non parlare di quelle necessarie alla manutenzione degli impianti (climatizzazione, sicurezza, eccetera) per circa 400mila euro. Come sanno bene i tecnici, Brera non dispone di un bilancio autonomo e le entrate vengono versate nel bilancio dello Stato (ministero delle Finanze), il quale dovrebbe farsi carico del mantenimento della Pinacoteca. Così nel 2010 sono stati trasmessi 654mi1a euro come proventi della biglietteria, 161mila euro derivati dall'utile dei servizi (visite guidate, audioguide, bookshop), e 148mila euro provenienti da canoni vari di concessione. Con tutto ciò nel 2011, a fronte della richiesta avanzata dalla Soprintendenza di 1.394.000 milioni, il Ministero ha stanziato 590mila euro. A ciò si deve aggiungere lo stanziamento annuo del personale che per la sola Pinacoteca è più di 4 milioni di euro, a carico diretto del ministero delle Finanze e provenienti dalla fiscalità pubblica. La situazione economica del museo è quindi di un continuo disavanzo, che si è accumulato negli anni: al termine del 2010 era di 987.907 euro che si è sommato a quello dell'anno precedente di 217.254 euro. Un benefico stanziamento ministeriale pervenuto a novembre 2011 di circa 550mila euro ha sanato parzialmente la situazione, ma l'importo concesso dal Ministero relativo al nuovo progetto di gestione 2012 sarà di 400mila euro. La Soprintendenza continua a operare nell'incertezza del finanziamento statale perla gestione, mentre perla programmazione culturale l'affidamento al concessionario apre, per fortuna, un fronte di possibilità per una costruttiva programmazione di mostre che potrebbe essere incisiva e dinamica se non si creassero blocchi dovuti alla mancanza di spazio e derivati da aspetti amministrativi che ne ostacolano la concreta realizzazione, a detrimento dell'immagine del museo e con un calo immediato dei visitatori. C'è una via d'uscita a tutto ciò? Sì, ci sarebbe. L'incertezza finanziaria potrebbe essere colmata dalla costituzione di un Polo museale con il Cenacolo, l'altro museo statale presente a Milano, che per la sua particolare costituzione e per il tipo di servizio offerto (rotazione dei visitatori ogni quarto d'ora, pochi addetti alla vigilanza e prenotazioni al completo senza soluzione di continuità tutto l'anno), gode di un florido bilancio in attivo, senza necessità di realizzare mostre, attività didattica e conferenze. La creazione di un Polo museale garantirebbe quell'autonomia finanziaria così necessaria allo sviluppo della Pinacoteca di Brera. In secondo luogo, sarebbe necessario ristrutturare subito Palazzo Citterio, che è vuoto e totalmente inutilizzato, per insediarvi attività non previste nel progetto «Brera in Brera» (nella prospettiva che si possa realizzare) ed esporre opere dei depositi, le collezioni del XX secolo (Iesi, Vitali e Zavattini) e la Biblioteca della Soprintendenza. Le collezioni troverebbero spazio adatto nel grandioso e luminoso ultimo piano di Citterio, mentre il fondo librario sarebbe perfetto nei due enormi ambienti interrati. Il primo piano di Citterio potrebbe poi essere dedicato alle esposizioni temporanee, che sono vitali per il museo, e potrebbe accogliere una parte degli uffici della Soprintendenza. Il piano terra potrebbe essere destinato a bookshop e a ristorante, mentre gli scavi già esistenti potrebbero accogliere spazi per conferenze e proiezioni, con un ingresso autonomo. Servirebbero tra i 12 milioni (per il restauro minimale) e i 20 milioni di euro (per gli allestimenti funzionali), che potrebbero essere richiesti anche a finanziatori privati. Quanto ai tempi, tutto potrebbe essere concluso in tre anni. Il recupero di Palazzo Citterio sarebbe comunque solo un inizio. Non possiamo tacere la necessità di risanare i lunghi e fatiscenti corridoi di Brera, di riqualificarne tutto il pian terreno, di restaurare la collezione storica dei gessi dell'Accademia di Belle Arti (moralmente appartenenti alla città), di creare un ascensore per accedere ai saloni napoleonici della Pinacoteca, di restaurare la chiesa di Santa Maria di Brera, di recuperare l'Orto Botanico. La resurrezione di Brera passa da qui.
il Sole 24 Ore
4 Marzo 2012
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Un Polo anche per Brera
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Sandrina Bandera
il Sole 24 Ore
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