Giuliana Ericani Direttrice dei Musei Civici di Bassano del Grappa Le raccolte civiche vengono vissute come proprie dai cittadini, ma per renderle appetibili servono nuove esposizioni e nuove tecnologie Bassano del Grappa è nota in Italia per aver aggiunto, dopo la Prima guerra mondiale, al suo nome di origine romana quello del monte che la domina, sacro alla Patria, nome talvolta confuso con quel bianco distillato amato dagli Alpini che ricostruirono nel 1946 uno dei pochi ponti in legno in Europa, tirato da Palladio nel 1570 tra le due rive della Brenta e ricostruito più volte «com'era dov'era». Bassano è nota nella museografia italiana per uno dei più antichi musei civici, fondato, con uno spirito ancora illuminista, nel 1829 da un grande paleontologo italiano del Settecento, bassanese, Gian Battista Brocchi. Aperto nel 1840, primo museo civico del Veneto, con il fondo Brocchi e le opere provenienti dalle chiese della città, di Jacopo Bassano principalmente, diviene, grazie a continue donazioni, la struttura complessa che è ora, Museo Biblioteca Archivio, mantenendo l'unione tra i diversi istituti della cultura com'era nell'assetto istituzionale di secondo Ottocento. Subito dopo l'apertura, e grazie a essa, arrivano le enormi donazioni dei Remondini e di Giambattista Sartori Canova, la prima costituita da 23mila opere - 8.500 stampe di collezione, 7mila stampe Remondini, 2.700 libri, 83o carte decorate, 2.265 carte, 1.200 documenti -, la seconda,1.900 disegni, la corrispondenza e gli scritti, i monocromi, modelli in terracotta e in gesso, calchi, la metà di quanto conservato nello studio romano di Antonio Canova, equamente diviso dal donatore con Possagno. Il museo cresce nel suo spirito identitario, caratteristica delle sue collezioni, legate alla storia della città, ma anche del ruolo centrale che occupa nella stessa società cittadina, dai primi dell'Ottocento a oggi. Questo legame è assicurato oggi da una delle Associazioni degli Amici dei musei più antiche e numerose d'Italia, che festeggerà i suoi 50 anni nel 2013 e dalla continuità dei doni, esposti ogni anno in Museo dalla festività patronale del 23 gennaio. Bassano è una realtà amministrativa di piccole dimensioni, ha 43mila abitanti, con un bacino di utenza di circa 120mila persone. Una realtà molto piccola per tre nuclei museali, la sede storica principale con la Pinacoteca, le sezioni archeologiche e il Gabinetto stampe e disegni, e il polo delle arti decorative con il Museo della Ceramica e il Museo Remondini in Palazzo Sturm. A questi due nuclei si va aggiungendo il nuovo Museo di Storia naturale, in costruzione, anticipato dal 2006 in una mostra permanente zoologica in un altro edificio storico oltre Brenta, Palazzo Bonaguro. In un momento di grave crisi finanziaria, nel quale il costo della cultura non è stato oggetto da parte dei governi degli ultimi anni neanche della definizione dei relativi standards, la gestione di questo patrimonio costituisce un problema che stiamo affrontando sia nella revisione dei modi della gestione sia nella quotidianità di essa. L'analisi dei risultati delle differenti azioni messe in atto negli ultimi cinque anni ci ha convinto che la politica, continua, dei piccoli passi, tutti nel segno dell'innovazione, è la politica vincente. Buona amministrazione, attenzione per il territorio, gestione professionale del patrimonio, con formazione continua del personale, varietà e innovazione delle proposte allestitive e nelle manifestazioni, nelle sponsorizzazioni e nel partenariato, nel marketing, soprattutto delle immagini, e nella comunicazione, innovazione nei sistemi di visita con l'introduzione di nuove tecnologie e interazione tra video guide e sito stanno portando a una crescita lenta ma continua nel numero dei visitatori. Particolare attenzione è stata posta nelle nuove proposte allestitive, dallo studio minimale delle luci alla revisione delle opere dai depositi per una nuova esposizione nelle sale, attuata a partire dal 2004 in Pinacoteca e nelle sezioni archeologiche, ai nuovi allestimenti, in particolare del Museo Remondini, nel 2007, e del Museo della Ceramica alla fine del 2011, con la sua titolazione al grande mecenate Giuseppe Roi, che nel 2010 vi ha destinato 585 ceramiche facendone a oggi la più grande raccolta in Italia di ceramica veneta. Questi due ultimi allestimenti risultano particolarmente gratificanti nei risultati, anche per l'attestazione di Museo dell'anno Icom nel 2010 per il Museo Remondini. l Remondini sono stati, a metà del Settecento la più grande realtà, imprenditoriale, oltre che artistica, di calcografia e tipografia esistente in Europa. La richiesta della Città di titolare a loro un museo della stampa si è posta come una sfida nel superare i problemi legati alla conservazione e alla valorizzazione del patrimonio cartaceo, sfide superate nell'allestimento, studiato congiuntamente tra il comitato tecnico e l'allestitore, con attenzioni alle luci, agli strumenti della didattica, alla piacevolezza della visita, aperta alla scoperta, al gioco e alla meraviglia - partendo dalle sagome di Luzzatti - , ma soprattutto grazie alla possibilità di ruotare i materiali, 350 fogli, due volte l'anno da parte di personale interno, professionalmente preparato. La meraviglia e una nuova scelta nell'apparato didascalico sono al centro del nuovo allestimento del Museo della Ceramica, che supera le difficoltà di visita consueta ai musei di arti decorative, nelle quali i decori, solitamente di piccole dimensioni, risultano di difficile lettura e di poco appeal per il visitatore medio. Quanto fin qui detto entra nel campo della ricerca che il museologo porta avanti per offrire un nuovo museo possibilmente a un nuovo visitatore. Tuttavia quello che nei musei deve continuare è la ricerca nei contenuti. Il lavoro dell'Istituto di ricerca per lo studio su Canova e il Neoclassicismo, comunale, e nel Comitato per l'Edizione nazionale delle opere di Antonio Canova, ministeriale, istituti che ci sono riconosciuti a livello internazionale, rappresenta parte della conoscenza dei nostri musei, da incentivare con fondi pubblici e privati.