NAPOLI - Scatta il piano per Pompei. Le domus a rischio verranno salvate e tra pochi giorni verranno fatti i primi bandi per il restauro di cinque case a rischio. Il ministro per i beni culturali, Lorenzo Ornaghi, ha annunciato che gli interventi previsti negli scavi di Pompei con i 105 milioni dell'Unione Europea «saranno conclusi auspicabilmente a fine 2015». Una pioggia di soldi che già in passato ha investito gli Scavi con i risultati che oggi sono sotto gli occhi di tutti: muri e case che crollano e grandi strutture, come la avveniristica biglietteria che non apre perché manca un tubo per collegarla al sistema di areazione. «Anche questa volta s'interverrà sugli a Pompei - spiega il presidente dell'Osservatorio patrimonio culturale, Antonio Irlando - con piani straordinari, con progetti ad effetto con la logica prevalente dello spendere tanto, in tanti interventi, per poter dire, subito, di aver salvato Pompei». La strada da seguire dovrebbe essere un'altra: «Con i soldi dell'Unione Europea, ma soprattutto con le notevoli risorse ordinarie che ammontano a circa 20 milioni all'anno, derivanti soprattutto dalla vendita dei biglietti, occorre impiantare un cantiere permanente per la conservazione integrata e sistematica dell'intera area archeologica, nel quale impegnare stabilmente le competenze di molte decine di lavoratori per la conservazione di Pompei. La storia degli ultimi decenni di Pompei è fatta di restauri compiuti con l'impegno di notevoli risorse, spalmate a pioggia su diversi ambiti e singole case della città, anche con fondi europei, ma i risultati sono state case mai aperte al pubblico nelle quali i danni derivanti da una manutenzione costante hanno vanificato i costosi e straordinari interventi di restauro». Ad esempio? «La casa del Menandro, con preziose pitture e mosaici che mostrano il degrado, anche se il restauro è stato compiuti non più tardi di sette anni fa. La casa di Giulio Polibio o quella di Cecilio Giocondo e i molti interventi su alcune insule a ridosso dell'Anfiteatro». Il problema quindi, secondo gli operatori culturali, è la gestione della conservazione degli Scavi che è da troppo tempo fuori controllo.